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Campania: "Donna work at home"

Scritto da Gabriele Crispo Il . Inserito in Vac 'e Press

donne

Amelia Earhart è stata una donna che col suo lavoro fece la storia: aviatrice da record si impose in un mondo di uomini e dimostrò di essere molto più capace di tanti blasonati colleghi. La Earhart diceva "la donna che può inventare il suo lavoro è la donna che otterrà fama e fortuna".


Tuttavia in un Paese "non per donne" come il nostro è difficile inventarsi. Boldrini, Boschi, Finocchiaro, Pezzopane, Pascale, Gelmini, Minetti, Carfagna, Bindi, Raggi e tante altre sono esempi di denigrazione, non sempre gratuita, con caratteri prepotentemente sessisti. Essere donna in un paese maschilista non sembra darti scelta : o decidi di combattere una guerra senza vincitori o scegli di giocare sull'essere donna e sulla tua femminilità. Anche i più aperti di mente alla prima divergenza finiranno per fare commenti sessisti oggettivizzanti. Anche negli stati occidentali (occidentalissimi) l'emancipazione subisce numerose battute d'arresto.
Un esempio di emancipazione stuprata sono le nostre icone pop: milioni (miliardi) di visualizzazioni su youtube per ammiccamenti che subordinano la donna all'uomo. Essere femminile è un dovere e un piacere; l'essere volgare è una scelta personale, apprezzabile da molti; subordinarsi e lanciare l'idea di donna oggetto è un abominio di genere (un genocidio della donna).
Le Fifty Harmony in una canzone "Work from Home", accompagnata da un video riuscitissimo, sembrano lanciare l'immagine di donne-padrone che dominano decine di maschi che lavorano alla costruzione di una casa. Emancipazione riuscita se non fosse che il dominio è frutto solo di desiderio sessuale: le capo-cantiere chiedono agli aitanti operai di lavorare a casa perchè "You don't gotta go to work [...]/ But you gotta put in work[...]". Insomma ecco l' ennesima oggettivizzazione del genere: la donna ha il potere di gestire il cantiere (e quindi di lavorare) esclusivamente per il suo essere femmina. Parliamo sicuramente di una canzone che ha l'unica pretesa di essere gradevole, ma che la dice lunga sul peso che le donne a causa del maschilismo insito nelle menti sono state abituate a darsi: dopotutto fortunatamente non viviamo nel mondo di Victorio ma di Victoria's Secret.
Per le donne in Italia (sopratutto nelle regioni meridionali come la Campania) è difficile lavorare a meno che non si decida di fare la casalinga: difficilmente si trova un casalingo disperato come il marito di Anne Hathaway nel film Lo stagista improvvisato.
Tuttavia, qualunquismo a parte, i dati Istat e dell'Inail rivelano un aumento della partecipazione delle donne nel mercato del lavoro anche in Campania (a livello nazionale rispetto a 35 anni fa sono più tre milioni le donne che lavorano attivamente). Il dato incontrovertibile che emerge è che oltre una su due donne non lavora: in regioni come la Campania, ma soprattutto la Sicilia, la partecipazione può arrivare a due donne su tre che non lavorano.

Il quadro del lavoro femminile nel nostro paese è drammatico. Tre anni fa il Gruppo di Lavoro Women 20, formatosi durante il G20 australiano del 2014 ha parlato di un inclusione economica e lavorativa delle donne in Italia: per portare il Belpaese al pari dei paesi occidentali del G8 dovrebbero essere oltre tre milioni le donne a dover entrare nel mercato del lavoro. Già a Lisbona si era parlato di questo problema Italiano e non solo: l'assunzione delle donne potrebbe avere ricadute positive sul Pil, che secondo gli analisti crescerebbe del 7%.

Le colpe sono certamente diffuse: nonostante le quote rosa obbligate e le leggi sulle pari opportunità la donna si trova ad essere discriminata ed emarginata dal sistema.
Probabilmente l'essere mamma-procreatrice obbligata dell'umanità non è un merito ma un demerito: la maternità è vista con timore soprattutto dai datori di lavoro privati.
La disoccupazione femminile accompagnata ai dati sulla disoccupazione giovanile può essere anche accettata, ma non può essere accettato che un paese civile, quale viene definito l'Italia, non mette in condizioni le donne di competere con gli uomini nei posti di lavoro. Difatti i dati dell'Ocse

rielaborati dall' Economist mostrano come l'Italia sia uno dei peggiori paesi per essere donna lavoratrice: le donne italiane sono spesso costrette a scegliere tra famiglia e carriera. Su questo punto la ministra per la semplificazione e la pubblica amministrazione Marianna Madia, giovane madre di due figli ha parlato poco tempo fa della necessita di " restituire alle donne la semplicità, anche attraverso meno burocrazia. Dobbiamo restituire tempo attraverso la semplificazione, significa restituire alle madri il tempo di stare con i figli. Dobbiamo andare avanti e dare alle donne la possibilità di fare figli anche se non ci sono i nonni. Su questo il governo ha l'ossessione di andare avanti".

In Campania a questi problemi se ne uniscono altri: l'ignoranza dei genitori che non danno alle figlie la facoltà di proseguire il cammino di studi, concluso il percorso educativo obbligatorio; il costo della vita che unito a quello dell'istruzione obbliga le famiglie a una scelta; il maschilismo dilagante; l'arrendevolezza delle donne; la criminalità organizzata che convince le donne ad abbandonare il complesso sistema del mondo del lavoro e che impera "Donna Work at Home".