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Io so chi ha incendiato Città della Scienza

Scritto da Carlo Verdino Il . Inserito in La Bufala

Dando un’occhiata dalla collina di Posillipo su Città della Scienza, dopo quello che è successo, si ha la netta sensazione della distruzione vandalica, e la immediata sensazione di una decadenza irreversibile nel destino della città. Si legge di unanimi voci di sdegno ed angoscia.
Eppure… eppure è proprio questo il momento di fare una riflessione sul chi lo ha fatto accadere e soprattutto sul perché tutto questo è accaduto. La prima cosa che mi viene in mente è il famosissimo scritto di Pasolini sul Corriere del 1974: “Io so, anche se non ho le prove”.
Io so chi ha dato fuoco a Città della Scienza. E’ mio dovere chiedermelo, anche se non ho le prove e nemmeno indizi su quanto è accaduto, utilizzando quindi soltanto fatti conosciuti a tutti.
Io so che la zona di Bagnoli è certamente una dei quartieri su cui è maggiore l’attenzione da parte dei napoletani per una corretta riqualificazione territoriale nel dopo Italsider, quindi, teoricamente, non dovrebbero esservi degli interessi speculativi edilizi sulla zona.
Io so che nessuna forza politica al momento avallerebbe la posa anche di un solo mattone in più del previsto e questo incendio non può che aumentare le possibilità di una maggiore attenzione.
Io so che è da escludere (a detta di tutti) che siano stati i dipendenti di Città della Scienza ad appiccare gli incendi.
Io so che la camorra non ha alcun interesse immediato (come è suo costume nel fare affari), né alcuna possibilità immediata di speculare sul territorio, specie dopo quest’ultimo avvenimento.
Io so che la mancanza di rivendicazione, e la natura dell’istituzione attaccata non può che far escludere qualunque forma di terrorismo. Escludendo ovviamente lo scherzo o la burla cosa rimane? Come diceva Sherlock Holmes, una volta escluse tutte le cause possibili, ciò che rimane, per quanto possa apparire impossibile è la verità.
Io so che sono ormai vent’anni che si progetta il riassetto urbanistico di Bagnoli, eppure ad oggi non vi sono idee molto chiare da parte degli attori politici che dovrebbero attuare il cambiamento. Questo è il primo elemento di colpa: vent’anni di progetti e varianti accendono appetiti e soprattutto, per il fatto che sono stati cambiati continuamente, non possono che far venire l’idea che essi siano condizionabili da eventi esterni (magari inviando questo tipo di messaggio alle istituzioni).
Due notizie, una degli scorsi mesi e una di pochi giorni fa, hanno mutato ulteriormente questo quadro di riferimento facendo nascere tra gli “stakeholders” la voglia di trovare nuovi interlocutori per un blocco di interessi consolidati che muovono più gruppi sociali:
- le famose aste di affidamento andate deserte negli ultimi mesi per l’affido dei lavori, giudicate senza possibilità di ritorno economico,
- la recente notizia (di pochi giorni prima dell’incendio e quindi la più gravida di indizi) riguardante la decisione di non rimuovere più parzialmente la colmata come previsto in tempi rapidi, tagliando i relativi costi, i subappalti etc.
Il gruppo di portatori di interessi non può che essere costituito da soggetti che attuano strategie di lungo periodo (pensano almeno a dieci anni). Solo un’unione tra politica a livello locale e nazionale con grandi gruppi imprenditoriali può garantire una strategia di così lungo periodo. La camorra, parte sicuramente minoritaria della compagine, non può che esserne il braccio operativo in virtù del basso impegno richiesto nell’immediato e la possibilità di bussare alla porta del subappalto al momento opportuno.
Io so che la bonifica del suolo delle aree ex Italsider ed ex Ethernit avrebbe un costo praticamente impossibile per un ente pubblico in questo momento storico.
Chi rimane? Un gruppo esterno che garantisca la possibilità di spesa (un meraviglioso project financing?) , un approccio di gestione del territorio a basso impatto (forzando solo un pochettino i vincoli paesaggistici e ambientali) , ma soprattutto che garantisca a sé stesso la gestione della zona almeno per i prossimi cinquanta anni, con contributi degli enti locali ma con la gestione privatistica del territorio. L’esempio più immediato che viene alla mente è il rapporto tra l’Aga Khan e la Costa Smeralda negli anni ’60.

Io so che le responsabilità sono evidenti ma non ho le prove e nemmeno indizi. Scriveva Pasolini: chi dovrebbe sapere non vuole o non può parlare.
"Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.
Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il mio "progetto di romanzo", sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il '68 non è poi così difficile.
Tale verità - lo si sente con assoluta precisione - sta dietro una grande quantità di interventi anche giornalistici e politici: cioè non di immaginazione o di finzione come è per sua natura il mio. Ultimo esempio: è chiaro che la verità urgeva, con tutti i suoi nomi, dietro all'editoriale del "Corriere della Sera", del 1° novembre 1974.
Probabilmente i giornalisti e i politici hanno anche delle prove o, almeno, degli indizi.
Ora il problema è questo: i giornalisti e i politici, pur avendo forse delle prove e certamente degli indizi, non fanno i nomi.
A chi dunque compete fare questi nomi? Evidentemente a chi non solo ha il necessario coraggio, ma, insieme, non è compromesso nella pratica col potere, e, inoltre, non ha, per definizione, niente da perdere: cioè un intellettuale.
…… Ora, perché neanche gli uomini politici dell'opposizione, se hanno - come probabilmente hanno - prove o almeno indizi, non fanno i nomi dei responsabili reali, cioè politici, dei comici golpe e delle spaventose stragi di questi anni? È semplice: essi non li fanno nella misura in cui distinguono - a differenza di quanto farebbe un intellettuale - verità politica da pratica politica. E quindi, naturalmente, neanch'essi mettono al corrente di prove e indizi l'intellettuale non funzionario: non se lo sognano nemmeno, com'è del resto normale, data l'oggettiva situazione di fatto."
Non mi rimane quindi che fare l’anima bella, indignarmi e chiedere insieme alle altre anime belle la ricostruzione di Città della Scienza con un bel paraocchi per non vedere chi mi porterà il regalo di Natale.