fbpx

Bagnoli a 20 anni dalla chiusura della fabbrica

Scritto da Fabio Di Nunno Il . Inserito in A gamba tesa

Bagnoli vive sospesa tra un passato che non è più, un presente che non è ancora ed un futuro che, forse, non sarà mai. Questa è la sensazione che pervade gli abitanti del quartiere, ma questo è anche ciò che trasmette una passeggiata nell’area dismessa del vecchio stabilimento ILVA - Italsider. Quando si percorre l’immensa area ci si sente un puntino in un deserto. Sono trascorsi ormai 20 anni dalla chiusura degli stabilimenti che vertevano sull’area: la bonifica non è ancora terminata e, secondo alcuni docenti universitari, essa sarebbe stata fatta a fini di riutilizzo industriale e non abitativo. Alcune realizzazioni sono state compiute: il turtle point, per la cura delle tartarughe marine, Porta del Parco - Bagnoli Hub, struttura ricettiva con centro congressi e centro benessere (la cui apertura però viene rimandata di mese in mese), il pontile (passeggiata a mare più lunga d’Europa). Si susseguono di anno in anno notizie contraddittorie e proposte disparate. Si confondono le varie competenze: l’area interna è responsabilità di Bagnoli Futura, società di trasformazione urbana; spiaggia, mare e colmata sono di competenza del Demanio Marittimo. Su via Leonardi Cattolica è stato realizzato un parco dello sport, con alcuni impianti non utilizzabili per competizioni internazionali (poiché di dimensioni non regolamentari), parco che manca degli ultimi fondi per il suo completamento, parco che si sta degradando di giorno in giorno e, sicuramente, necessiterà di interventi restaurativi. Dalla parte opposta della stessa strada vengono perennemente abbandonati rifiuti di ogni genere. Proprio nei pressi di tale zona fu ideata la realizzazione di un digestore anaerobico di rifiuti: non è dato sapere che fine abbia fatto tale proposta. La colmata a mare deve essere eliminata per ripristinare la linea di costa: non si sa quando. Il circolo ILVA deve essere avvicinato al quartiere di Bagnoli: non si sa quando. Bisogna realizzare un porto turistico: non si sa quando. Il quadro delineato è terrificante. Ciò spaventa non solo i napoletani, ma anche e soprattutto i tanto agognati investitori che dovrebbero farsi carico dell’acquisto di suoli e della riqualificazione urbanistico-ambientale dell’area. Certezza, questa è la parola d’ordine per ogni investimento: parola che nessuno può pronunciare perché saprebbe di mentire. A tutto ciò, si è aggiunto l’incendio di Città della Scienza, che apre scenari ad oggi incerti. Nonostante quanto si legga e si affermi, nessuno sa davvero se e quando il museo verrà ricostruito dov’era ma una proposta interessante è stata quella di trasferirlo nell’acciaieria (immensa struttura rossa al centro dell’area): infatti, ad oggi nessuna delle proposte fatte per il riutilizzo dei circa 6 milioni di metri cubi della struttura in questione era stata concretamente presa in considerazione, ma posizionare la nuova Città della Scienza potrebbe essere una seria occasione di riutilizzo di uno spazio immenso e versatile.