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Se fossero le donne a salvare il calcio?

Scritto da Mariano Paolozzi Il . Inserito in Il Pallonetto

dream team

Jurghen Klopp, direttamente da Liverpool ricorda con voce quasi nostalgica il tempo in cui i grandi campioni fumavano, qualche volta bevevano, qualche altra preferivano una lunga dormita ad un allenamento sotto la pioggia. Ovviamente quello di Klopp non è un invito alla sregolatezza, ma di sicuro è un richiamo ad un'umanità perduta nel calcio degli anni 2000.

Se per Pasolini il calcio è l'ultima rappresentazione sacra del 900', per un artista intuitivo di oggi richia di essere un "rito stanco", un eterno ripetersi dell'identico in cui si cerca di sensazionalizzare (passatemi il termine) ogni cosa. Ogni domenica assistiamo al gol del secolo, ogni calciatore argentino che fa un dribling è il nuovo Maradona. Le statistiche rubano il posto agli autentici valori calcistici.

E così ogni tanto arriva un Leicester a salvarci, un Neymar che fa un tunnel beffardo all'avversario, un arbitro che sbaglia e cambia il corso di una partita. E siamo tutti di nuovo felici. Sfacciatamente e banalmente felici.

In questa prospettiva, il calcio femminile può essere un'opportunità per chi ama il gioco più bello del mondo. Da una paio d'anni seguo saltuariamente il Napoli Dream Team, squadra di calcio femminile militante in serie B. Dimenticatevi vostra sorella che cambia canale nei minuti di recupero di Napoli-Juve, di madri che cercano di farvi andare al campo vestiti da Jack lo squartatore per "non prendere freddo", di mogli che vi propongono improbabili apericena il giorno della finale della Champions. Queste ragazze hanno la voglia di mangiarsi il campo, le reti e il pallone. Affrontano ogni partita ed ogni allenamento con la passione e la gioia di un bambino.

C'è qualcosa di naif che ci riporta ad un calcio antico, in cui si recupera la dimensione del gioco senza perdere professionalità. In cui c'è enorme agonismo e grande fair play senza retorica. Una giusta misura, mi sembra. D'altro canto pochi ancora hanno sottolineato il fenomeno americano, ossia il successo che il calcio femminile sta avendo negli States. In quel paese infatti, mentre il "soccer" maschile non ha grande seguito, quello femminile riempie gli stadi. Nel calcio femminile sembra che anche le atlete riescano a divertirsi, non solo il pubblico, come nel circo massimo calcistico. Quel circo nel quale i nostri giocatori sembrano sempre più diventare schiavi-gladiatori ben pagati.

Elio Aielli, mister della Napoli Dream Team, ha confermato quelle che sono state le mie suggestioni: "allenare queste ragazze è difficilissimo. Lo facciamo gratis, per passione ed amore per questo sport, con scarse risorse e strutture inadeguate. La gestione del gruppo è completamente diversa rispetto al calcio maschile, il rapporto fra allenatore e giocatrici è fondamentale e ci vuole una grandissima capacità umana prima che calcistica. Da allenatore posso dire che le soddisfazioni sono doppie, perchè il mio lavoro ha un riscontro maggiore rispetto al calcio maschile. Ho contribuito alla nascita di questa società e in sei anni siamo arrivati in serie B, un traguardo che ha regalato emozioni e soddisfazioni che io e le ragazze porteremo per sempre con noi. Oggi lo staff conta dieci componenti, il pubblico cresce e le difficoltà aumentano. Ma le sfide che affrontiamo sono sempre più affascinanti, le ragazze ci regalano sempre tante soddisfazioni. In ultimo, ma non ultimo, non è da sottovalutare il valore sociale del calcio femminile: con noi giocano tante ragazze con complicate situazioni familiari alle spalle, soprattutto fra le più giovani, e il calcio per loro rappresenta un momento di riscatto e di fuga dalla vita di tutti i giorni. Per questi ed altri motivi il calcio maschile ha tanto da imparare da noi".

Attilio Massarese, preparatore dei portieri del NDR ci ricorda "che si riparte dal lato sano di questo sport, dai sentimenti che suscita. Penso alla funzione sociale che svolge, tante ragazze che alleno vengono dalla periferia di Napoli da situazioni non facili, il calcio per loro è un punto di riferimento che può anche salvargli la vita. Il Napoli Dream Team è per tutti noi una seconda famiglia. Borges diceva che ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per strada, lì ricomincia la storia del calcio. Posso assicurarvi che accade anche quando i calci li tira una bambina".

Quindi in bocca al lupo al Napoli Dream Team, con cui approfondirò queste tematiche nei prossimi mesi e in bocca al lupo a tutte le ragazze che ogni domenica fanno mille sacrifici cercando un gol.

 

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