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L’amore naufrago nel tempo di Parthenope

Scritto da Gabriele Esposito Il . Inserito in Teatro

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L’amore rappresenta di solito un naufragio nella doppia accezione negativa, rinviando al fallimento o alla rovina, ma anche a quel dolce smarrirsi di leopardiana memoria inteso come un perdersi momentaneo per poi raggiungere il porto sicuro. Non c’è amore senza il rischio di mettersi a nudo e di mostrare all’altro la propria fragilità, accettando così il rischio di togliersi la maschera e mostrarsi così come si è.

Questa continua oscillazione tra perdita e salvezza viene ben analizzata e declinata da "Parthenope-L'amore ai tempi dei naufragi" scritto e diretto da Biagio Musella e Federica Altamura.

In anteprima nazionale al Teatro Bolivar, per la stagione teatrale 2016/2017 nella sezione NUOVEVELE, innovazione teatrale, sabato e domenica scorsa, questa commedia aerea è andata in scena suscitando grande emozione e successo nel pubblico. La piece esilarante che oscilla tra mito, danza aerea e sirene, con protagoniste Federica Altamura, Arianna Dell'Orfano, Federica Natangelo e Viola Russo ha deliziato la platea. Ispirato al mito di Parthenope, narra i destini di due figure apparentemente diverse, ma tragicamente simili: Penelope, moglie fedele, il cui amore per Ulisse la costringe ad una tormentata ed agonizzante attesa, celata a fatica nelle sue parole; Parthenope, amante ferita, il cui amore per Ulisse la tormenta a tal punto da condurla alla distruzione.

Ci troviamo così di fronte a due facce di una stessa medaglia, l’Amore.

La narrazione semantica, illustrano i due coautori Federica Altamura e Biagio Musella, riguarda Napoli e le sue radici. L’opera sottende una Napoli terra d’amore e i napoletani popolo d’amore, quello stesso amore che Parthenope rincorre al punto da sacrificare la propria vita. Penelope è la tipica mamma napoletana, premurosa nei confronti dei figli e devota al marito oltre misura, impiantata in un contesto popolare fatto di “bassi”, pettegolezzi e ragù. Parthenope, invece, è immersa in un contesto familiare bizzarro in cui viene completamente ribaltato il mito della sirena, figura diabolica, mangiatrice di uomini dalla voce angelica. Stonate, sciocche e impacciate, dai profili surreali e fiabeschi sono infatti le altre sirene con le quali Parthenope si trova a condividere la sua solitaria esistenza, all’interno di una cornice stilistica del registro comico.

L'amore ai Tempi dei Naufragi è un progetto promosso e sostenuta da giovani artisti partenopei, per il 90% tutto al femminile. La prosa diviene sinolo con la coreutico, realizzando un quadro oleografico intenso e continuo. Grazie alla capacità degli interpreti, membri di ImmaginAria, compagnia di teatro-danza aerea, che da anni opera sul territorio rappresentando ormai una realtà affermata, le sirene volteggiano sensuali e sinuose sui tessuti che pendono dal soffitto, ricreando quelle atmosfere proprie degli abissi marini riprodotti dalla mano sensibile della pittrice Francesca Strino, alla quale sono state affidate scene e costumi.

La platea è stata come avvolta in un enorme quadro, un dipinto dinamico, vivo, in cui le sirene si confondevano con gli elementi pittorici, l'astrattismo della pittura si mescolavo alla carnalità e alla voluttuosità dei corpi e il limite tra realtà e finzione sono stati azzerati.

Le professionalità convolte nel progetto fanno capire come sarebbe stato impossibile non assistere ad un esperienza sensoriale unica: dal Maestro di guarattelle Salvatore Gatto alle musiche di Antonio Guido (SUD58, produzione Area Sud Music Factory), al brano “Penelope” firmato da Capitan Capitone e i Fratelli della Costa (Daniele Sepe) passando per il film-maker Tato Strino, i disegni e le animazioni a cura di Dario Sansone (tra i disegnatori di “L’arte della felicità” e “Gatta Cenerentola”, cantante dei Foja) e Francesco Filippini (medaglia d’oro per il suo lavoro di art director in “The Loneliest Stoplight ricevuto dalla storica “Società americana degli Illustratori”) e, infine, le luci di Ettore Nigro - neodirettore artistico del Teatro Bolivar.

Amor vincit omnia et nos cedamus amori, recitava Publio Virgilio Marone. In quest’opera esce fuori proprio lo spirito creativo e tenace di quello che, come direbbe Dante “move il ciel e le altre stelle”. Una forza propulsiva che se inseguita senza paura conduce alla felicità.