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In Feltrinelli: l’antipasto musicale dei Baustelle

Scritto da Francesca Ciaramella Il . Inserito in Musica

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Erano passati quattro anni dalla storica uscita di Fantasma, e anche in quell’occasione i Baustelle avevano scelto la Feltrinelli di Piazza dei Martiri come centro da cui far partire il canale mediatico diretto a fan e non. Lunedì scorso (16 Gennaio 2017) l’appuntamento è stato reiterato: questa volta non c’era un discreto e folto gruppo di spettatori ad attendere il noto trio toscano nel cuore di Napoli; ma un flusso continuo, tra avventori superficiali e sostenitori infiammati, ha invaso la libreria dalle prime ore del pomeriggio fino alle otto, superando ogni migliore pronostico formulato per l’atteso evento.

Non pochi sventurati ritardatari hanno dovuto attendere all’ingresso, che nel fotofinish fosse concesso loro di strappare a Bianconi e compagni semplicemente una foto o un rapido scarabocchio. Ai più fortunati è toccata invece la possibilità di ascoltare la band in un’anteprima tutta napoletana (antipasto del concerto 21 Aprile 2017 all’Augusteo) commentare sommariamente questo nuovo e attesissimo L’amore e la violenza.

Una presentazione che sapeva di “già detto”, quella mediata da Gianni Valentino per introdurre le nuove 12 tracce sfacciatamente pop, che nei giorni scorsi dopo l’uscita del 13 Gennaio, hanno infervorato tanti animi e fatto storcere il naso a tanta critica. A Napoli i Baustelle non ci hanno pensato minimamente a difendersi dalle accuse avanzate dai detrattori, come quella di aver sfiorato con quest’ultima fatica l’eccessivo citazionismo furbamente imbastito con un commerciale ritmo pop; né hanno provato a fornire un concept di base che potesse spiegare celati fili conduttori tra un brano e l’altro. La verità, come ribadiscono, è che stavolta non esiste e questa è l’innovazione assoluta del prodotto, alcun polo tematico attorno a cui gravitano i libidici pezzi di Bianconi.

Esiste una comunanza di pensieri, o potremmo dire che due campi semantici quasi ossimorici interagiscono e agiscono: appunto l’amore di cui ogni canzone è pervasa, stempera la gravità di secche affermazioni sulla guerra. Ogni traccia è concepita però come un pezzo singolo, che deve produrre piacere celebrale e distogliere per un attimo l’attenzione da argomenti seri. Questa nuova commistione sa di materialità, corporeità, tangibilità e soprattutto umanità.

Siamo ben lontani dalle atmosfere monumentali di Fantasma, che provavano a isolare l’uomo e a immaginarlo in una dimensione altra, immobile e glaciale anche se bellissima. Anche questa volta i Baustelle intendono far accapponare la pelle: lo fanno ricercando un edonismo smaccato e a tratti forse troppo plastico, eppure capace di risvegliare a Napoli l’attenzione e la partecipazione di tantissimi.