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L’evoluzione giuridica delle unioni civili spiegata dagli addetti ai lavori. Il convegno del 17 ottobre con Monica Cirinnà

Scritto da Valter Catalano Il . Inserito in Il Palazzo

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A poche settimane dalla celebrazione delle prime unioni civili, l’istituto di studi giuridici Militerni ha promosso un dibattito sull’evoluzione sociale della disciplina giuridica e le problematiche legate alla sua attuazione.

Il convegno si è tenuto il 17 ottobre al Palazzo Serra di Cassano di Napoli e ha avuto come protagonisti esperti del diritto come: l’avvocato Maurizio de Tilla, rappresentante della fondazione “Umberto Veronesi”; Il magistrato Raffaele Sdino; Giuseppe Amarelli, docente di diritto penale; Gennaro Carillo, docente di storia del pensiero politico. Ruolo centrale per la senatrice Monica Cirinnà, principale fautrice della legge. Ha portato, inoltre, i suoi saluti il sindaco di Napoli Luigi De Magistris.

A moderare i lavori è stato il presidente dell’istituto giuridico Lucio Militerni, che col suo intervento ha messo subito in evidenza alcune questioni cruciali sul percorso seguito su questa tematica, richiamando in particolare la sentenza della Corte Costituzionale del 2010: “la strada era già stata segnata dalla Corte Costituzionale che già nel 2010 con la famosa sentenza 138, formulava una esplicazione delle formazioni sociali nella quale si faceva riferimento alla coppia come contesto in cui si sviluppa la personalità dell’individuo. Una coppia definibile come il nucleo di persone legate da una relazione di affetto, di solidarietà, di assistenza, di partecipazione. Nella sentenza il riferimento è ai partner, non c’è alcun riferimento al sesso e noi dobbiamo far riferimento a questo nuovo concetto. Anche essendoci problemi interpretativi in relazione al diritto penale, la strada da seguire per l’applicazione indicata dalla Corte Costituzionale è la ragionevolezza.”

Il dibattito ha visto alternarsi interventi di natura tecnica e politica che hanno provato ad incentivare una riflessione sui vuoti legislativi riempiti dalla nuova legge, ma anche su quegli aspetti che tuttora rimangono scoperti. L’avvocato de Tilla, ad esempio, ha posto la sua attenzione sull’importanza, per un paese che si definisce pluralista e laico, di rispettare i diritti di tutti i suoi cittadini e ha invitato a non dimenticare che l’ampliamento dei diritti delle coppie gay non può prescindere da ulteriori passi come il riconoscimento del diritto alla genitorialità.

Nel suo intervento, il sindaco De Magistris ha voluto ricordare che questo grande risultato, seppur parziale sotto alcuni aspetti, si è ottenuto grazie all’impegno del “ mondo dell’associazionismo, dei tanti amministratoti, professionisti e cittadini che in questi anni hanno fatto delle battaglie di giustizia”. La strada da percorrere, secondo il primo cittadino, è quella in direzione di un ampliamento dei diritti “e applicare l’art. 3 della Costituzione” senza “avere il timore della Chiesa”. In particolare ha lanciato un appello rivolto alle pubbliche amministrazioni per evitare che si ripetino discriminazioni a danno dei cittadini, come è avvenuto frequentemente per le persone transessuali che in ospedali pubblici sono state ricoverate in reparti non corrispondenti alla loro identità di genere e spesso anche denigrate.

L’atteso intervento della senatrice Monica Cirinnà, si è soffermato principalmente sul tormentato percorso della legge 76/2016, soprattutto nei giorni del voto in senato. Le dinamiche più aspre sono nate proprio con gli alleati di governo del nuovo centrodestra che definisce come “la forza politica più conservatrice e più clericale che abbiamo in parlamento”. “Io li chiamo i fratelli coltelli – afferma la Cirinnà – perché di notte mi facevano ostruzionismo in commissione e di giorno partecipavano assiduamente attraverso i sottosegretari”. In questo clima, durato due anni e mezzo, ha sottolineato il ruolo fondamentale della mediazione politica “per cercare di arrivare al punto più alto possibile” e garantire un ampio quadro giuridico di riferimento alle coppie dello stesso sesso.

