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Dalle (5) Stelle alle Stalle

Scritto da Samuele De Giorgio Il . Inserito in Vac 'e Press

raggi demaio

Non vorrei cedere alla tentazione di abusare della massima di Pietro Nenni, ossia "A fare a gara a fare i puri, troverai sempre uno più puro... che ti epura", anche perché, nonostante tutto, questi qui – i pentastellati – nessuno riesce ad epurarli.

Inizio a pensare che la loro bravura consista nell'avere sempre una buona scusa per ogni grana. In questi pochi anni, ho notato una ridondanza notevolmente inquietante: la naturalezza del Movimento nel raccontare balle, senza perdere seguito. Capisco che quest'affermazione necessiti di una spiegazione.

Innanzitutto, qualsiasi individuo di media intelligenza - anche se suppongo basti la capacità di intendere e di volere – capirebbe che l'onestà non può essere ricondotta tout court ad un simbolo politico, ma è un valore umano, neanche tanto assoluto, valutabile soltanto alla stregua delle singole personalità e delle loro qualità morali. Tuttavia, se anche volessimo – ragionando per assurdo – affibbiare l'appellativo "onesto" ad un movimento, questo non sarebbe il M5s.

Perché? Perché un movimento che diffonde onestà a macchia d'olio non potrebbe perdere pezzi lungo il suo cammino: il caso Pizzarotti a Parma, le firme false in Sicilia ed Emilia Romagna, lo scandalo di Quarto, l'avviso di garanzia all'assessore Muraro e, infine/addirittura, l'arresto del nientedimeno che braccio destro del sindaco di Roma Virginia Raggi, Raffaele Marra.

Per essere puri hanno già un bel curriculum, ma per i pentastellati sono solo incidenti di percorso, pecore nere che vanno epurate, magari con il ritiro del simbolo e la sospensione dal movimento.

Io sono garantista, fino a sentenza irrevocabile di condanna, credo nel (costituzionale) principio della presunzione di innocenza. Certo, per chi cavalca l'odierna cultura dominante – quella dell'odio s'intende – e fomenta pericolosamente le folle con barbaro giustizialismo, è imbarazzante entrare ed uscire così spesso dalla Procura. In seconda battuta, vorrei porre l'attenzione su due cavalli di battaglia dei 5stelle: uno vale uno; non ci sono correnti. La prima affermazione non ha alcuna ragion d'essere per due chiari motivi: il primo è il direttorio.

Questa figura mistica fuga ogni ambizione di democrazia diretta del movimento: sia chiaro, non sto dicendo che ad un movimento/partito non serva una classe dirigente, rimarco soltanto che giocoforza ci sono arrivati anche loro, certo un po' in ritardo, ma meglio che mai. La smettessero dunque con questa manfrina dell'uno vale uno, perché le decisioni più rilevanti vengono assunte dal direttorio (vedi caso Raggi) ed il popolo del Web non è neanche lontanamente consultato. Il secondo è l'innegabile presenza scenica del Dibba e del Dima: sono loro che girano l'Italia, chi va in scooter, chi riempie le piazze. E prendono anche le decisioni più importanti, anche all'interno del direttorio, a scapito di altri, magari più bravi, più silenziosi, meno appariscenti.

Ci ritroviamo al secondo punto. Lancio un appello: ragazzi, accettatelo che esistono le correnti, non è un fenomeno necessariamente deleterio, serve al confronto, per decidere in modo assembleare. Immagino, però, che sia difficile capirlo per chi è abituato ad attendere l'ordine dall'alto, scomparendo addirittura dal panorama mediatico pur di non dire la sua.

L'ultimo scivolone, di pochi giorni fa, in merito è tragicomico: Fico che ammette la presenza di posizioni differenti, Di Maio che stempera parlando di idee. Badate bene: a capo delle correnti ci sono proprio loro. Ora, però, mettiamo brevemente a fuoco sull'emblematico caso Raggi, che ha rivelato tutte le contraddizioni ed i limiti sopracitati del Movimento 5 Stelle.

Senza soffermarci nuovamente su nomine, revoche, diatribe interne, diktat che hanno coinvolto la signora sindaco di Roma e senza fare l'elenco della parentopoli che ha coinvolto la capitale in questi mesi (strane promozioni di fratelli, improbabili nomine di fidanzate, amici et similia), analizziamo le varie dichiarazioni dei personaggi di spicco del Movimento su Raffaele Marra, arrestato in Campidoglio, pochi giorni fa.

Probabilmente ne bastano due: Luigi di Maio, Luglio 2016: "Marra? Persone competenti ci vengano a dare una mano..." Virginia Raggi, Ottobre 2016: "Marra viene attaccato in modo così violento proprio perché lui è nemico dei poteri forti, quegli stessi poteri che noi stiamo cercando di combattere. Perciò abbiamo il dovere di difenderlo".

Secondo il mio parere, le nuove dichiarazioni offendono l'intelligenza dei cittadini romani, ma lascerò che sia il lettore a giudicare. Virginia Raggi, dicembre 2016: "Marra è solo un dipendente della pubblica amministrazione, non un politico". Orbene, per chiudere, v'invito a riflettere sulle parole di Alessandro Di Battista, che dopo giorni di scrupoloso/vergognoso silenzio, vien fuori con un video in cui, in sostanza, dichiara che Virginia Raggi è talmente onesta da essere di un'ingenuità disarmante, tanto che non si è accorta di nulla.

Io proporrei qualche epiteto in francese, ma preferisco lasciare l'onere/onore al lettore a piè di pagina.