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6 Dicembre 2016: ADL gioca il suo referendum a Lisbona

Scritto da Enrico Mezza Il . Inserito in Il Pallonetto

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Introduzione dell’autore: “Ho vissuto diversi mesi in Portogallo, a Lisboa. Ho frequentato le sue aule universitarie, i suoi bar e, non da ultimo, o Estadio da Luz. Sulle rive del Tejo, il calcio è una cosa seria: con civiltà, per a bola si litiga, si grida, si piange ... né più, né meno di quello che accade sulle sponde del Golfo. Forse è per questo che i lisboetas hanno un motto: « a tavola, con gli amici, non parlare di calcio e di politica».

Rivedere la Costituzione, si sa, è cosa seria. Riguarda il futuro di una Nazione, di diverse generazioni (in un caso, o nell’altro). Anche per questo, il Referedum del 4 dicembre è un argomento di cultura generale, che entra nelle discussioni di ogni giorno. In una parola: è pop.

Sia permesso, pertanto, prendere il concetto a prestito ed adattarlo alla vicissitudini del Calcio Napoli. Per una volta, in sostanza, fare una metafora calcistica all’inverso: utilizzare un argomento politico per parlare di pallone.

Il Napoli vive un’eterna personificazione. Tutto è il frutto delle scelte di De Laurentiis, che siano geniali o biasimabili. Aurelio è il Presidentissimo, che ha portato la squadra dalla serie C (“quando non c’erano i palloni”) fino ai traguardi più illustri degli ultimi 25 anni.

Ebbene, il 6 dicembre, ADL giocherà il suo Referendum totale: dentro o fuori. Al posto del corpo elettorale, un esercito di tifosi; al posto dei sondaggi, le statistiche del girone; al posto del quesito referendario, una sfera, rotonda ed indomita.

Il Da Luz è uno stadio difficile: prima della partita, un’aquila fa il giro del campo, il pubblico si esalta e con loro i giocatori. O Glorioso è la quintessenza del calcio lusitano: pieno di fraseggi, avvolgente ed in parte lento. A prima acchito, la classica squadra che un gruppo di scugnizzi può battere. Ma siamo ancora noi quelli scugnizzi!?!

Dopo un calciomercato stellare, anzi galacticos, il Dela cambia strategia, pescando nel bacino del calcio di provincia. Ne viene fuori un poetico maestro di calcio in tuta, un terzino incredibile ed un centrocampo tanto giovane quanto forte.

Detta così, il Napoli dà l’idea di una squadra vivace. E lo era, fino all’infortunio della sua unica punta di ruolo. Le logiche dell’infermeria non possono condizionare un intero campionato; non avere sostituti idonei, dopo aver venduto Mr. 94 milioni, questo non è accettabile.

Se il Presidente ha scelto di personalizzare la campagna acquisti e l’intera società, non può non personificare anche la sfida del 6 dicembre. Ecco perché la partita di Lisbona appare inesorabile come le tornata referendaria.

Una scheda verde, con due porte disegnate sopra, ed un quesito semplice: “Che fine fa il Napoli? A) passa il turno B) non passa il turno”. Le responsabilità politico/gestionali della società sono evidenti, ma non per forza serie.

E’ possibile uscire dalla Champions, ma non si spiega la volontà di trattenere giocatori, seppur fortissimi, ma fuori dagli schemi; non si spiegano neanche i rapporti tra area tecnica ed area societaria. L’incomunicabilità tra Sarri ed ADL è cosa nota. Una sessione di calciomercato ragionata non si conclude a fine agosto, ma nell’ultima decade di luglio. Solo così, giovani promettenti possono essere educati ai tatticismi della serie A ed ai moduli del maestro.

E’ vero che i risultati parlano, che nessuna critica può essere mossa in valore assoluto a questa società. Chi scrive non ha mai visto un Napoli più bello ed è grato al Presidente di ciò. Ma qualcosa è andata storta e la campagna (non elettorale ma) acquisti ha preso una piega particolare.

E’ utile sottolineare quanto anche piccoli errori/distrazioni di una società sicuramente non ben organizzata e non ben stratificata, possano essere così devastanti. E mai come quest'anno lo si nota. Negli gli anni precedenti avevamo sempre a che fare con errori di maggior spessore: la panchina corta, un allenatore più competente che motivato.

Quest'anno, invece, la cosa è semplice: non abbiamo la punta di riserva e certe scelte sono state fatte in ritardo. Tutto qui. Ma anche se minimi, gli errori si pagano.

Tuttavia, nulla è irrimediabile, c’è tempo, anche dopo la data del 6 dicembre. Sarà perdonato, pertanto, chi scrive, se considera comunque decisivo il voto di Lisbona. Forse, è solo perché vorrebbe continuare a vivere questa favola azzurra.

Com’è ovvio, la speranza è che vinca “passa il turno”; in ogni caso, però, a gennaio bisogna riprendere con qualche piccola riforma. Forza Napoli, sempre!