fbpx

«Unioni civili solo primo passo verso l’uguaglianza piena», Monica Cirinnà parla del futuro dei diritti civili

Scritto da Valter Catalano Il . Inserito in Il Palazzo

cirinnà

La lunga marcia dei diritti civili in Italia, dopo anni di nulla di fatto, ha finalmente tagliato il primo traguardo con l’istituzione delle unioni civili. In molti vorrebbero battere il ferro finché è caldo per raggiungere rapidamente la prossima tappa.

Così insieme a Monica Cirinnà, abbiamo provato a capire quali sviluppi ci attendono nel breve e nel lungo periodo, soffermandoci sui nodi ancora da sciogliere. Pur senza smorzare gli entusiasmi, la senatrice democratica ci ha illustrato, con una messa a fuoco decisamente realistica, un quadro complesso che tuttavia non preclude un’ulteriore e definitivo passo in avanti verso il matrimonio egualitario.

Facciamo un primo bilancio: dal suo punto di vista, come sta procedendo l’attuazione della legge che porta il suo nome, anche in termini quantitativi?

Cominciamo col dire che la legge 76/2016 è solo il primo passo verso l'uguaglianza piena. Nell'ottica del risultato finale, il matrimonio egualitario, il bilancio è comunque relativo. Se ne potrà trarre uno definitivo nel momento in cui ci sarà un pieno riconoscimento dei diritti a tutti i cittadini di questo paese.

Dal punto di vista quantitativo, è un po' difficile dare una risposta in questo momento perché i decreti attuativi sono entrati in vigore il 5 agosto, quindi l’escalation numerica sta cominciando adesso, dopo la prima decade di settembre. Forse potremo tirare le prime somme verso Gennaio.

Per quanto riguarda l’attuazione della legge, invece, io penso che sia stata portata aventi in modo proficuo e positivo da parte di moltissimi sindaci. Purtroppo assistiamo a delle boutade vere e proprie da parte dei sindaci della Lega e da tutti coloro che parlano ancora di obiezione di coscienza. Ricordo che l’obiezione di coscienza è vietata, è esclusa per la carica del sindaco che appena viene eletto giura sul rispetto della costituzione e di tutte le leggi.

Secondo lei, alla luce degli ultimi episodi, sarebbe necessario prevedere un intervento più netto del Ministero dell’Interno e delle Prefetture per la piena applicazione della legge anche da parte dei cosiddetti “sindaci obiettori”?

Intanto, dobbiamo dichiararli sindaci fuorilegge e non sindaci obiettori. Il decreto definitivo anagrafe del ministro Orlando, già uscito dal Consiglio dei Ministri, sta tornando per il parere definitivo nelle Commissioni Giustizia di Camera e Senato e noi cercheremo di non fare alcuna osservazione, se non quelle minime necessarie, per rendere i decreti al più presto attuativi. Non serve nessun intervento ulteriore sulle prefetture perché il decreto del ministero chiarirà che il comma 20 dell'articolo 1 della legge 76/2016 parla di equiparazione, in tutti i regolamenti e leggi di secondo grado, tra unioni civili e matrimonio e che le sue violazioni potranno essere perseguite con il ricorso al TAR: strada che io consiglio continuamente a tutti coloro che mi scrivono dai piccoli comuni dove ci sono appunto questi sindaci contra legem.

Ci sono degli aspetti della legge che, se potesse, modificherebbe all’istante?

Se potessi avere la bacchetta magica tornerei alla mia prima versione, quella che poi è stata modificata quattro volte; se avessi doppia bacchetta magica, vorrei ricordare a tutti che io ho sottoscritto il ddl numero 15 per il matrimonio egualitario. Però dobbiamo essere realisti e sapere che quando vuoi ottenere un risultato devi anche in qualche modo confrontarti con i numeri che hai. I numeri di questo Parlamento sono estremamente complicati per queste tematiche così belle, così vere, così piene di voglia di uguaglianza ma che si scontrano con chi le ritiene questioni etiche e morali divisive. Io credo che i diritti umani non siano mai un tema etico che possa spaccare le coscienze, perché o sei favorevole o sei contrario alla pena di morte, o sei favorevole o sei contrario al matrimonio egualitario. Noi siamo arrivati a questo traguardo, abbiamo buttato giù un muro di Berlino ma sappiamo di dover andare avanti. Ritornando alla domanda quindi, la mia risposta è: tornerei alla mia prima versione del testo sulle unioni civili.

