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Uso consapevole della rete: è possibile?

Scritto da Alessandro Pepino Il . Inserito in Vac 'e Press

cyberbullismo

In questi giorni c'è una gran discussione sull'uso della rete, bullismo, privacy etc. e naturalmente si sta insinuando nella pubblica opinione il germe pericoloso e insensato della delegittimazione dello strumento tecnologico in quanto tale. Non mi stupirei di sentire frasi del tipo "quando non c'erano tutti questi computer queste cose non succedevano!" e cose del genere.

Su questo tema ho provato a cercare con Google qualche contributo sotto la voce "uso e abuso della rete'". Mi sono fermato ai primi tre link

* http://www.adolescienza.it/abuso-di-tecnologie/

* http://www.unipd.it/ilbo/content/uso-e-abuso-della-rete

* http://www.lopinionista.it/notizia.php?id=141

Tutti e tre viaggiano sullo stesso registro: la rete é inevitabile, indispensabile ma occorre seguire, curare, prevenire etc etc

Senza alcuna pretesa di vestirmi da sociologo dei media, ruolo che non mi appartiene, ma solamente facendo ricorso ad un po’ di esperienza, mi permetto di suggerire una visione diversa che ancora non mi é sembrato di ascoltare da nessuno.

Immaginiamo di trovarci in un mondo ideale dove i Professori usano solo e-book, i ragazzi seguono in classe con i tablet e studiano a casa esclusivamente sul PC, i pubblici dipendenti gestiscono solo pratiche elettroniche etc. In questo mondo ideale quindi sia i ragazzi che i loro genitori devono usare i media per studio o per lavoro non meno di 5-6 ore al giorno; e in questo mondo, secondo voi, i nostri amici quando hanno un po’ di tempo libero, che fanno? Si mettono davanti ad una playstation, chattano su Facebook o, tanto per cambiare, leggono un bel libro cartaceo, escono con amici o vanno in palestra?

Io sono convinto che l'impiego distorto dei media é legato anche al fatto che essi sono visti più come strumento ludico e di evasione che come strumento di studio e di lavoro. Se le tecnologie ICT venissero adoperate in modo più convinto e sistematico nella scuola e nei luoghi di lavoro, alcune distorsioni probabilmente rimarrebbero ma certamente avremmo una maggiore alfabetizzazione e

consapevolezza in merito all'impiego della rete. Credo quindi che questa responsabilità gravi in gran parte sulle spalle dei docenti e dirigenti pubblici e privati i quali, invece di resistere ai processi di innovazione, se ne dovrebbero per primi fare carico avendo loro sopratutto la responsabilità di educare da un lato e governare i processi amministrativi e gestionali dall'altro.

 

Alessandro Pepino, Prof. Prof associato di Ingegneria Biomedica  della Federico II di Napoli

 

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