fbpx

L'angolo del libro: "Separiamoci" di Marco Esposito

Scritto da Andrea Pomella Il . Inserito in Letteratura

Separiamoci

Mediterranea, è questo il nome della nazione che dovrebbe nascere dalla separazione del Sud dal Nord, ipotesi che auspica Marco Esposito nel suo Separiamoci, il libro con cui l’assessore alle Attività Produttive della giunta de Magistris spiega  perché al Mezzogiorno converrebbe lasciare il Nord padano al suo destino. A difesa della sua tesi Esposito elenca una serie di dati che sfavoriscono il Sud, cosa che si iscrive nel solco rivendicazionista che ha in Pino  Aprile la sua star. Molto sudismo,  quindi, ma con una variabile interessante, che  in realtà è  la tesi di fondo del libro: con la  separazione dal Nord, il Sud d’Italia potrebbe finalmente ottenere direttamente i soldi dell’Unione Europea e decidere autonomamente come spenderli, senza tenere conto di quanto impone il governo di Roma a trazione padana. In questo senso il libro di Esposito rappresenta un salto di qualità per quello che Demarco chiama il sudismo,  Separiamoci non si limita più, cioè, a magnificare un passato mitico in cui i Borboni e il loro regno erano il paradiso perduto,  ma addirittura prospetta una situazione di indipendenza del Sud, arrivando anche a definire le procedure possibili per renderla operativa.

L’Europa rimane comunque lo sfondo istituzionale nel quale si collocherebbe il Sud indipendente, prospettiva che elimina definitivamente dal campo sudista ogni  nostalgia neoborbonica, isolazionista e antieuropea. Con l’acuirsi della crisi del debito e della ridefinizione delle sovranità nazionali nel contesto dell’Unione Europea è molto probabile che la provocazione di Esposito sarà seguita da altri lavori, probabilmente meglio articolati, che penseranno alla separazione fra Nord e Sud del paese come una ipotesi sempre più concreta. La tesi di Separiamoci che presuppone il fatto che un Sud indipendente avrebbe solo da guadagnare, lascia sul tavolo una serie di problemi irrisolti; si dà, ad esempio, per scontata la permanenza di un ipotetico Sud indipendente nell’Unione Europea,  situazione che per un’area che secondo i  recenti dati del Censis versa in condizione economiche più drammatiche della Grecia, sarebbe altamente improbabile. Un Sud indipendente, nel breve periodo, risulterebbe essere soprattutto un affare per le classi dirigenti locali che si limiterebbero a sostituire i soldi che provengono dal governo centrale di Roma con i flussi di danaro che provengono da Bruxelles, in definitiva si tratterebbe soltanto di scegliere di quale centro si vuole essere periferia, prospettiva che in un’Europa ad egemonia tedesca vorrebbe dire ritrovarsi ancora più deboli e marginali. Il problema è che allo stato attuale non è possibile intravedere all’orizzonte una nuova classe dirigente che possa far uscire il Mezzogiorno d’Italia dalla condizione di minorità economica e politica in cui versa. Non si tratta, quindi, semplicemente di rendere il Sud indipendente, ma di garantirne la permanenza nell’Unione Europea, circostanza che allo stato attuale, è possibile soltanto  nel contesto istituzionale rappresentato dallo Stato unitario.

Un dibattito di tale importanza, però, risulta fossilizzato sulle posizioni di due fazioni che si guardano in cagnesco, da una parte il Meridionalismo “classico” che giustamente rivendica le sue ragioni,  dall’altra un nuovo meridionalismo le cui accattivanti idee sono ancora in fase embrionale e che in questo momento sono soprattutto materia per pamphlet che mirano al successo editoriale. Il merito del libro di Esposito è quello di dire chiaramente che l’Europa è il faro a cui deve guardare il Sud, asserzione che mette in soffitta definitivamente ogni suggestione culturalista e furbescamente identitaria, e che forse può essere il primo passo verso un meridionalismo autonomista, che vede in una macroregione meridionale il contesto istituzionale più adatto per mantenere la nostra terra saldamente in Europa, unica garanzia per un effettivo sviluppo economico, politico e sociale. Va da sé che non basta ribaltare in chiave sudista la retorica leghista e padana per risolvere i nostri secolari problemi, ma occorre individuare una nuova classe dirigente in grado di darsi autonomamente le proprie parole d’ordine e di mantenere un rapporto produttivo con il proprio territorio. Il discorso identitario può andare bene, ma deve essere solo il primissimo stadio di un più complesso progetto con cui definire il futuro del Mezzogiorno. Per aprire una nuova fase nella storia del Mezzogiorno è necessario mettere sul tavolo nuove idee e un nuovo personale politico che senza timori e reticenze affronti ogni ipotesi ragionevolmente praticabile, ma che soprattutto punti all’autosufficienza economica, che è possibile soltanto facendosi carico delle responsabilità che un’operazione del genere richiede, altrimenti l’indipendenza risulterebbe essere solo  una facile scappatoia con cui eludere le responsabilità di chi ci ha governato.

 

 

Marco Esposito

Separiamoci

Edizioni Magenes, 165 pagine, 12 Euro

Disponibile su: