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Intervista a Silvestro Scotti, nuovo segretario nazionale della Federazione italiana medici di medicina generale

Scritto da Angela Pascale Il . Inserito in A gamba tesa

scotti medico

Silvestro Scotti, napoletano, medico di medicina generale dell'Asl NA 1, e Presidente dell'Ordine dei Medici e Chirurghi della Provincia di Napoli, da qualche giorno eletto segretario nazionale della FIMMG. Lo raggiungiamo di ritorno da un incontro ministeriale sui nuovi LEA (livelli essenziali di assistenza).

Qual è il compito del medico di famiglia e come viene percepito?

Il compito del medico di famiglia è essere il primo contatto con il SSN ed è l’unica figura a scelta libera del cittadino pur essendo “fornito” dal servizio stesso. Le altre figure professionali, nelle ASL e negli ospedali sono indicate dalla struttura. Questo crea un rapporto significativo, fiduciario, tra il cittadino ed il medico di famiglia e quest’ultimo ha il potere di amplificare le visite specialistiche.

In questi anni il ruolo del medico di famiglia è stato svilito dal nuovo sistema di ricette e di permessi per la prescrizione di visite specialistiche (la cd. appropriatezza)?

Il processo di burocratizzazione della professione è stato vittima di una visione economicistica che ha visto prevalere il calcolo dei costi sulla qualità dei servizi.

I medici di famiglia ora, con la diffusione dell’informatica, vengono valutati direttamente sia dal cittadino che dal SSN, i primi vedono un medico che nella diagnosi valorizza più l’utilizzo del computer e gli aspetti formali rispetto alla visita, il secondo, paradossalmente, controlla più le scelte dei medici di famiglia che non dei propri dipendenti, i quali hanno anche meno indipendenza.

Il medico deve soddisfare sempre più parametri burocratici: processi di esenzioni, rapporto tra diagnosi e prestazione e diagnosi e farmaco, deve essere giustificata ogni ricetta, e poi, guarda caso, il sistema di controllo è gestito da SOGEI (società generale informatica) che dipende dal ministero dell’Economia e non dal ministero della salute.

Le scelte dei medici quindi spesso sono più orientate dal decisore politico che dal medico stesso.

Il ruolo del medico di famiglia potrebbe assumere una funzione maggiore nel campo della diagnosi e della prevenzione, anche alla luce del decreto Balduzzi. Che cosa manca per la sua piena attuazione?

Io, pochi minuti fa, ho terminato un’audizione presso la commissione affari sociali della Camera dei Deputati, la quale dovrà dare il via libera ad i nuovi LEA (Livelli Essenziali Assistenza), che dovranno essere garantiti a tutti i cittadini.

Tuttavia ancora oggi i LEA vengono non solo definiti come sistemi separati tra i vari settori, per comodità nell’analisi dei risultati, ma, questa volta sbagliando, vengono calati sui territori a compartimenti stagni: non c’è relazione tra i dipartimenti prevenzione delle ASL e i medici di famiglia, quest’ultimi dialogano direttamente con direzione distrettuale e non esiste una vera collaborazione tra tutti questi protagonisti per la definizione di un’unica strategia di prevenzione. Infine fa comodo dire che non si raggiungono i risultati sulla prevenzione per colpa dei medici di famiglia e questo è troppo comodo, dobbiamo sforzarci di costruire un modello di screening che colleghi meglio le ASL ai medici di famiglia.

Cosa significa essere un medico di famiglia a Napoli, dove la sanità, troppo spesso, non è riuscita neanche a soddisfare i LEA?

A Napoli il lavoro dei medici di famiglia è molto spesso collegato ad un lavoro di relazioni che spingono il medico ad aiutare il proprio paziente cercando di individuargli i soggetti a cui rivolgersi in tutto il proprio percorso di cure. Spesso siamo costretti a chiamare direttamente i colleghi delle strutture sanitarie e i medici di famiglia che non riescono a muoversi in quest’ottica spesso accumulano fallimenti e delusioni. Tutto ciò deriva dal fatto che molti di noi devono fare più del dovuto per avvicinare i propri pazienti ai livelli essenziali di assistenza.

Cosa è cambiato in Campania, nel campo sanitario, con l’avvento del Presidente De Luca?

È utile ricordare che purtroppo la decisione sanitaria in Campania ancora non appartiene in tutti i suoi aspetti alla politica locale ma è vincolata ai due commissari e questo è un problema perché l’intervento politico è ridotto. Inoltre siamo la regione che riceve meno finanziamenti perché siamo tra le regioni più giovani di Italia e questo influisce negativamente sui soldi che riceviamo dal fondo sanitario nazionale.

Per tornare alla prevenzione, per definizione dedicata ai giovani, non c’è nessun sostegno previsto per le regioni più giovani affinché investano ancora di più sulla prevenzione, visto che ricevono meno in generale. Purtroppo il commissariamento si basa per lo più su aspetti economicistici e questo sta sottraendo potere a De Luca, che come ha dimostrato sul caso delle barelle al Cardarelli, ha invece la determinazione necessaria per fare interventi necessari per portare a termine gli obiettivi. Anche quest’ultimi devono essere fissati dalla politica, che deve tornare rapidamente ad essere pienamente responsabile della sanità.