Infatti, è grazie a questo lungo lavoro se “oggi abbiamo il diritto delle famiglie”, un’ottica inclusiva che non guarda più ad un unico modello basato sul matrimonio uomo-donna ma che “riconosce pienamente una vita familiare alle coppie dello stesso sesso ma anche ai conviventi eterosessuali”.

Sulle unioni civili, si è spinta anche oltre: “non è la miglior legge possibile – ha affermato la senatrice – Con i numeri sufficienti in senato, avremmo fatto il matrimonio egualitario “. Obiettivo per il momento ancora lontano a causa della pesante ingerenza della Chiesa nella vita culturale e politica italiana: “Nei giorni precedenti alla votazione della legge in senato, vari senatori del Pd vennero contattati dalle curie per sapere come avrebbero votato. […] La CEI arrivò addirittura a chiedere il voto segreto al senato, trovando la ferma opposizione di Grasso”.

Infine a chiusura del suo intervento, Monica Cirinnà ha preso in esame una questione che ha suscitato aspre polemiche nell’opinione pubblica: l’eliminazione dalla norma sulle unioni civili dell’obbligo di fedeltà. Questa scelta, ha spiegato la senatrice, è nata da un ricatto politico perpetrato dall’NCD che avrebbe dato il proprio sostegno alla legge solo se i relatori avessero eliminato dal testo uno dei due seguenti riferimenti: quello alla famiglia o quello appunto alla fedeltà tra i due partner. La sua decisione di far decadere la seconda, deriva dalla convinzione che il riferimento alla famiglia doveva costituire l’ossatura della legge e la sua eliminazione avrebbe snaturato anche gli indirizzi espressi dalla Corte Europea dei Diritti Umani e dalla Corte Costituzionale. Inoltre, l’obbligo di fedeltà, ha continuato la Cirinnà, è una figura normativa, nata da un'impostazione maschilista dell’istituzione matrimoniale, che fino all’inizio agli anni ’90 è servita a giustificare la discriminatoria attenuante del delitto d’onore concessa al marito uxoricida. Attualmente lo stesso riferimento alla fedeltà negli atti processuali sta cadendo in disuso.

Dopo questo passaggio ricco di aspetti politici, il dibattito si è spostato su gli aspetti etici legati alla nuova disciplina giuridica con il contributo di Gennaro Carillo, che ha evidenziato “Il potenziale liberatorio ed emancipativo di questa legge” che pone fine alla ingiustificata “sofferenza inutile” di chi in tanti decenni ha vissuto in un clima oscurantista. Ne dà il merito soprattutto al “realismo politico” col quale la senatrice democratica “ha mediato al rialzo” in tema di diritti civili, segno che il ruolo delle donne nella politica italiana è fondamentale per portare avanti questi temi.

Giuseppe Amarelli, invece, da un punto di vista più tecnico si è espresso sulle problematiche che potrebbero emergere dall’applicazione del codice penale nelle unioni civili, in quanto “ci siano stati pochi interventi di allargamento del diritto penale alle forme more uxorio”. Tuttavia, ha ricordato, “la legge Cirinnà dà la possibilità di estendere le norme del codice penale alle unioni civili”, fatta salvo una clausola di riserva. Ma ciò non toglie che in futuro possano essere emessi ulteriori decreti per adeguare e armonizzare il quadro normativo.

Il dibattito si è concluso con un invito da parte del prof. Militerni a creare nei prossimi anni ulteriori momenti di confronto come questi che offrano alla giurisprudenza strumenti utili per aggiornare il quadro normativo e adattarlo ai cambiamenti sociali in corso.

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