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Le distorsioni del parto in Campania, come e perché le donne vengono sottoposte al taglio cesareo?

Scritto da Angela Pascale Il .

parto cesareo

Nel gennaio 2016, la Commissione Operativa di Controllo Appropriatezza prestazioni sanitarie, coordinata dal dott. Vito Lupo, per conto dell'ASL Napoli 2 Nord, ha redatto un interessante dossier sul taglio cesareo in Campania. Questo dossier è rimasto quasi del tutto inascoltato: solo di recente è stato ripreso, lo scorso sabato 15 ottobre, al convegno "Mettere al mondo Napoli", organizzato dall'associazione Donne Meridiane, alla presenza Raffaele Topo, Presidente della Commissione Sanità della Regione Campania, e di Enrico Coscioni, consigliere sulla Sanità del Governatore Vincenzo De Luca. 

Analizzando il testo, sembra doveroso una diffusione del suo contenuto, e la richiesta di un eventuale maggiore approfondimento da parte del Presidente De Luca e del Commissario Governativo per il Piano di Rientro dal Disavanzo Sanitario Regione Campania, Joseph Polimeni, e del suo vice, Claudio D'Amario. Infatti, scorrendo le pagine del dossier emerge come nella Regione Campania il ricorso al taglio cesareo (T.C.) continui ad essere ingiustificatamente alto, intorno al 62% sul totale delle nascite rispetto ad una media nazionale del 38%.

Secondo un'indicazione, abbastanza datata ma da tutti citata, dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, un tasso di T.C. superiore al 15% sarebbe indicativo di un "uso inappropriato" della procedura. E non solo: al pari di altri indici di salute della popolazione esso rappresenta il fallimento delle politiche della sanità pubblica.

Le indicazioni al T.C. sono rappresentate oltre che dalle distocie, presentazioni anomale, sofferenza fetale e condizioni morbose materne, anche e soprattutto dal T.C. pregresso (cod. 65421) e dal diritto all'autodeterminazione della scelta del T.C. da parte del partoriente (cod. 66971).

Il pregresso parto cesareo non è una patologia, ma semplicemente la constatazione che la partoriente è stata già cesarizzata e quindi anamnesticamente viene sottoposta ad un nuovo cesareo. Il taglio cesareo pregresso diventa così un ingiustificato ed esplosivo fattore di moltiplicazione esponenziale in maniera tale che in alcune strutture della Regione Campania il 60% dei T.C. eseguiti sia costituito dal T.C. pregresso.

Nel luglio 2010 l'American College of Gynecologist And Obstetrics ha rivisto le precedenti linee guida raccomandando la scelta di un parto vaginale dopo cesareo come appropriato e sicuro per la maggior parte delle donne.

E' evidente come sia necessaria una rivisitazione interpretativa delle linee guida in tema di T.C. che raccomandi il travaglio di prova a tutte le donne con pregresso T.C., in assenza di controindicazioni specifiche. Ed è altrettanto evidente come le strutture debbano assicurare nella fase attiva del travaglio una adeguata sorveglianza clinica materno-fetale e garantire le opportune modalità assistenziali.

Per garantire e rendere effettivo il diritto il diritto della donna alla scelta maggiormente adatta, in modo speciale nel caso della prima gravidanza, è necessario incrementare la partecipazione della donna, al momento in Campania inferiore al 10%, ai Corsi di Accompagnamento alla Nascita, appare perciò indispensabile rilanciare il ruolo dei consultori e ridefinire quello delle Ostetriche al fine di demedicallizare un evento naturale quale è il parto.

Le linee guide della Regione Campania prevedono 14 condizioni cliniche quali potenziali cause di ricorso al T.C e risalgono al 2007, le linee guida nazionali ne prevedono solo 4 e sono del 2012., forse è anche questa la causa del vergognoso primato della Regione Campania in tema di Taglio Cesareo.

Forse è tempo di intervenire.

 

Per maggiori informazioni, vi invitiamo a consultare i seguenti link:

 

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