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Intervista di Berardo Impegno a Francesca Scarpato

Scritto da Berardo Impegno Il . Inserito in Il Palazzo

scarpato impegno

Berardo Impegno, 70 anni, protagonista fin dagli anni 60 della politica napoletana e Francesca Scarpato, 25 anni, segretario regionale dei Giovani Democratici della Campania, a colloquio tra loro.

Sono nato nel 1945, avevo 15 anni nel 1960 e 25 nel 1970. Dunque la mia formazione, la cultura politica ed il modo di intendere la militanza sta tutta negli anni ’60. Le parole più importanti della mia formazione sono state ‘contro l’autorità’ e ‘superamento della famiglia tradizionale’: sono questi gli elementi che, al di là delle questioni partitiche o di schieramento, hanno segnato la mia vita fino ad oggi. La tua formazione, invece, si colloca nel post caduta del Muro di Berlino, pertanto, mentre per me la vita politica era tutto, cambiare il mondo era possibile perfino nel tempo breve della mia giovinezza, credo che attualmente tali termini di riferimento siano cambiati per la tua generazione. Quindi, oggi, quali sono le parole fondamentali per te e per chi, come noi, appartenenti ad una generazione diversa, ha una passione politica?

Sono d’accordo con te quando dici che oggi è tutto diverso. La mia generazione non sente quello stesso bisogno di superamento della famiglia e forse nemmeno del concetto di autorità, se non in quelle fasi della vita in cui è più facile essere estremisti che moderati, fasi che io stessa, quando ero più giovane, ho attraversato. I termini di riferimenti che mi vengono subito alla mente sono quindi diversi e complementari tra loro: cambiamento ed emancipazione. La generazione di cui faccio parte, infatti, è come se si trovasse costretta dal peso di pene che non sono proprie e pertanto spinta al cambiamento. Questo è ciò che vedo, per esempio, anche in Renzi: la sua voglia di cambiare quel vecchio schema politico per cui era impossibile, stando in una determinata fascia d’età, ricoprire ruoli né beneficiare di un meritato protagonismo a causa di personaggi che hanno monopolizzato non solo la prima Repubblica ma anche lo scenario della seconda e vivono nel tentativo di replicare nella terza. L’emancipazione, invece, la rinvengo come punto focale in contrapposizione a quei luoghi comuni che vedono noi giovani come ‘bamboccioni’, dipendenti dal sostegno dei nostri genitori e parcheggiati nelle università fino ai 30 anni. Quindi, quel cambiamento di cui parlavamo è esso stesso funzionale all’emancipazione di questa generazione.

Nella mia generazione, per usare due categorie di Umberto Eco, la maggioranza erano ‘apocalittici’ e la minoranza ‘integrati’. La percezione che invece ho oggi, della tua di generazione, è che la maggioranza è ‘integrata’ mentre la minoranza ‘apocalittica’, quasi nessuno però è veramente riformista. Perché il riformismo è così poco attraente, secondo te?

Io penso che nel riformismo ci sia una componente del ‘compromesso’. Essere riformisti significa ad un certo punto scendere a compromessi e credo che nella vita in generale, non solo in politica, non è una cosa semplice da accettare.

Tu lo chiami compromesso, io lo nobilito e la chiamo ‘mediazione’…

Compromesso nella mia accezione, comunque non assume una valenza negativa, per quanto ciò possa sembrare.

La politica è mediazione ma allora, perché i giovani di oggi hanno tanta difficoltà nel pensare alla mediazione?

La verità è che non la si accetta perché la mediazione viene vista sempre come un doversi accontentare del ‘meno peggio’. Ecco, questo perché noi siamo una generazione che è stata sempre un po’ costretta ad accontentarsi del meno peggio, quindi i due termini vengono sempre associati e, anche quando non si è tra i più facinorosi, risulta difficile digerirla tale forma di mediazione.

Ai miei tempi o almeno fino al ’72-’73, erano protagonisti, tutto sommato, gli uomini. Qualcosa qui è veramente cambiato. Come si sente una giovane donna nel rapporto con la vita, il privato e la politica?

Io credo che oggi le donne, per quanto possa sembrare assurdo e sbagliato, abbiano sempre bisogno di dimostrare qualcosa in più rispetto agli uomini e forse in politica questa cosa si accentua ulteriormente. Per questo, a mio avviso, le quote rosa possono essere (purtroppo) ancora utili. Ma penso davvero che si dovrebbe andare, in tempi brevi, verso un loro superamento perché le donne debbono valere per se stesse e non grazie ad una legge che le tutela. Invece la doppia preferenza di genere è stata una giusta e sacrosanta conquista.

Oggi ci sono anche le quote, costituite per legge, nei cda dei grandi holding…

Ed anche lì il concetto è ugualmente sbagliato. Perché le donne dovrebbero aver bisogno di una legge ad hoc per far prevalere quelle capacità organizzative, quel quid pluris, che gli stessi uomini talvolta riconoscono, per entrare a far parte di un cda? Io credo che alla base di tutto questo ci sia una questione culturale. Quando la Clinton dice: “Da oggi tutte le bambine d’America potranno sognare di diventare Presidente”, ci fa pensare a come in Italia manchi quello sprone per la donna a divenire qualsiasi cosa voglia essere nella vita. Molti settori risentono di un tale limite, pensiamo al calcio. Perché il calcio femminile non è seguito come quello maschile e soprattutto, perché, non si arriva alla creazione di squadre miste? Ragionamento che possiamo fare anche riguardo al mondo della politica, dove sempre più spesso le donne sono associate a qualcuno o ad una relazione che puoi aver avuto con qualcuno, cosa che invece, al contrario, guardando dalla prospettiva maschile, non si verifica.

