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Higuain, atto III: tra metafisica, legge di Murphy e Diego Armando

Scritto da Enrico Mezza Il . Inserito in Il Pallonetto

Higuain Juve Napoli

In senso astratto, questa penna ha incontrato Higuain tre volte. La prima, quella più romantica, riguarda una rovesciata contro il Frosinone. Tutto, ma proprio tutto, iniziava e finiva con quel gesto atletico, che sconvolgeva le leggi gravitazionali ed i record calcistici. Successivamente, queste parole hanno conosciuto un Higuain confuso. Come ogni rapporto sentimentale al tramonto, lo sguardo del Pipita non era più lo stesso. Non si parlava più di gesti atletici, ma di rumors di mercato. Non bisognava svenderlo, e così fu.

L’ultimo incontro con il bomber ripropone una nota legge scientifica: la Legge di Murphy, dall'inglese the Murphy’s law. La rovesciata apriva un sogno, il calciomercato insidiava dei dubbi, Juve-Napoli ha dato delle conferme: se una cosa può andar storta, ci andrà.

E’ il 70° minuto di gioco di Junvetus-Napoli dello scorso sabato 29 ottobre, quando una palla rinviata alla “viva il parroco” carambola sui piedi del Pipita, che sentenzia. Scende il giudicato sulla sfida dello Juventus Stadium, che premia la fortuna e la cattiveria agonistica della vecchia Signora. Higuain, in segno di rispetto, non esulta. Napoli, in segno di pacifica accettazione, rinnega il rinnegabile.

Nel 1922, Giorgio de Chirico dipingeva "Il figliol prodigo”. Nella tela, il pittore incontra il suo alter-ego rappresentativo (il manichino, per intenderci). Le due figure si abbracciano, finalmente ricongiunte. 

Secondo una parte della critica, il quadro rappresenterebbe un “ritorno al passato”, il figlio che riconosce la figura paterna, stringendola a sé. Calcisticamente parlando, è la stessa scena dell’abbraccio tra Higuain e Maurizio Sarri, che abbraccia il figlio, dopo che si era dimenticato di lui.

Tuttavia, per altri quel quadro inscena il “ritorno al mestiere”: de Chirico che decide di tornare a dipingere. In questo senso, è Higuain che torna a far gol. Non importa con quali colori addosso, non importa nemmeno quale tifoso farà esultare e quale piangere.

Al 70° minuto, allo Juventus Stadium, ognuno resta fedele a se stesso. I tifosi, che tanto affetto avevano dato all’uomo che veniva da Madrid, rinnegano il passato, strappano le foto, bruciano i ricordi. In un’espressione: fanno i tifosi.

Allo stesso modo, Higuain non ha paura di sguainare la spada, affondare il fendente e ritornare con lo scudo nella sua casa torinese. In sostanza, fa il bomber, ciò per cui è pagato. Come in un film già scritto, dal finale banale, poco romantico, ma realista. Ecco la legge di Murphy.

Qualcosa poteva andar storto ed il Napoli perdere contro una Juve corsara, guidata da un professionista. Nulla più. Certo, si potrebbe parlare della bella prestazione degli azzurri, del fatto che giocare a Torino è giocare a Torino. Ma non è questo il momento.

Ora il tifoso deve fare il tifoso: coccolarsi Mertens, preoccuparsi per l’assenza di un terminale offensivo vero, lamentarsi dei soliti elementi, sperare che il ciuccio torni a volare. Tifare e sperare, sperare e tifare. Fare i conti con tutte le leggi di Murphy esistenti al mondo.

A questo punto, si conclude il terzo incontro con il Pipita. Il più realista, che lascia la bocca amara ai tifosi azzurri. Torino è riscaldata dai rumori del popolo bianconero in festa. Su Parthenope cala un silenzio di ghiaccio. Calano gli interdetti di sempre. Punto. Eppure...

Eppure per i vicoli di Napoli una leggenda è ancora sussurrata. Un uomo che ribaltò questa maledetta legge, facendo del ciuccio il cavallo di Zeus e Bellerofonte. Quell’uomo ne avrebbe fatti quattro a questa Juve. Davvero. E allora torna il sole, il sole del passato, che illumina le (redivive) speranze del futuro. Dieci volte auguri, Diego. W Napoli!

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Tags: Napoli higuain Juventus calcio