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Trianon Viviani, vertiginosa caduta e lenta risalita

Scritto da Francesca Ciaramella Il . Inserito in Teatro

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È letteralmente un curioso caso toponomastico, il filo conduttore che unisce quelli che furono momenti di sollazzo regale nella Francia di Luigi XIV e la socialità smaccatamente napoletana che ancora rivive nel teatro napoletano Trianon, sito in Piazza Vincenzo Calenda. Storica insegna della napoletanità, questo nome, deve la sua origine all’omonimo parco ricreativo annesso alla reggia di Versailles, che fu per il sovrano francese e la sua famiglia, rifugio dalle incombenze della fastidiosa burocrazia quotidiana.

Da delizia regia a delizia del popolo la strada è breve: quando per associazione del tutto arbitraria il toponimo francese passò ad essere adoperato per individuare le “dolcezze regali”, Amodio Salsi scelse questa espressione per inaugurare una delle prime opere del Risanamento partenopeo; e in effetti proprio questo luogo avrebbe dovuto incentivare lo sviluppo immobiliare del quartiere Forcella. Il suo esordio non tradì le attese: nel gennaio del 1912 con un allora poco conosciuta Miseria e Nobiltà vennero dati i natali alla prima stagione teatrale del Trianon. La trasfigurazione era avvenuta e quel nome rappresentava ormai per il sud e per Napoli soprattutto, uno dei centri nevralgici della vita ricreativa campana.

Allontanata nel tempo l’indebita immagine della corte reale più stimolante di tutte, restava a questo luogo l’eredità di autori come Scarpetta e Viviani, eredità che le trasformazioni successive non avrebbero saputo commemorare. Da sala cinematografica a vessillo del fascismo poi, da cinema a luci rosse fino alla più recente conversione in teatro della musica napoletana nel 2002, la “delizia regale” aveva insomma perso i suoi antichi splendori.

Ma entriamo nel vivo dei duemila: il Trianon sembra collezionare nel nuovo secolo solo maggiori dispiaceri. Nonostante la partnership di Nino D’Angelo e l’interesse dei vari governatori susseguitisi nel primo decennio, il teatro accumula debiti dell’ammontare così alto da finire inevitabilmente all’asta, per ben due volte. Silenzio stampa nelle due sedute. La deriva diviene evidente quando giunge la notizia di un possibile smembramento dei suoi larghi ambienti per la creazione di un supermercato.

Solo in questa occasione la sopita coscienza civile e storica della gente del posto si è risvegliata, generando proteste e stimolando l’intervento dell’attuale governatore della regione Campania, al quale si deve la riapertura del Trianon Viviani nel novembre del 2016.

Questa carrellata di eventi mostrano come il luogo abbia subito una lenta discesa verso il basso, e abbia rischiato di vedere completamente offuscate le sue epiche origini, a causa dello stesso disinteresse popolare. Le nuove energie saranno tutte convogliate nella sua lenta riconversione in spazio della socialità comunitaria, della “piazza” e della libera evasione; ritrovata partner sarà la musica napoletana d’autore, attraverso una fitta programmazione, che vede i nostri musicisti in prima linea per la riqualificazione della cultura partenopea di quartiere.