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Cambio di residenza, che stress

Scritto da Giuseppe Pedersoli Il . Inserito in Napoli IN & OUT

napoli residenza

Sostengono gli psicologi che il trasloco sia fonte di stress, ansia e depressione. Se gli allievi di Freud e Jung vivessero a Napoli e volessero sperimentare la teoria sul campo, aggiungerebbero tutte le peripezie burocratiche collegate al cambio di residenza (al di là della confusione che molti fanno tra domicilio e residenza e che non è il caso di approfondire qui).

La concomitanza di un cambio di casa e di quartiere mio e di un caro amico, mi conferma che nulla è cambiato rispetto ad anni fa. Alcuni uffici comunali consentono la richiesta di cambio soltanto in alcuni giorni della settimana (ho testimoni che possono confermare). Altri uffici non rilasciano la ricevuta della richiesta del cambio di residenza se non dopo un paio di giorni. Tutti, invece, chiedono: la presenza dei maggiorenni del nucleo familiare, numero di patente degli stessi e targa dei veicoli di proprietà. Col cambio di residenza – questo è un aspetto positivo – si aggiornano automaticamente i dati della patente di guida e al pubblico registro automobilistico. Necessari anche gli estremi catastali dell’appartamento in cui si va ad abitare nel perimetro partenopeo. Per questo motivo, quasi tutti si recano almeno due volte a chiedere il cambio. La prima volta è fisiologico aver dimenticato almeno uno dei dati richiesti. Completata la procedura, si è appena all’inizio. Un agente della polizia municipale dovrà recarsi al nuovo indirizzo che avete scelto per verificare se realmente abitate lì. Una cosa seria, insomma, che vale anche per una città grande come la nostra. Alcuni vigili si accontentano di quanto dichiara il portiere del fabbricato o di quello che dicono i vicini di casa. Altri agenti, più severi, pretendono che tu apra loro la porta per vedere se ci sono i letti, la cucina, il frigorifero e magari se stai cucinando il ragù. La relazione della polizia municipale viene spedita all’ufficio anagrafe del Comune e, se viene attestato che la famiglia realmente si è trasferita nel nuovo appartamento, la residenza viene aggiornata. Ma i diretti interessati non vengono informati sull’esito: devono chiedere un certificato di residenza per essere certi dell’avvenuto cambio. E non si tratta di uno zelo. I gestori dell’energia elettrica e del gas pretendono l’autocertificazione del cambio: se la fornitura del servizio non riguarda l’abitazione principale dell’utente, le tariffe sono più salate.

Ma la ciliegina sulla torta è rappresentata dalla tassa sulla spazzatura e da Equitalia. Tutti (o quasi) sono convinti che il cambio di residenza che so, da via Toledo a corso San Giovanni, informi in automatico il Comune che la tassa (Tarsu o Tari, fate voi) debba essere pagata sul nuovo appartamento. E invece no. Nessuno ti avvisa che con una procedura, diversa, autonoma, parallela, il “mutante” (nel senso della residenza) debba andare presso l’ufficio tributi del Comune di Napoli in corso Arnaldo Lucci e, innanzitutto, dimostrare di non utilizzare più l’appartamento della precedente residenza. Come si dimostra? O con l’atto di vendita dell’immobile, oppure con il contratto di locazione dello stesso a un terzo, oppure ancora con l’ultima bolletta dell’energia elettrica sulla quale è stampato: “cessazione – chiusura contratto”. Diversamente, il Comune continuerà a chiederti la tassa per la “vecchia” residenza” pur recapitando l’avviso al nuovo indirizzo.

Contemporaneamente, insieme alla cancellazione della precedente posizione, si dovrà chiedere l’iscrizione nei “ruoli” (elenchi) con altri documenti da consegnare di cui vi risparmio l’elenco. Allo stesso modo, Equitalia notificherà eventuali cartelle al precedente recapito perché gli archivi informatici si aggiornano ma solo dopo alcuni mesi. Tra poco non Equitalia non ci sarà più? Non oso pensare a quanto potrebbe accadere con un nuovo agente della riscossione. Insomma, se state pensando di cambiare casa, mettete in conto una bella serie di rotture di scatole.

 

Repubblica Napoli domenica 13 novembre 2016 pag. 15