fbpx

De Magistris e il sindacato

Scritto da Anna Rea Il . Inserito in Il Palazzo

Manti stradali rattoppati, dissestati, causa di incidenti anche gravissimi sulle arterie principali della città, ( tre nelle sole ultime 48 ore) immondizia, abbandono, degrado, anche nelle piazze principali, si pensi a Piazza Garibaldi, porta di ingresso e di benvenuto della città, tra rom, prostituzione e scippi, oramai è divenuta terra di nessuno. Le ultime notizie di cronaca, poi, faide di camorra a parte, vedono espandersi un fenomeno sempre più preoccupante che è quello della violenza infantile, delle scorribande delle cosiddette baby-gang, che di “baby” hanno oramai solo l’età anagrafica perché, nei soprusi, sono pericolosamente adulti.
E in cima a questo crescendo di fatti e cronaca quotidiana, c’è il crollo del palazzo alla Riviera, dove non c’è stato nessun morto solo per pura fatalità e poi il terribile incendio doloso, nello stesso funesto 4 marzo, che ha distrutto, cancellato, l’unica perla di scienza e cultura nata dalle lamiere e dagli scheletri della vecchia Ilva-Italsider, Città della Scienza.
E’ l’immagine di una città dolente, quella che abbiamo sotto gli occhi , è l’immagine di una città ripiegata e rinchiusa in se stessa, come un animale ferito a morte e che in agonia sferra le sue unghiate senza criterio, senza regole, senza obiettivo.
E’ vero, stiamo vivendo un momento difficile; l’Italia, l’Europa, il mondo vivono un momento difficile, ma un’altra cosa è l’abbandono; un’altra cosa è la perdita di identità e di controllo della città di Napoli.
Quando è arrivato De Magistris, la città sembrava come ridestatasi da un lungo e soporifero letto di “ceneri e rovine”, soprattutto politiche e di fiducia interrotta; in molti hanno creduto nel “nuovo” e hanno scelto il nuovo sindaco per Napoli.
De Magistris ha avuto una grande opportunità che fino ad oggi non ha saputo cogliere e trasformare in azioni buone e durature per la città.
La UIL Campania, in molte occasioni, insieme a Cgil e Cisl, ha avuto sin dai primi momenti un rapporto “complicato” con il primo cittadino di Napoli, sospesi tra l’attesa delle convocazioni e la completa assenza della controparte istituzionale. Eppure, le vertenze e le problematiche in città erano e restano numerose. Penso al welfare, al patrimonio pubblico, ( la gestione dell’acqua, adesso ABC, ha avuto problemi proprio a partire da questa amministrazione) al controllo e alla sicurezza del territorio, fino alla salvaguardia dell’ambiente, per non parlare delle varie vertenze di lavoro , nei diversi comparti, trasporto, sanità, scuola, sul territorio napoletano. Insomma, per usare una parola di successo e cavallo di battaglia della “rivoluzione arancione”, sembra che a Napoli è stato scassato tutto, anche quello che di buon esisteva! Il fatto è che non solo è mancato il confronto con quasi tutta l’amministrazione comunale, ma si è delineata nel tempo anche una certa arroganza, un’indifferenza, una mancanza d’ascolto delle esigenze vere della città.
Con le ultime elezioni politiche, che hanno rovesciato il quadro già drammatico degli equilibri politici ed economici italiani, tanto da non riuscire nemmeno a formare un governo, visto lo scacco grillino sotto cui soccombe il Paese e il nostro sistema democratico, i partiti forti sono stati fortemente ridimensionati , mentre quelli piccoli e piccolissimi sono stati spazzati via. Forse è stata questa la cartina di tornasole più amara da accettare per De Magistris, quella del consenso contestato, perduto, a circa due anni dal suo plebiscito partenopeo. E da questa amarezza, che è consapevolezza insieme, che il primo cittadino sembra aver fatto per la prima volta un “mea culpa”, una coscienziosa autocritica del suo operato, dei suoi atteggiamenti non sempre aperti alla contrattazione, al confronto, alla partecipazione di tutti gli attori, pur attivi ed operanti sul territorio. Abbiamo ancora tempo per “ricominciare”, per mettere insieme tutte le forze e le strategie, ciascuno responsabile del proprio ruolo e delle proprie competenze. Abbiamo tempo, a partire da adesso, per riprenderci la città di Napoli, per riconsegnarle la sua identità migliore, che è quella di una città globale, multiculturale accogliente, che è quella che sa “arrangiarsi” è vero, ma senza soprusi, violenze o indifferenza, anzi con idee, inventiva, genialità. Al di là dei prototipi e dei pregiudizi che spesso ghettizzano o costringono la città in limiti troppo stretti, dovremmo incanalare in una buona direzione le forze migliori di questa città. Ne abbiamo avuto prova dopo l’incendio di Città della Scienza, da quelle rovine, sembra essere riaccesa nuovamente la dignità, la voglia di rivalsa di Napoli.
Partiamo da qui, partiamo dal 4 marzo, non disperdiamo le “forze del fare”, il Sindaco si faccia “garante” e “coordinatore” di questo “progetto Napoli” e riconsegniamo ai nostri cittadini, a quelli dell’Italia e degli altri Paesi, il volto e l’anima migliori della città.