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I meriti del SI ed i NO a prescindere

Scritto da Leonardo Impegno Il .

2016.10.27 La piazza e del popolo tutti a Roma il 29 ottobre

Il prossimo sabato 29 ottobre, a Roma, il Partito Democratico proverà a sostenere la campagna per il SI al referendum costituzionale del 4 dicembre, con una manifestazione a Piazza del Popolo. Ci sarò anche io, perché dopo aver votato la riforma per ben tre volte alla Camera dei Deputati, credo fortemente nella necessità di chiudere questo lungo cammino di riforma.

Renzi dice: “Se vince il no torniamo indietro di trent'anni”. Risposta dei sostenitori del no: “Magari”. È tutto qui lo scontro di visione. Trent'anni fa in politica c'era il sistema proporzionale, dove molte scelte venivano prese dai partiti, in economia si poteva svalutare la moneta e le politiche sociali erano molto generose, si poteva andare in pensione a quarant'anni. Aldilà dei magistrati, oggi, chi non desidera andare in pensione a quarant'anni come accadeva trent'anni fa? Il problema però è che le occasioni mancate per cambiare in meglio il paese, quello che abbiamo “consumato”, speso, sprecato all'ora, in termini di riforme istituzionali economiche e sociali, lo paghiamo oggi e lo pagano soprattutto i giovani. I più avveduti sanno, come dice Nanni Moretti, che “i tempi delle merendine non tornano più” e che per tornare a stare meglio non dobbiamo commettere gli stessi errori di una classe dirigente disastrosa, che ci ha consegnato un Paese con il maggior debito pubblico di Europa, con un sistema istituzionale (bicameralismo) contorto e improduttivo. C'è una generazione politica che deve quindi contare e portare la croce.

Ed è in questo contesto politico che si manifesta lo scontro tra il Sì ed il No. Altro che merito della riforma. Infatti in questi anni tutti i leader politici di destra, centro e sinistra, compresi Berlusconi e D'Alema, hanno più volte evidenziato la necessità di cambiare la seconda parte della costituzione per evidenti limiti funzionali ed hanno provato sinceramente a cambiarla (patto della crostata), ma senza riuscirci ed hanno preferito farsi risucchiare dal male della politica italiana: prima abbattere l'avversario, poi pensare al paese.

La storia dimostra che le ragioni di una necessaria riforma costituzionale nascono da lontano. Basti pensare alla prima commissione Bicamerale di riforma, presieduta dall’on. Bozzi, fu istituita “solo” 33 anni fa. Infatti sono ormai storicamente fondate le ragioni per cui il fronte popolare (PCI + PSI) e la DC costruirono la parte II della nostra costituzione: la paura che potesse vincere o uno o l’altro. Per questo immaginarono l’unico iter legislativo d’Europa che preveda il bicameralismo perfetto, ed il Prof. Stefano Ceccanti in questi anni ha riscoperto le parole di molti padri costituenti, tra cui Dossetti, che hanno confermato che “la preoccupazione maggiore di De Gasperi era il fatto che il Partito Comunista potesse diventare maggioranza. Il carattere eccessivamente garantista della costituzione è nato lì: per eccesso di paura dell’altro”.

La nostra riforma, al contrario, parte da un diverso assioma. Pur non modificando nessuno degli articoli che riguardano il Governo abbiamo scelto di sfatare il “complesso del tiranno” e rendere il nostro paese governabile, in quanto siamo convinti che il vero esercizio democratico è collegato a governi che abbiamo il potere di governare, senza più alibi, e che rispondano del loro operato. Oltretutto la governabilità è il principale strumento per rilanciare l’Italia nel contesto della globalizzazione, per essere sempre più forti in Europa dobbiamo essere in grado di adeguarci alle norme dell’Unione europea in tempi “normali”. Mentre ci lamentavamo dello strapotere della Germania ci dimenticavamo di dire che il nostro paese vantava il primato delle infrazioni delle normative europea, poiché, per anni, non siamo stati in grado di recepire le direttive europee. Inoltre, chi mi ha seguito nella campagna per un’assicurazione auto più equa, sa che la nostra norma, in compagnia dello Ius soli e della riforma della prescrizione, è invece ferma al Senato da ottobre… 2015! 

La Governabilità è quindi la cifra della riforma, le cui due principali colonne sono: la riorganizzazione del bicameralismo (art. 70) e del rapporto tra lo Stato e le regioni (art.117), tuttavia se decidessi di affrontare la riforma costituzionale nel merito non lascerei alcuno spazio agli amici che sosterranno il No, i quali, chi per la riduzione dei costi della democrazia, chi per la Bicamerale degli anni ’90, chi per le riforme del 2006, hanno già sposato buona parte dei contenuti di questa riforma in passato e con convinzione, ma, come dire, per battere Renzi questa è un’occasione da non perdere.

Certo, la tesi utilizzata in queste settimane dal comitato del No è di grande effetto, ma assolutamente povera nei contenuti. Si continua a ripetere come un mantra che si sono modificati “122 punti” della Costituzione, il come ed il perché sono passati in secondo piano. Si afferma che la riforma costituzionale sia stata voluta dalla sola maggioranza, quando la storia del ddl “Boschi” è nota a tutti ed ha coinvolto buona parte dell’opposizioni. Tant’è vero che il testo di riforma presentato dal Governo ha visto l’approvazione di 120 modifiche nel corso del dibattito parlamentare.

Infine, mi fa sempre sorridere il concetto di “parlamento illegittimo” perché è vero che noi italiani non abbiamo un forte predisposizione alle rivoluzioni, ma se il parlamento fosse illegittimo, forse limitarsi ai post su Facebook sarebbe poco produttivo. 

 

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