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Ultimo weekend per Slava's Snowshow al Teatro Bellini

Scritto da Enrico Mezza Il . Inserito in Teatro

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L’utilizzo di una parola, normalmente, avviene prescindendo dalla conoscenza del suo significato originale. Ad esempio, pochi sanno che clown ritrova il suo fondamento etimologico nella fredda Islanda, discendendo da klunni: personaggio che fa divertire gli spettatori.

Da questa veloce considerazione, può facilmente comprendersi che il calore di un sorriso nasce anche nel bel mezzo di una tempesta di neve. Può nascere, e nasce, anche durante lo Slava’s Snowshow, in replica al Teatro Bellini di Napoli fino a domenica 8 gennaio (con turni pomeridiani e serali).

Vjačeslav Ivanovič Polunin, detto Slava, nasce in Russia, nel 1950. La carriera artistica del clown prende le mosse dall’istituto di Cultura Sovietica dell’allora Leningrado, grazie al quale unì talento, passione e cultura teatrale.

Slava, fin da giovane, fu sempre attratto dall’arte mimica. Principiando dalle imitazioni di Charlie Chaplin, riuscì ad emergere anche sul piccolo schermo, con il personaggio di Asisyai, trasmesso sulle televisioni russe. Tuttavia, è nel teatro che Vjačeslav Ivanovič Polunin ha trovato il suo palcoscenico naturale. Conferma di ciò è il seguito avuto da Slava’s Snowshow, considerato dal Times di Londra “un classico del teatro del XX secolo”. Inizialmente denominato Yellow, in Europa, lo spettacolo fu particolarmente apprezzato dal pubblico della capitale britannica; forte del successo nel vecchio continente, Slava sbarcò negli States, dove continuò ad emozionare bambini di ogni età, lingua e colore.

Lo spettacolo rappresenta un tripudio di colori e di emozioni, in cui il pubblico è chiamato ad interagire con la compagine clownesca. I clowns, accompagnati da melodie classiche e moderne (anche jazz), danno vita ad una vera festa, fatta di sentimenti, sogni e realtà. Secondo parte della critica, Slava’s Snowshow s’inserirebbe nel solco tracciato dalla tradizione del teatro intimista. Il pubblico, chiamato a battere le mani, a subire gli scherzi dei personaggi e, infine, a giocare con loro, è al centro del palcoscenico. Invero, tutto il teatro si cambia d’abito, diventando esso stesso un unico palco, senza il sipario (che né si apre, né si chiude mai).

Sulle teste degli spettatori cadono coriandoli, palloni giganti e spruzzi d’acqua. Cadono, soprattutto, sorprese e scenari fantastici. Più che uno spettacolo, Slava’s Snowshow è un racconto senza senso, ma pieno di emozioni. Alla fine, salutati i clowns, gli spettatori ci impiegheranno del tempo ad alzarsi dalle sedie; davvero, è difficile comprendere in quale esatto momento finisca al rappresentazione scenica e riprenda la realtà. Ogni uomo, infondo, è un bambino, che sogna di continuare a giocare, consapevole che nei sogni e nelle fiabe tutto è possibile. Buono spettacolo e buon anno, di poesia e sorrisi.