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L’inferno al pronto soccorso dell’ospedale Santobono

Scritto da Giuseppe Pedersoli Il . Inserito in Succede a Napoli

L’inferno al pronto soccorso del Santobono, nonostante la presenza di ottimi pediatri, ma perché? Qual è il motivo per il quale l’ospedale per bambini, nel cuore del Vomero, è spesso teatro di sofferenza per i piccoli e di litigi furibondi per i genitori? Napoli ha, da sempre, partorito menti superiori che si distinguono all’estero, nei pubblici concorsi. Ma qualcosa nelle strutture pubbliche  non funziona. Anche io, ahimé, ho litigato domenica 11 marzo scorso. Mio figlio, dieci anni quasi, era inciampato nel corridoio di casa e c’era il sospetto di una frattura al polso.  Ore di attesa, insieme a tanti altri genitori e bambini. Radiografia effettuata, altra attesa. Suoniamo al citofono interno del reparto radiologia, una voce metallica chiarisce: “E’ tutto pronto. Ma devono venire da giù a ritirare i referti, non possiamo darli a voi”. Si va al piano di sotto dove ci ripetono il refrain ormai di moda anche nei call center: “Attendere, prego”.

Mi permetto di far notare che quattro infermiere sono assorte nello studio di un calendario, motivi ignoti: programmazione delle festività pasquali, delle ferie estive, di qualche imminente onomastico. Poiché il tono della mia voce era stato – volutamente – fermo e deciso, le quattro infermiere ripongono il calendario in un cassetto e schizzano verso chissà quale ignota destinazione. La guardia giurata prova a tranquillizzare tutti: “Vado io a ritirare i referti”. Non ce la faccio più a trattenermi: “Non è lei che deve andare a ritirare i referti, lei è una guardia giurata, credo abbia altri compiti”. Da lì, l’escalation. Non osservo la “norma” che consente a un solo genitore di entrare con bimbo nella stanza del medico di turno. In realtà era un pretesto per far arrivare le forze dell’ordine.  Ho chiesto, invano, di essere arrestato in modo da poter rilasciare delle dichiarazioni a chi di dovere. Per fortuna per mio figlio niente di grave. Infatti, appena tornato a casa, vado in internet e mi collego al sito web del Santobono. Non c’è la possibilità di inviare una mail. Solo un numero di telefono dell’Urp, ufficio relazioni col pubblico. Per due giorni telefono, nessuno risponde. All’Urp, ufficio preposto a rispondere al pubblico, al’utenza, nessuno risponde. Trovo un numero di fax di altro settore ed invio poche righe di protesta. Solo il 18 marzo mi arriva una mail (allora c’è, un indirizzo email! Perché non lo rendono pubblico?). Copio e incollo il testo: “Gentile utente, in data odierna mi è stato recapitato il reclamo da Lei inviato in data 13/03/2013 ed ho provveduto ad attivare le procedure necessarie. A conclusione dell'istruttoria e nei termini consenti dalla normativa vigente, avrà comunicazione scritta in merito agli eventuali provvedimenti intrapresi. Distinti saluti. dott. A. Coppola”. La più importante struttura pediatrica napoletana funziona così. Ma perché?