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L’universo magico di Slava nel suo SnowShow senza tempo

Scritto da Chiara Ciardiello Il . Inserito in Teatro

5. Slavas Snowshow at Southbank

Nello show “della neve” di Slava Polunin, proposto dal teatro Bellini per la terza volta nel suo programma, facciamo un salto indietro nel tempo ed i piccoli pezzi di carta bianca che volteggiano nell’aria come fiocchi di neve ci immergono in un’atmosfera di antica magia.

Slava è nato nel 1950 in una piccola città russa, e dalla seconda metà degli anni sessanta ha iniziato la sua attività teatrale, soprattutto come mimo, ispirandosi fortemente a Charlie Chaplin. Il clown che indossa una tutta giallo sgargiante e delle morbide pantofole di pelouche rosse, che vediamo impegnato sul palco nello Snowshow, è il personaggio più famoso di Slava, Asisyai. Le espressioni buffe ed i goffi, lenti movimenti di Asisyai e degli altri clown sul palco suscitano sorrisi di tenerezza e di malinconia. Le splendide musiche, tra cui “Edge of Illusion” di John Surman o 'La Petite Fille de la Mer' del compositore greco Vangelis, costruiscono un sottofondo di dolce e pacata tristezza alle gag dal sapore un po’ anacronistico.

L’insieme di questi elementi, incastonati in una scenografia poetica e romantica, ci trasportano all’infanzia, allo stupore tipicamente di bimbo per i colori sgargianti e le linee divertenti dei costumi (soprattutto i cappelli e gli scarponi). “…Blu canary che affidi al vento le tristi note del tuo tormento...” le dolci note di Vincent C. Fiorino e l’intramontabile versione musicata dei Carmina Burana (testi poetici medievali) del compositore tedesco Carl Orff, cullano le trovate ad effetto della compagnia teatrale ed il loro interagire con la platea, creando un’atmosfera onirica, la sensazione che il tempo si sia fermato e che gli spettatori, sospesi in un universo senza confini spaziali, reagiscano alle sorprese dello show come un’orda di bimbi increduli.

Per un bambino “di oggi”, abituato ad interagire sempre di meno con il gioco di fantasia, è un ottimo stimolo assistere ad un evento artistico in cui lo spettacolo stesso lo coinvolge fisicamente, lo spinge a prestare attenzione ad azioni e situazioni molto lontane da quelle confuse, rumorose e ripetitive della televisione e dei videogiochi. Uscendo dal teatro, incappottati e pronti ad affrontare il freddo pungente della notte, ci scopriremo felici anche noi adulti, perché lo spettacolo che abbiamo visto, lentamente e discretamente, ha lasciato l’impronta del sorriso anche nel nostro inconscio.