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Il giovane sindacalista Nando Morra

Scritto da Giovanni De Falco Il . Inserito in Il Palazzo

morra nando

«I riflessi della grande mutazione in atto nella società italiana nei primi anni settanta – ricorda Antonio Ghirelli nel libro “Napoli operaia” - si fecero sentire anche a Napoli dove il sindacato e la Camera del Lavoro, guidata nell’ordine da Peppino Vignola (recentemente scomparso), poi da Nando Morra e ancora da Silvano Ridi, consegue risultati di grande rilievo: l’abolizione delle gabbie salariali, l’intesa sulle pensioni, la lotta contro il sotto salario e il rincaro delle tariffe elettriche, l’accordo sulle quaranta ore e sul costo del lavoro, la graduale soluzione delle non lievi difficoltà all’Alfa Sud di Pomigliano».

Con l’approvazione dello Statuto dei Lavoratori l’attività sindacale registrò una improvvisa ripresa così da riportare una vivace presenza all’Aerfer di Pomigliano dopo ben quindici anni di assenza e, nonostante la strenua resistenza dei Signorini, anche la Cirio vide la ripresa di una presenza sindacale che in breve tempo divenne una roccaforte della Cgil. «Con le nuove condizioni di tutela che la legge 300 offriva – come ricorda Antonio Lombardi nel libro di Matteo Cosenza “Il Riscatto” - si avviò un ricambio continuo in ingresso e uscita di dirigenti sindacali che creò occasioni politiche nelle fabbriche e contribuì a uno scambio di esperienze che arricchirono la Cgil».

Nando Morra Segretario generale della Camera del Lavoro arriva a questa carica proprio grazie a quel ricambio e a quelle esperienze del post legge 300. Non arriva per “grazia ricevuta” (indicazione) dalla politica ma dall’esperienza di sindacalista in Enel, è anche il più giovane dirigente camerale. È anche giornalista, fin dai 16 anni nella redazione de l’Unità.

Gli anni della dirigenza Morra non furono anni facili, anzi. Il clima nazionale è teso e il rischio di un’involuzione democratica è più che concreto. La rivolta per Reggio capoluogo, la bomba alla Banca dell’Agricoltura a Milano, la strategia della tensione, la crisi petrolifera e del dollaro creano condizioni devastanti per l’economia nazionale. Si pongono le basi per una stagione irrequieta e pericolosa sospesa tra grandi speranze di rinnovamento e velleitarie voglie di rivoluzione che sfoceranno nel terrorismo.

Tuttavia il 1970 rappresenta una spinta epocale in avanti. Nasce in questo periodo la “Vertenza Campania”, il retroterra culturale e politico si ritrova nelle posizioni unitarie di Cgil, Cisl e Uil che, per la prima volta dal 1948 festeggeranno il primo maggio insieme. Il sindacato avverte il pericolo di interventi che seguono l’emergenza e l’esigenza di darsi una strategia di ampio respiro che superi, per esempio, «l’asfittica contrapposizione – ricorda lo stesso Nando Morra nel libro “Il Riscatto” - tra aree interne e aree esterne che per anni aveva offerto alla politica la possibilità di politiche e poteri completamente estranee agli interessi dei lavoratori e dei cittadini».

Il 1973 è un anno tristissimo per Napoli, la città è travolta, come tutte le grandi città, dalla prima crisi petrolifera e, per ironia della sorte, dalla piaga (biblica) del colera.

È un periodo nel quale l’emergenza è continua, ma il sindacato di Nando Morra l’affronta stando per le strade, nei luoghi di lavoro, con i lavoratori e con i cittadini evitando sempre il peggio.

I comizi si improvvisavano spesso sui camion e la voce dei dirigenti sindacali è autorevole e si batte per l’occupazione, per lo sviluppo.

Il segretario della Camera del Lavoro di Napoli Nando Morra si batte, spalla a spalla, con la Cgil Regionale perché Napoli non è soltanto Napoli, Napoli è la Campania, Napoli è il Sud, Napoli è il Mezzogiorno.

La Vertenza Campania sfocia in una grande manifestazione sindacale ad Avellino con Luciano Lama, Bruno Storti e Ruggero Ravenna e, soprattutto con la presenza di centomila lavoratori.

«Non solo gli operai lottavano per contratto e lavoro ma lo facevano i disoccupati di Napoli, i giovani, i braccianti, le masse povere della Campania avevano finalmente un riferimento certo, insieme dovevano lottare per lo sviluppo, per l’occupazione, per il cambiamento, facendo leva sul movimento sindacale» (Nando Morra in “Il Riscatto”).

La Vertenza Campania, che segnerà profondamente il periodo della direzione Morra (che vivrà per un periodo anche sotto scorta per via di vari tentativi di “infiltrazione” della camorra e del movimento dei disoccupati per il controllo del mercato del lavoro), mette in campo un movimento di massa che tocca le grandi e piccole città della regione, mobilita centinaia di migliaia di lavoratori e ritmata da una serie di scioperi generali con manifestazioni che anche la grande Piazza del Plebiscito stenta a contenere.

La Vertenza però genera anche difficoltà di rapporto con le altre regioni meridionali che montano una forte critica e si avvia ad un tramonto certo che, però, Morra non vedrà perché nel 1974 va alla Fiom nazionale che chiede insistentemente un quadro meridionale e lo vuole da Napoli.

Nando Morra lascia la Camera del Lavoro.

Conclusa la sua esperienza sindacale Nando, uomo di cultura, ha ripreso la sua attività lavorativa in Enel per dieci anni (fatto più unico che raro) e di giornalista ed ha, per anni, presieduto la Lega delle Autonomie locali e l’Ente Mostra d’Oltremare, fino al 2012 inaspettatamente destituito dal sindaco De Magistris.

È Commendatore, Ordine al merito della Repubblica Italiana. Un titolo inusuale per un sindacalista, non per Nando, da molti indicato Gentleman del sindacato e, per chi lo conosce, mai definizione fu più appropriata.

Non ha mai smesso di partecipare attivamente alle iniziative sindacali e culturali. Personalmente gli sono molto grato perché ha seguito alcune iniziative che Ires Campania ha realizzato sulla rilettura di episodi storici e politici nazionali e napoletani.

A proposito, voglio ricordarvi che il più giovane dirigente della Camera del Lavoro compie ottant’anni. Ci crederà nessuno? A me sembra improbabile. Auguri e lunga vita.

 

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