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Ripresa e sviluppo del territorio campano

Scritto da Bruno Discepolo Il . Inserito in Succede a Napoli

Mentre la popolazione urbana continua a crescere senza sosta, con vere e proprie migrazioni di dimensioni bibliche, molte città, soprattutto in Europa, si riducono nel numero di abitanti, nelle funzioni e nel ruolo che esercitano. Sia quelle che si restringono che quelle che resistono diventano sempre più povere, come in Italia anche per effetto della riduzione dei trasferimenti statali, con bilanci non più in grado di garantire le funzioni minime e corrispondenti livelli prestazionali.
Non è dunque casuale che, in questo contesto, si riducono gli investimenti per grandi infrastrutture, rallentino le opere in corso, si annullino molti progetti annunciati. In altri campi, i programmi, come nel caso dell’edilizia residenziale pubblica, sono praticamente fermi da molti anni relegando il nostro paese tra quelli agli ultimi posti nelle graduatorie nella realizzazione di patrimonio pubblico abitativo. Questo quadro si complica ulteriormente con altre difficoltà a cavallo tra ritardi endemici e nuove criticità, sia in tema di difesa del suolo, sicurezza del patrimonio edilizio, che manutenzione urbana. Ad entrare in crisi non sono più solo assetti consolidati, sia del territorio che economici, ma anche modelli culturali e visioni disciplinari: oggi è diffusamente avvertita l’esigenza di impedire ulteriore spreco di suolo naturale o produttivo, favorendo peraltro processi diffusi di sprawl urbano, e rilanciando al contrario l’obiettivo del recupero e della riqualificazione del patrimonio esistente e della rigenerazione urbana. Ma forse, in questa chiave, è necessaria anche una riflessione sull’intera architettura normativa in campo pianificatorio e in materia edilizia, all’insegna di una semplificazione invocata a gran voce come ineludibile passaggio obbligato per la modernizzazione del paese ma stranamente ignorata proprio nel settore in cui più forte si avverte il bisogno di norme e procedure, poche, chiare e veloci.

Anche per quanto riguarda Napoli e la Campania una nuova e significativa stagione di ripresa e sviluppo del territorio, di riqualificazione degli ambiti urbani, di rilancio dell’economia e dell’occupazione, a partire dal comparto delle costruzioni, passa per una decisa affermazione di politiche volte:
1. alla semplificazione del quadro normativo, degli attuali livelli pianificatori e delle relative procedure che governano la materia, da attuarsi mediante interventi di delegificazione e/o revisione delle attuali norme regionali, in accordo ad iniziative analoghe a livello nazionale (in particolare prevedendo un nuovo rapporto semplificato tra disposizioni contenute nella legge regionale di governo del territorio e strumenti di pianificazione per i comuni più piccoli);
2. alla rapida approvazione dei Piani Territoriali di Coordinamento Provinciali, ancora in itinere, per evitare che vada disperso il lavoro sin qui svolto e poter ripartire, nella presumibile nuova formulazione degli ambiti provinciali e di città metropolitana, da una strumentazione di base definitiva;
3. alla costituzione della città metropolitana di Napoli e all’accorpamento della Province di Avellino e Benevento, definendo un nuovo assetto territoriale regionale e adeguati livelli di governance, a livello di area vasta;
4. alla elaborazione del nuovo Piano Paesaggistico Regionale, rinunciando contestualmente, nelle more della sua definizione ed entrata in vigore, ad ogni modificazione legislativa dei piani attualmente in vigore o relativi ad altre materie, come nel caso della protezione civile;
5. alla definizione di una proposta di un Piano città, per quelle della Campania, che superi l’attuale formulazione di finanziamento a singoli progetti concentrati in limitate aree, e inneschi processi estesi di rigenerazione urbana e del patrimonio edilizio privato attraverso modelli sperimentati di buone pratiche;
6. al varo di un insieme di misure, con l’obiettivo di realizzare concrete politiche per l’abitare, sia per garantire un reale diritto alla casa che per rilanciare un settore decisivo per la ripresa economica e lo sviluppo del paese, e di aree come quelle meridionali e campane, che, infine, per contribuire a riqualificare il territorio e l’ambiente;
7. a chiudere, contestualmente, le stagioni dei condoni edilizi, in tempi certi e recuperando il ruolo pianificatorio dei comuni, assicurando un controllo reale del territorio e strumenti per impedire la ripresa dei fenomeni di abusivismo edilizio.