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La Musa della Danza a Napoli

Scritto da Gabriele Crispo Il . Inserito in Succede a Napoli

carla fracci

L’ottantesimo anno di età rappresenta il raggiungimento di un traguardo di vita importante: arrivato\a a ottant'anni puoi fare un bilancio sulla tua vita e puoi contare gli obiettivi raggiunti.

Carla Fracci può sicuramente affermare di essere riuscita a diventare qualcuno. Figlia di un tranviere studia alla scuola di ballo del Teatro alla Scala con Vera Volkova ed altri importanti coreografi. Diplomatasi, dopo appena due anni diventa prima ballerina nel 1958. Ha alle spalle esperienze lavorative con il London Festival Ballet, lo Stuttgart Ballet, l’American Ballet Theatre. Dirige il corpo di ballo del Teatro San Carlo di Napoli e il Teatro dell’Opera di Roma. Insomma Carla Fracci è la Dea delle etoilè del mondo della danza ed è italiana. È partita dal basso: essa stessa afferma “Ho danzato nei tendoni, nelle chiese, nelle piazze. Sono stata una pioniera del decentramento. Volevo che questo mio lavoro non fosse d'élite, relegato alle scatole d’oro dei teatri d’opera. E anche quand’ero impegnata sulle scene più importanti del mondo sono sempre tornata in Italia per esibirmi nei posti più dimenticati e impensabili. Nureyev mi sgridava: chi te lo fa fare, ti stanchi troppo, arrivi da New York e devi andare, che so, a Budrio. Ma a me piaceva così, e il pubblico mi ha sempre ripagato”. A Napoli l’ennesimo meritato omaggio.

Proprio in onore alla carriera della Fracci, al Suor Orsola Benincasa la prima ballerina è salita in cattedra: ha incontrato gli allievi del Liceo Coreutico e presentato la sua autobiografia "Passo dopo passo, la mia storia". Il libro è stato pubblicato nel dicembre del 2013 dalla Mondadori a cura di Enrico Rotelli. Nella descrizione dell’opera si può leggere « Giselle, Giulietta, Cenerentola, Medea, Swanilda, Francesca da Rimini... sono più di duecento i personaggi interpretati da Carla Fracci, più di duecento i ruoli, le interpretazioni, le storie portate in scena con varietà estrema e sentimento esasperato, perché "il balletto ha un linguaggio più penetrante di quello teatrale, forse è proprio l'assenza della parola a renderlo tale". In un'autobiografia intima, Carla Fracci racconta l'infanzia trascorsa nella campagna lombarda e l'ingresso alla Scuola di ballo del Teatro alla Scala, il Passo d'Addio delle allieve licenziande e i trionfi con l'American Ballet Theatre e sui palcoscenici più importanti del mondo: Los Angeles, Mosca, L'Avana, Tokyo, Londra... Figlia di Luigi, tranviere, e Santina, operaia, lontana parente di Giuseppe Verdi grazie alla prima moglie del nonno, Carla confessa l'amore per la famiglia e l'onestà, per la danza, che ha voluto portare fino ai centri più piccoli, per la musica e l'armonia, "ciò che mi porta l'ispirazione, ancor più dell'ambiente". Acclamata dai più autorevoli critici di balletto e applaudita con calore da pubblici di ogni levatura, Carla Fracci è stata partner artistica dei più gloriosi danzatori del mondo: Erik Bruhn, Rudolf Nureyev, Mikhail Baryshnikov, Mario Pistoni e Paolo Bortoluzzi. Ha lavorato con coreografi come John Cranko, Maurice Béjart e Antony Tudor e la sua vita è sempre stata circondata da poeti, su tutti Eugenio Montale che le dedicò la lirica: «La danzatrice stanca». In occasione dell’incontro la Fracci ha firmato copie e fatto centinaia di selfie dimostrando di essere aggiornata e al passo con i tempi. L’etoilè ha tra l’altro incontrato numerose ballerine partenopee, le quali avranno sicuramente rubato e custodito i consigli della maestra, difatti ha detto “ Nella danza servono maestri. Io ne ho avuto tanti e da tutti ho imparato qualcosa, ora vorrei restituire ai giovani quello che so, nella speranza che tutto questo continui".

Sempre in onore della prima ballerina è in atto un doppio appuntamento: ieri e oggi, 26 e 27 Ottobre, due grandi serate sono previste al San Carlo, con il meglio della danza italiana che tributerà un omaggio a “La Musa della Danza. Auguri Carla!”, il nuovissimo spettacolo ideato e voluto da Giuseppe Picone per festeggiare i suoi ottant'anni. Quella del Suor Orsola quindi non è stata altro che una suggestiva anteprima dei festeggiamenti partenopei.

Il marito dell’artista, Beppe Menegatti, ha rivolto un appello ben preciso alle istituzioni e chi si interessa del settore: "Tutelate la scuola di ballo del San Carlo, che è più antica di quella della Scala". Difatti come diceva Stendhal del Teatro Partenopeo “gli occhi sono abbagliati, l’anima rapita. [...]Non c’è nulla, in tutta Europa, che non dico si avvicini a questo teatro, ma ne dia la più pallida idea”.

Auguri a questo esempio di eleganza innata che non ha paura del tempo che passa poiché come diceva Audrey Hepburn “L’eleganza è la sola bellezza che non sfiorisce mai”.

 

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