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Avanti M5S in Europa, ma random

Scritto da Mauro Malafronte Il . Inserito in A gamba tesa

grill

Beppe aveva deciso. Era già tutto fatto, con tanto di accordo pre-matrimoniale. Così, giusto per la solita ratifica, è stato indetto notte tempo un mini referendum sulla piattaforma on line. Bisogna cambiare gruppo nel Parlamento europeo: da Farage a Guy Verhofstadt, dai fautori della Brexit ai fautori del Fiscal Compact, dall’EFDD all’ALDE.

Il blog approva, con maggioranza meno bulgara del solito: su 135 mila aventi diritto, a votare sono poco più di un terzo degli iscritti. Vota a favore del triplice salto mortale a trazione europea il 78,5% dei votanti. 31.914 clic, per intenderci. Solo 6444, invece, i contrari e fedeli al “moderato” alleato britannico; i restanti 2296 votanti, infine, hanno optato per confluire nel gruppo dei non iscritti. Insomma, tutto fatto: poi però, dall’Aldilà della politica europea iniziano i malumori. La vice capogruppo dell’Alde, la francese De Sarnez, insorge:“Farò di tutto per impedire che succeda. Sarebbe un’alleanza contro natura.” Così, il gruppo dei liberali europei (comprensivo di Monti, giusto per averne un’idea) manda tutto all’aria, con tanto di sputtanamento a reti e blog unificati: i liberali fanno saltare l’accordo e Grillo resta con il cerino in mano, dando vita al più comico dei suoi spettacoli.

In quelle ore senza senso, un mare di parole spese a giustificare la nuova collocazione europea. Una contraerea di tweet, post, commenti ed immagini per raccontare le ragioni di una scelta che sin dal primo momento è parsa sconclusionata ed avventata. C’è chi si è fatto fregare, però. Nessuno, o quasi, ha creduto che la cosa potesse non andare in porto, in pochi hanno dubitato che la boiata fosse davvero tale e che la pacchianeria fosse davvero così miserevole. Qualcuno aveva pensato che, dietro la mossa del Capo-Beppe, ci fosse una strategia. Non chiedetemi con precisione di cosa si trattasse, ma qualcosa di raffazzonato e maldestro doveva esserci in pentola. O i soldi da accaparrarsi con il nuovo gruppo, circa 700.000 euro, o altro. Insomma, qualcosa, seppur piccola, insulsa, mediocre, ma qualcosa che giustificasse questa colossale figura di niente doveva pur esserci.

E quindi ci si è cascati, pensando che anche nel versante italico dell’accordo ci fosse una regia seria. Il buon Guy, vecchio volpone della politica europea, li avrebbe certamente incamerati per ottenere voti a sostegno della sua candidatura alla presidenza del Parlamento europeo: altri motivi non esistono. E, conoscendoli, i 17 europarlamentari più inconcludenti della storia del Parlamento europeo, pentastellati con il wi-fi financo nella toilette, probabilmente avrebbero votato lui pur di far saltare Pittella o Tajani (i due italiani candidati alla medesima carica per conto rispettivamente dei socialisti e dei popolari). Italiani che fottono altri italiani, come è nella nostra tradizione e storia. Ma pure questa, in fondo, non è una motivazione sufficiente a giustificare la più ignominiosa e surreale panzana di una delegazione italiana in Europa dai tempi di Berlusconi e del “kapò” a Schulz. Ora, lo so che Beppe ha tirato fuori l’establishment, ma non ci crede manco lui. Lo so che Dibba lo va ripetendo in giro, lo so che lo si legge nel Vangelo on line, ma è proprio evidente che non regge.

Il dato politico che va tratto dalla vicenda risiede tutto in un dico-non dico, in una appena accennata sensazione tutta nostra, tutta pacatamente partenopea: “ ‘A pazziella ‘mmanne ‘e criature”. Se è l’Europa il banco di prova,infatti, se siamo d’accordo che è il palcoscenico europeo il luogo in cui va misurata la cifra politica di un politico, o di un gruppo politico, questa è la volta buona per dirlo a voce piena: i grillini non sanno che pesci prendere. Sul più nevralgico dei temi del nostro tempo, quello europeo, cioè, il Movimento si sgretola ancora una volta. Cacciati a pedate dai “Verdi”, gli scolari in gita travestiti da europarlamentari hanno seguito Beppe alla cieca, tra atti di fede e clic psicosomatici.

Se la scelta di Farage è stato il primo segno, la farsa di questi giorni ne è la controprova. Il kamasutra intellettuale che c’è dietro questo girovagare esprime in toto l’indirizzo politico assunto dal Movimento sui centrali temi europei: l’agire random. A cazzo di cane, cioè. Hai voglia a dire che vogliono cambiare l’Unione dall’interno, che le banche sono cattive e che la massoneria è il cancro: i pentastellati pendono dalle labbra (e dai post)del Vate Beppe. Non c’è un filo logico, non c’è spessore politico, non c’è niente di niente. Random, in un cocktail mortale di grettezza, ingenuità e poco acume.

Dispiace, allora, per chi ha sperato. Dispiace per chi ci ha creduto. Dispiace per chi ci ha voluto vedere altro, ma altro non c’è. Si andrà avanti così, tra un post, un clic ed una giuria popolare, qualche bufala, qualche sbugiardata, qualche apertura di buon senso (come sugli avvisi di garanzia). Ma l’Europa, la complessità europea, con le sue mille contraddizioni,non è per loro. Potranno studiare, impegnarsi. Potranno pure migliorare, ma non abbastanza. Nel frattempo, il viaggio del gregge pentastellato è terminato: si ritorna al primo amore, il filantropo Farage, con la coda tra le gambe. Si rientra in un gruppo i cui componenti hanno in gran parte le valigie in mano, concentrati di fatto a gestire meramente il post Brexit. Per farlo, il leader britannico ha imposto, oltre ad una ridefinizione dei ruoli nelle commissioni, una piccola condizione: il Movimento deve impegnarsi a condurre una battaglia politica per il Referendum sull’Euro nel nostro Paese. Una cosetta da niente, insomma. Grillo ha accettato, senza stavolta indire “referendum bloggaroli” né consultare la piazza (inviperita) virtuale.

Dunque: “Avanti Stelle, alla riscossa!” Rigorosamente random, però. L’agire, il comunicare ed il votare a cinque stelle,infatti, come intuì Diego Bianchi, sono terribilmente vicini all’essenza del tormentone coreano di qualche annetto fa, l’inascoltabile rappaccio dal titolo “Gangnam Style”: senza senso, ma tanto “liberatorio.” Finiranno, allora, per non contar niente, nella migliore delle ipotesi, come d’altra parte è accaduto fino ad ora: una scolaresca scanzonata in braghe corte che non ha nessuna intenzione di crescere e di assumersi delle vere responsabilità politiche. Oppure, peggio ancora, verranno cooptati dalla Le Pen e da quella furia antieuropea che, verosimilmente, sarà la protagonista elettorale del 2017 in tutta Europa.