fbpx

Dal turismo alle case popolari: Stabia illusa da una politica debole

Scritto da Mauro Malafronte Il . Inserito in Vac 'e Press

Porto turistico di CastellammareDiStabia

Ma che fine ha fatto la Castellammare turistica? Ci sarà, da qualche parte, a Palazzo Farnese, un qualche progettino? L’impressione, la stessa di sempre, è che si navighi a vista. In alto mare e senza una rotta.

La notizia, per modo di dire, è che la Polgre srl 2000 ha piazzato il colpo. L’ex area Cirio, acquistata nelle pieghe del fallimento dieci anni or sono dalla società targata Polese-Greco, verrà “ripensata”. Ora, dalle nostre parti non c’è fantasia, lo sappiamo. E, quindi, cosa poteva mai diventare? Superati i vincoli, aggirati gli ostacoli, la via crucis non poteva che avere un unico sbocco: palazzi. Per la precisione, 330 appartamenti (110 di edilizia popolare, 220 liberamente collocabili sul mercato). Un affare che, al netto dei costi di costruzione, in via approssimativa, vale almeno 25 milioni di euro. Tutto in regola, nonostante le polemiche degli ultimi giorni: progetto, oneri urbanistici e tutto il carrozzone sono a norma. I prezzi? Niente di ufficiale, ma è certo che non verranno commessi passi falsi.

C’è chi gioisce. Chi meno. Eppure la domanda resta: che fine hanno fatto le belle parole sulla Castellammare turistica? Ora, sia chiaro: l’amministrazione Pannullo c’entra ben poco. Le responsabilità dei padri non ricadono sui figli, soprattutto quando i padri sono dei coglioni. Epperò qualcuno, prima o poi, una qualche spiegazione su come questa città venga governata dovrà pur darla. Se è vero, infatti, che la politica conta poco, a Stabia la sensazione è che conti meno di un fico secco.

Corso De Gasperi è stato considerato da tutti il “fulcro”. Da lì, insomma, va ripensata la città. Mentre la si ripensa, però, i Polese-Greco piazzano 330 appartamenti. Il mare? Andiamoci piano. Il turismo? Si, ma con pacatezza. Dunque, la notizia vera è un’altra e la diamo noi a tutti i proprietari degli immobili pseudo strategici nella zona: dormite pure tra due guanciali. La famosa logica perequativa cui Pannullo ha fatto riferimento in campagna elettorale sancisce un patto non scritto: sogni d’oro a tutti. Vozza ha addirittura dichiarato che “non va sbagliata la programmazione urbanistica su Corso De Gasperi” ed il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità la mozione presentata mesi or sono dall’ex sindaco. Pure “i rivoluzionari tra le stelle” hanno votato convinti.

Ed allora, ci siete o ci fate? Fate finta? Insomma, lo sapete o no? La verità è che Corso De Gasperi l’hanno disegnato i privati, non la politica. E saranno i privati a ri-disegnarlo, all’occorrenza. Insomma, ma a chi conviene la riconversione turistica di quell’area? Ci sono privati a cui gioverebbe un Corso De Gasperi a trazione turistico-ricettiva? La risposta, purtroppo, è no.

Qualche esempio? Per caso avete sentito qualcuno parlare di un tavolo con l’Asl per pensare ad una diversa collocazione degli uffici? (L’immobile attualmente è di proprietà dell’Asl stessa). Per caso qualcuno ha osato dire che, se si vuole seriamente iniziare a lavorare nella prospettiva turistica, non ha più alcun senso lasciare le caserme di Polizia e Carabinieri lì dove sono ora, fronte mare? Avete sentito Vozza, Pannullo o Amato prendere una posizione decisa su una possibile diversa collocazione sul territorio delle forze dell’ordine? Silenzio più o meno assoluto, calma piatta.

I primi 500 metri del waterfront sono occupati da uffici. Di fronte avremo i 330 appartamenti (110 case popolari)e l’ex Avis ( in attesa che qualche bella idea venga in mente al legittimo proprietario). Poi ci sono i bar, i supermercati made in China, i condomini, le concessionarie, le palestre, le agenzie di scommesse, le filiali bancarie etc. Tutto rigorosamente fronte mare, come solo noi siamo in grado di concepire. Dulcis in fundo, i capannoni industriali. Ora, è chiaro che per le opere a terra di Marina di Stabia tocca mettersi d’accordo: se lungo quell’area si esulta per le case popolari targate Polese-Greco, non si può poi pretendere investimenti in senso turistico-commerciale!

In tale ginepraio, questi privati hanno il potere di decidere. Hanno financo il diritto di pensare ai fatti loro, piuttosto che al bene della città. E’ d’altra parte questa la storia di Castellammare. Lo sanno tutti, ma nessuno lo dice a voce piena: gli interessi privati condensati in quell’area “a sviluppo (im)possibile” sono in evidente contrasto con gli interessi della città. La politica non ha le mani libere o non ha idee. Non può regolare questo processo senza essere fagocitata dalle logiche e dagli interessi dei privati. Non media, non interloquisce. La politica stabiese subisce, più o meno inerte. E noi con lei.