fbpx

Legge di bilancio 2017: Intervista a Tommaso Nannicini su “merito e bisogno”

Scritto da Riccardo Barone Il . Inserito in A gamba tesa

nanni

Tommaso Nannicini, professore ordinario di economia alla Bocconi, sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri, durante il Governo Renzi, con delega alla programmazione economica.

Lei ha lanciato la legge di bilancio riutilizzando lo slogan “merito e bisogno”, quali sono le misure che rispondono di più al bisogno? L’anticipo pensionistico è tra queste misure? I nuovi pensionamenti creeranno nuovi posti di lavoro?

Tra le misure più improntare alla logica del bisogno c’è, sicuramente, il rifinanziamento della delega povertà, smettiamo di essere l’unico paese europeo, oltre alla Grecia, a non avere uno strumento unico di contrasto alla povertà ed il Governo Renzi, con i suoi 1000 giorni, ci consegna 1,5 miliardi strutturali per questa misura ed una delega, purtroppo, ancora aperta. L’APE (Anticipo pensionistico) è un pezzo di questa strategia, non è pensata, di per sé per creare nuovi posti di lavoro, ma, dopo anni di tagli importanti alle risorse per la spesa previdenziale, determinati dall’esigenza corretta di mettere in ordine i conti del sistema previdenziale, sui quali non si torna indietro perché avere i conti in ordine significa avere i corretti rapporti tra le generazioni. Tuttavia quei tagli hanno determinato una sofferenza sui lavoratori più fragili ed in uscita dal mercato del lavoro, pertanto con l’APE sociale vogliamo consentire a chi ha perso il lavoro o ha fatto lavori usuranti o ha cominciato a lavorare molto presto di poter andare in pensione prima, senza penalizzazioni.

Renzi in assemblea nazionale del PD ha dichiarato che servirà maggiore attenzione verso il sud e verso gli esclusi, tornando sulla delega povertà: quali sono i tempi per la sua attuazione e come è andato il SIA (sostegno per l’inclusione attiva)?

Il SIA è partito ed è stato esteso a tutto il territorio nazionale ed ora stiamo valutando come stanno reagendo i servizi comunali all’“onda d’urto” di una nuova misura di sostegno al reddito, tuttavia l’ideale sarebbe stato concludere il percorso della delega e creare il reddito di inclusione, che ricevendo il testimone dal SIA, potesse creare un’unica misura, più forte, di contrasto alla povertà assoluta. Purtroppo il referendum, la caduta del Governo ed il probabile anticipo delle elezioni potrebbero avere tra le loro vittime proprio la conclusione ordinata della delega povertà, pertanto, credo che, fin dalla prossima campagna elettorale, dovremo impegnarci a chiudere nei primi 100 giorni della prossima legislatura la nascita del reddito in inclusione in tutto il Paese, per dare attuazione al duro lavoro di questi 1000 giorni di Governo Renzi.

Emerge con sempre più urgenza l’esigenza di riprendere un contatto con le persone nel Mezzogiorno e non pensare più ai notabili di partito, come si persegue questa strada?

Il Segretario vuole lanciare un nuovo metodo di lavoro e rifare del PD un luogo di contaminazione delle idee, in cui riprendere a parlare di politica e non mi piace dire che è necessaria una campagna di ascolto. Dobbiamo fare del PD un luogo in cui la politica sia vista come una cosa bella ed in cui si costruisca un progetto collettivo per il paese, e, per fare questo, dobbiamo lavorare duramente per fare in modo che la politica rappresenti nuovamente una speranza di cambiamento e che persone vengano nuovamente a discutere e confrontarsi all’interno del PD.

Un’ultima domanda: cosa bisogna fare per affrontare il “caso voucher”?

Il Governo Renzi ed il ministro Poletti hanno da poco fatto dei correttivi (l’obbligo di indicare il destinatario del voucher al momento dell’acquisto) e quello che pensa il governo è stato detto allora. Tuttavia i voucher non sono figli del nostro Governo, il “Jobs Act” ha semplicemente aumentato il reddito percepibile con voucher da 5000 a 7000€ l’anno (senza toccare il tetto per i datori di lavoro), e non credo sia questo il motivo del loro aumento. Il dibattito sui voucher credo quindi prescinda dal “Jobs Act”. Ora dobbiamo capire se questo strumento rappresenti uno strumento di flessibilità corretto o uno strumento di flessibilità che viene abusato in una nuova cornice ha stretto lo spazio per i contratti di collaborazione e per le finte partite IVA. Il Governo, con l’ultimo correttivo, ha avviato la tracciabilità dei voucher proprio per capire se sono uno strumento di lotta al nero o se, in questo nuovo contesto, sono necessari nuovi correttivi.