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Il mandolino, verità nascoste oltre lo stereotipo

Scritto da Chiara Ciardiello Il . Inserito in Musica

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Quando le persone pensano al mandolino, di solito lo associano a tutta una serie di simboli partenopei talmente inflazionati da essere considerati, troppo spesso, semplice espressione del folklore popolare, al limite del kitsch. L’idea di mandolino, ammettiamolo, di solito si delinea subito insieme a quella di pizzababàpulcinellaspaghettitarantella…quasi ad etichettare, esclusivamente, la componente popolare della cultura.

Questo piccolo strumento a plettro ha, invece, ben più ampia spendibilità che nel solo settore di nicchia, il classico napoletano, in cui viene anacronisticamente collocato dalla mente di molti di noi. Il mandolino è uno strumento versatile anche dal punto di vista estetico: la sua struttura ed i suoi decori possono essere realizzati con una vasta gamma di legni (abete, palissandro, ebano, legno di rose, ...) e materiali che ne impreziosiscono e personalizzano il design (avorio e tartaruga, oggi proibiti dalla legge, madreperla, argento, ecc ...). Il suo suono, certamente protagonista del repertorio classico napoletano, ha ispirato moltissimi compositori classici come Vivaldi, Beethoven, Mozart, Paganini. Anche diversi artisti moderni, del calibro dei Led Zeppelin e dei R.E.M, hanno scelto questo piccolo strumento in brani molto famosi: come dimenticare la bellissima “Losing my Religion”, in cui il mandolino, protagonista indiscutibile, ci emoziona in un coinvolgente, vibrante, riff musicale.

Intorno alla metà del settecento, la famiglia nobile dei Vinaccia (originaria di Massalubrense, Sorrento) inaugurò la produzione dei mandolini napoletani che oggi è tanto famosa nel mondo. Tra i paesi oltre oceano in cui il mandolino è particolarmente apprezzato troviamo il Giappone, dove nel 1924 il liutaio e musicista compositore Raffaele Calace, nipote di Nicola Calace che fondò a Napoli, nel 1825, l’omonima liuteria, si esibì al cospetto dell’imperatore Hirohito. Lo strumento fu talmente apprezzato da entrare a far parte, a pieno titolo, della cultura giapponese fino ai giorni nostri. In America, il mandolino trova il suo spazio nel genere bluegrass, una sorta di melting tra i generi country, folk, Blues e Jazz, nato intorno al 1940. Quasi tutti i paesi del mondo comunque, hanno la propria versione di mandolino, tra le più conosciute il mandolino portoghese, che si differenzia dal napoletano per la forma della cassa ed altri dettagli tecnici.

Allora perché non alimentare, qui da noi, entusiasmo sempre nuovo per la tradizione e la conoscenza di uno strumento così prezioso nel panorama artistico musicale? La Cattedra di Mandolino a Napoli è stata istituita in tempi recentissimi, a seguito di un disegno di legge proposto nel 1996 dal Senatore Di Ricco. Il Senatore, già allora, sottolineava l’incapacità della classe politica “di utilizzare gli elementi propri e forti della tradizione come possibili fondamentali componenti dell'industria del turismo”, definendo “paradossale” il fatto che le uniche due cattedre di mandolino allora esistenti in Italia, si trovassero a Padova e L’Aquila. Ancora oggi nelle scuole, il mandolino

non viene affatto proposto come oggetto di studio. Se da un lato infatti, l’idea che ciascuno studente compri un mandolino e si eserciti nelle poche ore di musica previste dalla didattica, sia forse irrealizzabile, diverso sarebbe se la scuola si sforzasse di rendere merito a questo strumento, diffondendo tra le nuove generazioni una sua corretta collocazione storica, artistica, musicale e restituendogli la dignità che merita.

Esiste un disegno di legge per l’introduzione del mandolino nelle scuole secondarie di primo grado, risalente al 13 giugno 2014, che giace in attesa di essere esaminato, ma probabilmente ancora lontano dall’essere approvato. Nel frattempo, a Napoli, diverse associazioni locali sono oggi impegnate nel promuovere l’arte mandolinistica come fonte di ricchezza non solo nell’ambito strettamente musicale, ma anche in quello dell’artigianato. All’attività di tutte le suddette associazioni, di piccole botteghe artigiane e del Conservatorio San Pietro a Majella dobbiamo la sopravvivenza di questa fetta della nostra cultura. Sta alla nostra intelligenza di Nazione, valorizzare il lavoro dei giovani talenti, musicisti e artigiani, che si dedicano con passione e determinazione a questa forma di arte, che affon
da le sue radici nella nostra identità culturale.