Prima ha parlato del ddl 15 sui matrimoni del senatore Lo giudice di cui lei è stata firmataria. A proposto di questo, il testo è lo stesso di quello depositato dal Movimento 5 Stelle o è differente? E che fine ha fatto?

È un testo differente. All’inizio di questa legislatura decidemmo di incardinare come Partito Democratico i due argomenti più forti in tema di diritti civili: le unioni civili al Senato e il riconoscimento della cittadinanza, lo ius soli, alla Camera per avere due procedimenti legislativi paralleli che entro la fine della legislatura portassero almeno al raggiungimento di questi due risultati. Quando capimmo che non c'erano i numeri per il matrimonio egualitario – e lo capimmo molto presto – io, Sergio e gli altri senatori della Commissione Giustizia, decidemmo di accantonare i testi sul matrimonio egualitario. Da un punto di vista tecnico, però, possiamo dire che sono accantonati in attesa di tempi migliori.

Mi sento di dire che il Movimento 5 Stelle, non avendo votato le unioni civili ed essendo stato il primo artista dell'orrida tragedia dello stralcio dell'adozione co-parentale, non farà mai un passo per chiedere il matrimonio egualitario, perlomeno non in questa legislatura. Avete visto Grillo come si è comportato; avete visto la libertà di coscienza che ha lasciato ai suoi parlamentari; avete visto l'accordo sottobanco fatto tra Di Maio e Ruini con la Cei per portare ai loro candidati sindaci, in particolare a quello di Roma, i voti dell'area ultraclericale. Quindi escludo che loro adesso, avendo spostato il movimento nell'area di centro-destra, possano fare un passo in avanti verso il matrimonio.

Quindi quali sono gli aspetti che più la preoccupano del panorama culturale e politico italiano in tema di diritti civili?

Mi preoccupa moltissimo la trasversalità ultraclericale che abbiamo visto in campo sulle unioni civili; mi preoccupa moltissimo l'atteggiamento che ha la Cei su questo tipo di provvedimenti legislativi; e mi preoccupa moltissimo l'ascolto che molti parlamentari danno ai vescovi delle zone in cui sono stati eletti. L'ascolto è giusto sempre e tutti i suggerimenti vanno accolti da qualunque parte essi provengano ma un parlamentare sa che viene eletto in Parlamento per rispettare la Costituzione e non per seguire la propria religione. Quindi, sicuramente, in tema di diritti umani e diritti civili, l'Italia paga – io la chiamo così – l'ombra della grande cupola di Michelangelo che purtroppo arriva in modo pesante su molti parlamentari, in particolare, quelli eletti nelle aree di provincia dove, se il vescovo fiata, c'è un ritorno immediato. Probabilmente noi eletti nelle grandi città, estremamente laici, siamo in grado di saper dare la giusta risposta. Tuttavia, molti si fanno in qualche modo irretire.

In più occasioni li hai definiti “fratelli coltelli”.

Sì, sono gli ultraclericali sia di maggioranza che di opposizione. I fratelli coltelli dell’ NCD sono di fatto l'area di centro-destra più conservatrice, più clericale. Se pensate alla frammentazione di Forza Italia, di quel monolite che era prima, vedete che adesso ci sono quattro formazioni in Parlamento ma, certamente, la più conservatrice è proprio il nuovo centrodestra che sta purtroppo al Governo con noi. La componente meno liberale, meno laica, meno progressista.

La stepchild adoption è un argomento che rivedremo presto in questa legislatura o dovremo aspettarne una futura?

L' adozione co-parentale – mi piace nominarla in italiano – si riferisce all’applicazione dell'articolo 44 comma 1 lettera D [della legge 184/1983, ndr] invece della lettera B come volevano alcuni. Lettera “B” è l’equiparazione tra uniti civilmente e coniugi del matrimonio eterosessuale; “D” è l'adozione speciale del figlio del partner così come applicata in questo momento dal Tribunale dei Minorenni. Su questo dobbiamo fare estrema chiarezza: se arriviamo al matrimonio egualitario, l'argomento adozione co-parentale decade, perché in quel caso avremmo l'adozione legittimante dell'articolo 6. Quindi, come è giusto che sia, anche una coppia di due persone dello stesso sesso potrebbe aiutare a salvare un bambino di una casa famiglia con l'adozione piena, cosa che attualmente è consentita a noi eterosessuali sposati ma vietata agli uniti civilmente.