Che sensazione, sentimento si genera in te nel pensare che ci siano donne soldato?

Il ragionamento è sempre lo stesso. Perché sei portato a farmi questa domanda? Perché anche tu la consideri una cosa eccezionale.

La ragione però sta anche nel fatto che, per la mia generazione, la guerra era una parola impronunciabile. Oggi invece diventa di nuovo un tema impossibile da eludere nel mondo e le donne da ruolo di lotta esclusiva per la pace divengono a loro volta soldati per una guerra giusta. Pensiamo a come vengono valorizzate, in positivo, le donne curde che combattono contro l’ISIS.

Ma in generale, il fatto che si torni a parlare di guerra è un qualcosa che, almeno a me, fa paura. Significa che c’è qualcosa che si è sbagliato o comunque sottovalutato. Quando si arriva al bisogno di armarsi bisognerebbe sempre un minuto pensare come fare per tornare al disarmo.

Com’è il rapporto con l’amore, la sessualità, la libertà per le donne della tua generazione?

A dispetto di quanto si crede, io penso ci sia stata una forte involuzione. Spesso si pensa che la nostra generazione sia molto disinibita o, per usare un termine moderno, ‘sciolta’, in realtà l’involuzione di cui parlo si legge nel fatto che paradossalmente la generazione più disinibita è stata la tua. Oggi si vive il sesso come un tabù a differenza di quello che possiamo percepire dalla televisione, giornali e social…

La mia generazione, per quanto aperta a relazioni plurali, però si è resa protagonista di un’altra differenza in tale ambito: dava una prospettiva temporale alle relazioni, che potevano durare tutta la vita. Invece voi avete una concezione dei rapporti ‘a tempo’ che è molto diversa dalla nostra.

Noi siamo un po’ una generazione che brucia le tappe, vogliamo tutto e subito e quando una cosa non ci sta bene la buttiamo via; questo per gli oggetti materiali ma anche per le relazioni umane stesse. Abbiamo una ‘frenesia dell’attimo’: l’attimo da pubblicare su Facebook, quello da vivere in maniera rapida ed veloce. Per costruire una relazione invece sono necessari impegno, fatica per affrontare quelli che sono i momenti negativi che forse sono anche più di quelli positivi…

Quanto gioca l’ambizione nell’attività politica?

Penso che giochi ed influisca molto, anche troppo. In realtà se fosse solo ‘molto’ sarebbe positivo visto che l’ambizione sprona anche a dare del proprio meglio. Il problema sta quando diventa ‘troppo’ e si trasforma in arrivismo, rischiando così anche di far perder senso alla militanza. Oggi infatti è più facile trovare l’arrivista che il militante che si impegna per passione e per dare un contributo alla sua comunità (che pure per fortuna vi sono).

Perché la maggioranza dei giovani vota NO al referendum? (Almeno stando ai sondaggi)

Ti riporto un caso: proprio qualche giorno fa mi è capitato di andare al ristorante e trovare, al tavolo accanto al mio, un gruppo di giovani intenti a parlare del referendum. Ascoltandoli in realtà mi sono resa conto che non conoscevano affatto la riforma e quando ho provato, garbatamente, ad inserirmi nella discussione, non sono stati interessati a conoscerla ma era bensì tesi unicamente ad esprimersi contro il Governo. Rimuovono il merito per far prevalere lo scontro politico. Ovviamente ho generalizzato.

E perché quindi la maggioranza dei giovani vota contro il Governo?

Appassionare al riformismo, soprattutto a quello così spinto di Renzi, è cosa complicata. Così come è complicato comprendere la sofferenza del momento nell’ottica di un miglioramento successivo. Ecco, quello di cui parlavamo prima, l’avere tutto e subito. La parola ‘rivoluzione’ che la tua generazione usava e che invece la mia usa, molte volte, in maniera distorta è accattivante; pensare di fare la rivoluzione contro Renzi e che questo possa garantire un miglioramento immediato delle proprie condizioni di vita è quello che succede in questo frangente, senza pensare assolutamente alle conseguenze.

Perché i giovani vedono i GD così minoritari?

Perché forse non siamo stati nei luoghi giusti. Sono segretario da pochi mesi ma ho militato parecchio e so come si muovono i GD. Siamo una comunità splendida. Amo la mia organizzazione e credo molto nel nostro potenziale ma avremmo bisogno di fare un passo avanti: non siamo nei luoghi del confronto della nostra generazione e spesso siamo impantanati nelle nostre logiche interne, che non per forza devono essere identiche a quelle del partito ma che in realtà poi finiscono per essere molto simili. Ci dimentichiamo quindi che dovremmo arrivare a rappresentare qualcosa e qualcuno, altrimenti non abbiamo ragione di esistere. Appunto, al momento, stiamo lavorando sul serio per capire che cosa, chi e come vogliamo rappresentare.

Che vuoi fare da grande?

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E la politica?

E’ la mia grande Passione

Auguri!

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