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Caro Renzi, ci abbiamo provato

Scritto da Berardo Impegno Il . Inserito in A gamba tesa

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Caro Renzi,

Tu più di tutti hai messo intelligenza e cuore in questa dura lotta per rendere l'Italia più moderna, più competitiva in Europa e nel mondo, più capace di rispondere velocemente alle sfide del nostro tempo. Purtroppo, ancora una volta, il riformismo non riesce ad essere maggioritario nel nostro paese.

Quando hai bacchettato i sindacati conservatori, impegnati a difendere le posizioni acquisite, tutti gli altri ne sono stati contenti. Quando hai detto ai magistrati che non potevano fare tanti giorni di vacanza, gli altri ti hanno seguito. Quando hai provato a immettere valutazioni di merito per gli insegnanti, le famiglie sono state d'accordo. Quando hai detto ai burocrati che dovevano ridursi lo stipendio e dare l'esempio di rigore e efficienza, gli altri hanno condiviso, ma di certo non i destinatari del messaggio. Insomma, di volta in volta, i colpiti dall'opera di vero rinnovamento del nostro paese, hanno cominciato a odiarti. I corporativismi si sono uniti tutti, rabbiosamente, nel fronte del no.

Figuriamoci se questo poi non avveniva nel ceto politico. Il livore dei "rottamati" è stato virulento ed evidente. A ciò si aggiunge un Berlusconi messo fuori gioco dopo vent'anni e i nostalgici della prima Repubblica e del gran "bel gioco" dell'accordo fra i "potenti". E poi, ancora, con maggiore lungimiranza e sguardo politico coerente, i populismi di destra e di sinistra, dalla Lega ai Cinque Stelle, che cavalcano l'onda tempestosa della destra mondiale dalla Brexit a Trump. Sei stato un condottiero coraggioso e lucido, quando oggi vogliono rappresentanti, invece, come un Capitan Fracassa.

Il riformismo è difficile insomma, lo sapevamo. Perciò tu e tutti noi abbiamo il dovere politico di non disperdere quel 40% di italiani che ci hanno dato fiducia. Da lì bisogna ripartire, sì, da lì. Certo non ci nascondiamo le enormi difficoltà che si presentano davanti a noi e le responsabilità che ci richiamano a essere prudenti e saggi nei prossimi giorni e nelle prossime settimane. Discuteremo sul da farsi e individueremo le soluzioni più opportune. Ma certo tu non rinuncerai, col coraggio che ti contraddistingue, ad avere l'orientamento giusto per rilanciare il progetto originario del PD che è quello di costruire una sinistra moderna al servizio di un Paese-Italia che ha sempre di più bisogno di non interrompere il processo riformatore.

Napoli, la Campania e il Mezzogiorno, ancora una volta, sono stati i più restii al cambiamento. È qui da noi che c'è bisogno di una riflessione più profonda sulla nostra storia, la nostra cultura, ma anche sulle nostre domande, sui nostri bisogni, sulle nostre aspettative. Qui dove la crisi ha morso di più, i giovani hanno minore speranza di lavoro, dove lo straniero è una presenza minacciosa, dove la criminalità è una piaga diffusa e virulenta. È dalle mie parti che la costruzione di una nuova classe dirigente del PD non è rinviabile. A volte mascheriamo questa difficoltà storica, che viene da lontano, con vittorie contingenti, che hanno letture particolari, come il caso dell'elezioni di De Luca a presidente della Regione Campania. Queste fiammate positive non debbono coprire il campo impantanato nel quale si è andata ad insabbiare la sinistra napoletana e campana.

Abbiamo molto da lavorare, ma di certo non ci annoieremo.

Grazie.