Secondo punto, questa legislatura non sappiamo se volge ad un termine più rapido o va alla sua scadenza naturale nel 2018. Alla Camera abbiamo appena incardinato una commissione di indagine sulla questione complessiva delle adozioni, ciò vuol dire che la riforma delle adozioni potrebbe finalmente dare una risposta alle adozioni dei single, dei conviventi, degli uniti civilmente e degli sposati. Se oggi facessimo un provvedimento per l'adozione delle coppie omosessuali, non passerebbe, perché i numeri non ci sono; i fratelli coltelli non la fanno passare. Un'intera riforma delle adozioni, invece, consentirebbe a questa brutta vecchia legge obsoleta di dare risposte migliori, in particolar modo, ai 15 mila bambini che sono nelle case famiglie italiane, per i quali – secondo me– la giusta famiglia è sempre identificabile sia essa eterosessuale, sia essa di uniti civilmente, sia essa una famiglia monoparentale. Io mi domando per quale motivo un single in Italia non possa adottare, ma una ragazza madre, un padre vedovo o una madre vedova possano crescere tranquillamente il loro bambino.

Rimaniamo in tema di adozioni. Quando verrà presa in esame e votata in aula una riforma complessiva di questa materia che faciliti la procedura di adozione?

Alla Camera in questo momento la Commissione Giustizia, la Commissione Salute e le commissioni che si occupano del sociale stanno tenendo una commissione di indagine per vedere quali sono i punti critici della vecchia legge 184 del 1983 e per ascoltare le associazioni che si occupano di adozioni. Nel novero dei punti, va sicuramente inserita l'adozione degli uniti civilmente ma io non credo che questo lavoro sia breve e non credo che si possa arrivare ad un risultato concreto prima della fine della legislatura. Intanto bisogna arrivare ad un buon testo condiviso che dia una risposta a tutti i bambini e per dare loro la giusta famiglia. Qual è la giusta famiglia di un bambino arcobaleno che già vive con due padri o con due madri? È quella la sua giusta famiglia. Questo punto sarà comunque ricompreso nella riforma.

Inserire nelle scuole percorsi extracurricolari dedicati all’educazione alle diversità e all’educazione affettiva, può essere una strada vincente per intervenire sul bullismo e sul disagio giovanile. Secondo lei il Governo è d’accordo su questo o ha paura del “gender” come il Papa?

Uno degli emendamenti fatto alla “buona scuola”, firmato anche da me e dalla senatrice Fedeli, ha introdotto nella riforma l'educazione alla differenza di genere; dentro di essa c’è anche l'educazione all'affettività. La ministra Giannini ha detto circa 15 giorni fa che, già da questo anno scolastico, questi tipi di insegnamento saranno introdotti. È chiaro che ci saranno scuole più avanti, scuole un po' più indietro; servirà sicuramente anche la formazione degli insegnanti ma non c'è nessuna intenzione né del Partito Democratico né della ministra Giannini di non rispettare questo punto della legge su cui anche in Parlamento ci siamo dati molto da fare per ottenerne l'approvazione. Si tratta di intervenire contro il bullismo, contro l’omofobia e di educare al giusto rispetto dell'essere umano in qualsiasi sua manifestazione.

Al termine della nostra intervista la Senatrice Cirinnà, tornando sugli episodi dei sindaci contra legem, ci ha inoltre riferito che finora questo fenomeno si è verificato solo nei comuni del Nord Italia, mentre al Sud non c’è stata alcuna remora da parte dei sindaci nel celebrare le unioni civili.

 

La libertà di amare scende in campo e segna un goal a Torre Annunziata

L’evoluzione giuridica delle unioni civili spiegata dagli addetti ai lavori. Il convegno del 17 ottobre con Monica Cirinnà

Unioni Civili, l'esperienza di un Sindaco

La Pa-paura del Gender e le “guerre mondiali”

Disastri sismici e prevenzione: perché in Italia pensiamo sempre al dopo?