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La 500 euro ne vale 550: è la banconota dei narcos

Scritto da Mauro Malafronte e Cristiano Petricciuolo Il . Inserito in Vac 'e Press

MALAFRONTE

La Bce, la scorsa primavera, ha deciso di fermare la produzione della famigerata banconota da 500€. Da tempo la notizia aleggiava nell'eurozona (e non solo): la Banca d'Italia, nel 2011, parlava di “banconote di taglio elevato come potenziale strumento di riciclaggio”, ed è storia di ieri che la Gran Bretagna, un anno prima, abbia vietato a banche e uffici di cambio di accettare ed emettere banconote da 500€, arrivando addirittura ad affermare che «il 90% delle banconote viola sono gestite dalla criminalità organizzata, o legate all’evasione, o al terrorismo».

Preoccupazioni raccolte dal leader della Bce, Mario Draghi, che già a febbraio di quest'anno dichiarava: "Sulle banconote da 500€ c'è una sempre maggiore convinzione nell'opinione pubblica che i tagli più grandi siano utilizzati per scopi criminali. In questo contesto la Bce sta valutando di intervenire, ma nel caso dovremo farlo con enorme cautela. [...] In ogni caso non vogliamo ridurre la liquidità in circolazione". E cautela fu.

La banconota più discussa del pianeta, infatti, non è stata ritirata dalla circolazione: si è deciso, piuttosto, di stamparla ancora per 2 anni, fino al 2018, con la postilla che manterrà sempre il suo valore e potrà essere cambiata presso le banche centrali dell'Eurozona, per un periodo di tempo illimitato. In sostanza, un ritiro dalle scene lento (essendo in circolazione circa 306 miliardi di euro in banconote da 500€, potrebbero volerci decenni), graduale e poco traumatico. Una morte naturale, insomma. Le posizioni degli Stati membri, tuttavia, sono estremamente diversificate, come sempre più spesso avviene in materia economico-finanziaria. I tedeschi si sono dichiarati fin da subito contrari, paventando il rischio di una perdita di fiducia dei cittadini europei nella valuta comune: la Germania, si sa, è tradizionalmente legata ad un feticismo da banconota sin dai tempi del secondo Dopoguerra, quando l'unico simbolo di potere a sua disposizione era il marco. Sul versante opposto troviamo la Francia che, soprattutto dopo gli attentati di Parigi, si è fatta promotrice del pensionamento della banconota da 500€ con grande convinzione. Più complicata, tuttavia, è la situazione dell'Italia, dove, nonostante l’introduzione dell’obbligo del Pos per gli esercenti ed il tetto dei 3.000€ per le operazioni in contante, l’87% delle transazioni avviene ancora “cash.” Tutto, tra l’altro, sarebbe aggravato in caso di un’ennesima legge ad hoc, stavolta targata Pd, volta a garantire il rientro di capitali dall’estero: una autentica follia se non si è in grado di decifrare la provenienza di tale flusso di denaro.

Ma dove possiamo ancora trovarla, questa benedetta banconota da 500€? In banca, per dirne una, pare difficile. Secondo la Guardia di Finanza, le maxi banconote (di regola introvabili) sono concentrate nelle zone della Lombardia e del Triveneto, pronte all’espatrio, e nella zona intorno alla Repubblica di San Marino. La 500€, e non è un paradosso, è in realtà una banconota “internazionale” ed è quella che meglio si concilia con le esigenze del mercato globale: è, infatti, la banconota dei narcos, da sempre. Ha soppiantato il dollaro da ormai oltre un decennio. Questione di prezzo, anzi, di peso: come ha spiegato Nicola Gratteri, Procuratore della Repubblica di Catanzaro, trasportare un 1 milione di euro, con banconote da 500€, non supera il peso di 1,2 kg. Con il dollaro, invece, dato il taglio massimo limitato ai 100 dollari, la stessa cifra arriva a “pesare” circa 6 kg. È questa la principale ragione per cui l’euro è diventato, da subito, la moneta del narcotraffico, con la 500€ vera e propria banconota ufficiale dei narcos e dei broker della cocaina. Una banconota dal valore intrinseco peculiare, che supera quello nominale: la banconota da 500€, al mercato nero, infatti, vale 550€. E’ il prezzo della comodità, del peso, della trasportabilità a basso rischio.

L’euro è ovunque nel mondo,sia chiaro, ma alcuni segnali non possono essere trascurati. Dalle risultanze processuali degli ultimi anni, infatti, è ormai dato acquisito che in gran parte del Sud America, Colombia in primis, i broker paghino le partite di coca in euro e non più in dollari: così facendo, infatti, i cartelli del narcotraffico abbassano le pretese, arrivando a concedere il 20% di sconto sula prezzo complessivo dell’operazione. E’ un affare l’euro, e lo è stato per il narcotraffico sin dal primo momento: i broker della droga sono stati i primi fruitori dell’eurozona, i primi ad intuirne tutte le infinite potenzialità. Non è un caso, allora, che circa i due terzi delle banconote da 500€ attualmente in circolazione nell’Unione europea si trovino in Spagna, da decenni la vera “porta della cocaina” nel mercato europeo che, ricordiamo, è il primo al mondo per consumo.

Se i vecchi narcos solevano distinguere la ricchezza che “conta i soldi” da quella vera, che i soldi li “pesa”, oggi, come abbiamo visto, il “peso” dei soldi ha un valore diverso: il peso specifico della banconota diventa infatti decisivo, incidendo in modo determinante sull’acquisto della coca o sul trasferimento del denaro. Con la 500€, infatti, il peso diminuisce, così come si riduce il prezzo ed il rischio. Se è vero che il riciclaggio non avviene solo tramite contante, è pur vero che colpire il contante e la sua matrice illecita, resta la prima cosa da fare. Incardinata in tale scenario,dunque, la decisione della Bce di Draghi, in chiave antiriciclaggio, pare debole e poco incisiva. Non stamparla, dal 2018, infatti, non è una risposta sufficiente, perché in tal modo non si colpiscono i cartelli criminali, non si attacca in modo diretto la ricchezza di matrice illecita. La vera rivoluzione? Dichiarare fuori corso la super banconota, dando un termine entro cui poterla cambiare. Ci sarebbe da divertirsi.