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Onlus per davvero

Scritto da Francesca Ciaramella Il . Inserito in Vac 'e Press

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L’ormai manifesto e lucroso gioco della corsa agli appalti per onlus disposte ad assistere gli immigrati, è oggi motivo di forte sconforto e diffidenza nei confronti di tutte le realtà pur ventennali, che si propongono come primo obiettivo l’assistenza socio-culturale degli stranieri. Non mi interessa entrare nel merito della recente questione politica e giudiziaria, che ritengo anche alquanto spinosa e talvolta improduttiva; ma mostrare da vicino l’interesse e la dedizione che costruiscono l’architettura di una delle associazioni con cui sono recentemente venuta a contatto, e aggiungerei fortunatamente.

L’avventura Dadaa Ghezo nasce nel 1996 nel territorio di Casandrino, principalmente grazie alla libera iniziativa di tre soci membri. Tutt’oggi mantiene lì la propria sede legale, ma si sviscera attraverso una serie di servizi dislocati (dal semplice “sportello informativo” all’assistenza medico-sanitaria, per non parlare del recente interesse per la sistemazione lavorativa dei nuovi arrivati e l’incredibile contributo offerto alla mediazione linguistica degli stessi), ospitati dai territori di Sant’Antimo, Aversa e Casandrino. L’associazione vive del sostegno della Caritas Diocesana di Aversa, dei ragazzi del Servizio Civile dell’hinterland napoletano e di alcuni volontari.

Oltre che nel fertile terreno religioso, questo opificio decentrato affonda le sue radici soprattutto nel lavoro di due dei membri fondatori originari: un padre e un figlio migranti, venuti via molti anni fa, da quella stessa Africa che ha dato i natali a gran parte degli stranieri che oggi essi liberamente accolgono. Il sentimento che li spinge a continuare in un’impresa che può sembrare ai più troppo ambiziosa, non è puramente mosso dalla fede o fondato su una forma di devozione cattolica, né prodotto da interessi personali di natura economica; ma nasce da una condizione esistenziale (e sociale) affine: quella del “rifugiato”, etichetta che in Italia e in molti paesi dell’occidente ha quasi sempre un’accezione negativa, sia dal punto di vista linguistico che umano.

Spesso dimentichiamo che a giocare un ruolo fondamentale nell’integrazione, non è solamente la componente politica o religiosa, ma anche e soprattutto quella culturale. Sentiamo spesso un’affinità ancestrale con luoghi e persone che, in qualche modo, si avvicinano per abitudini o per somiglianza linguistica al nostro bagaglio “esperenziale”. Consci dell’esistenza di queste disparità, esistenti tra italiani e migranti, i ragazzi di Dadaa Ghezo lavorano da anni proprio ad eliminarle: recentemente essi hanno partorito l’idea di allargare la partecipazione ai corsi di lingua italiana, anche alle donne; e per non intaccare la tradizione mussulmana che pretenderebbe molte di queste aspiranti studentesse in aule con platea prettamente femminile, si sono stabiliti turni differenti per uomini e donne.

Lo scopo è mantenere intatti alcuni caratteri che sono più facilmente soggetti ad intromissioni religiose; e allo stesso tempo promuovere l’avvicinamento di alcune componenti di natura unicamente culturale, a quelle che sono le abitudini italiane. Non è facile vivere in un paese che non ci lascia conoscere e inglobare quelle che sono le sue usanze peculiari, produce in noi insofferenza e un sentimento di sradicamento costante; i membri Dadaa sanno, perché alcuni di essi l’hanno provato sulla loro pelle, che per raggiungere l’unità sociale (ben rappresentata dalla sigla ONLUS: organizzazione non lucrativa di unità sociale) l’unica strada è una forma di empatia umana e disinteressata.