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Populismo e Paure

Scritto da Ernesto Nocera Il . Inserito in Vac 'e Press

populismo

Nel valutare sia il fenomeno Trump che quello del populismo che avanza anche in Europa trovo sommamente sbagliato l'atteggiamento di chi, forte di una sua verità (indimostrata), definisce con spregio ‘ignoranti’ gli elettori che sono andati da un'altra parte. Mi ricordano Saragat, segretario dei socialdemocratici che, negli anni '60, a commento di una sonora sconfitta politica, prezzo della loro sudditanza alla DC, se la prese col ‘destino cinico e baro’.

Riferisco una esperienza personale: ho un figlio che fa il camionista. Lavorava in Emilia Romagna con una grossa compagnia, un paio di anni fa avevano una vertenza sindacale che non riuscivano a risolvere. Mi mandò le carte e mi chiese di partecipare all'assemblea sindacale che avrebbe discusso l'alternava fra licenziamenti, cassa integrazione, solidarietà ecc.; le caratteristiche delle situazioni di crisi di settore. Ovviamente ci andai. L'assemblea, molto vivace e partecipata, era fatta di lavoratori che avevano sempre votato a sinistra. Erano arrabbiati ed impauriti per l'arrivo incontrollato di autisti dell'Est, pagati ad un terzo del loro salario, con compagnie sia locali sia italiane trasferite laggiù che, drogando il mercato, avevano messo in ginocchio l'autotrasporto italiano già debole di suo per la grande frammentazione. Questa situazione ha consentito che il più grande gruppo di autotrasporto europeo sia in Ungheria con un parco di 3000 tir, 10mila dipendenti ed una grande flessibilità di intervento. La Germania ha deciso che chi opera sul suo territorio deve rispettare le condizioni contrattuali tedesche. In Italia niente del genere. I sentimenti dominanti nell'assemblea erano la rabbia e la paura.

Sostenendo l'azione del sindacato locale riuscii a far accettare la proposta meno dannosa: la cassa integrazione. Ovviamente una battaglia di retroguardia; tentai di spiegare che la colpa non era del poveraccio romeno pagato tre soldi ma dei loro padroni che approfittavano del bisogno di quei poveretti . Capirono ma non accettarono. Adesso la ditta ha chiuso e quel gruppo si è disperso. Chi lavora alla giornata, chi con qualche cooperativa fasulla che ha lucrato sul Jobs act chiudendo, licenziando e riassumendo, come nuova società, i lavoratori che aveva messo in mobilità (Renzi lo sa?).

Ebbene tutti quei lavoratori, ripeto nostri elettori, hanno subìto il fascino di Salvini. E' colpa loro? Sono ignoranti? Non sanno di politica ? No. Sono persone impaurite che hanno visto messo in discussione la vita delle loro famiglie e che sono stati lasciati soli con la loro disperazione. Sono profondamente dispiaciuto per il loro disorientamento, per le loro paure ma se alla Leopolda si sostiene che il sindacato è fuori della storia, che la difesa dei lavoratori è un ‘fatto ottocentesco’ e se ciò viene proclamato a gran voce dai vari Nardella, Lotti ‘et similia animalia’ perché vi meravigliate?