fbpx

Il nuovo contratto dei metalmeccanici, un’occasione per l’industria italiana: intervista a Giovanni Sgambati, segretario della UILM Campania

Scritto da Riccardo Barone Il . Inserito in A gamba tesa

Giovanni Sgambati segretario della UILM Campania

Pochi giorni fa è stato approvato, da parte dei lavoratori del settore, il nuovo contratto dei metalmeccanici (votato tra il 19 ed il 21 dicembre in 5986 fabbriche ed approvato con l’80,11% di voti favorevoli, con oltre 350mila votanti).

Quali sono state le linee guida del nuovo contratto dei metalmeccanici?

Il contratto si può riassumere in 3 punti essenziali, una risposta salariale (92€ nel triennio), un nuovo modello di adeguamento dei salari all’inflazione che ridurrà i conflitti e poi il welfare: maggiori fondi per la previdenza integrativa e la formazione professionale e un nuovo sistema di assistenza sanitaria integrativa valevole per tutti i metalmeccanici, il filo conduttore di queste scelte è stato quello di integrare il ruolo dello Stato nei rispettivi settori per mantenere alti i livelli di servizi per i nostri operai.

Questo è il primo contratto unitario firmato dai metalmeccanici dal 2008 e, soprattutto, dopo l'uscita di FCA (allora FIAT) da Confindustria (nel 2011), come è cambiato in questi quasi 10 anni il mercato?

La svolta della FIAT ha avuto un valore per lo più mediatico all’interno del mondo metalmeccanico, al contrario, negli ultimi 10 anni ha pesato moltissimo la scelta della FIOM di isolarsi e di vivere i momenti della contrattazione più come un’occasione di guardare ai propri equilibri interni, e alla mera rappresentanza della propria base, che all’accordo come momento di incontro e di sviluppo, pertanto l’accordo unitario è di per sé un valore. Naturalmente su questo accordo ha pesato moltissimo la crisi, la nostra ultima intesa nasce proprio con l’intenzione di tornare a creare sviluppo e coesione nei luoghi di lavoro.

Industria 4.0: come hanno cambiato il mercato del lavoro le nuove tecnologie?

Industria 4.0 (la nuova rivoluzione industriale) è un fenomeno di grande interesse e ritengo che il Ministro Calenda e l’Assessore regionale Lepore, di concerto con il mondo dell’Università e della ricerca, stiano lavorando molto bene per spingere l’apparato produttivo a guardare ad un futuro in cui l’industria italiana sia più sana e più competitiva. Lo sviluppo delle tecnologie, infatti, è interesse collettivo, anche perché non è dimostrato che le tecnologie riducano l’occupazione, ed è proprio per aiutare la ricerca e lo sviluppo tecnologico che abbiamo rafforzato gli strumenti formazione dei lavoratori nel nuovo contratto collettivo.

Nel Mezzogiorno ed in Campania come sta andando il mercato del lavoro? Quali sono le principali criticità?

La crisi, è inutile negarlo, ha colpito un tessuto produttivo già debole e forse i suoi effetti “visivi” più forti li ha esplicati nella “terra di lavoro”, in questi anni le imprese ristrutturate o chiuse nel casertano sono state tante, malgrado si sia provato a difendere tutto il possibile.
Adesso bisogna ripartire da 3 punti fermi: una lotta, senza tentennamenti, all’illegalità, un vero impegno di sburocratizzazione ed un maggiore pragmatismo delle forze sociali, a partire dai sindacati, che, anche negli ultimi anni, sono stati troppo ideologici.

Qual è la situazione della fabbrica FIAT di Pomigliano d’Arco da quando il contratto collettivo specifico (non sottoscritto dalla FIOM) ha sostituito il contratto collettivo nazionale?

Quella fabbrica è un simbolo del nostro territorio, poiché oggi, insieme a Melfi e Cassino, sono al centro di uno dei principali piani di investimento che hanno coinvolto il sud, ma Pomigliano, per buona parte della sua storia ha racchiuso il degrado e le inefficienze del Sud, da qualche anno invece è, secondo gli studi del settore, la migliore fabbrica del gruppo FCA per la produttività e qualità dei prodotti. Questo risultato è stato possibile grazie ad un accordo che ha visto la partecipazione dei lavoratori ad una fase di difficoltà ed alla loro volontà di condividere il percorso necessario alla ripresa. Dal 2018 non sarà più necessaria nessuna forma di cassa integrazione o di contratto di solidarietà, non tanto per una cieca fiducia nella volontà di Marchionne, quanto per gli ottimi risultati di quella fabbrica e dei suoi prodotti in questi anni.

Il Sindacato ed i giovani: in Europa solo un lavoratore “under 30” su 10 è iscritto al sindacato, perché i ragazzi non sembrano credere più nei "corpi intermedi"?

Questo è un fenomeno su cui siamo molto indietro, come organizzazioni sindacali, perché non siamo stati in grado né di comunicare, tramite i nuovi strumenti, né di creare nuove piattaforme di comunicazione che fossero appetibili per i più giovani, oggi, infatti, la condivisione di idee avviene sempre meno de visu.
Coinvolgere i più giovani deve diventare una priorità sia perché il sindacato, per essere forte, deve essere rappresentativo del maggior numero di lavoratori, ma soprattutto perché dobbiamo lasciare a loro una storia ed un metodo di tutela degli interessi collettivi.