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L’Angolo del Libro presenta: Pane per i Bastardi di Pizzofalcone di Maurizio De Giovanni

Scritto da Francesco Verdosci Il . Inserito in Letteratura

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Mentre le loro avventure sono approdate sui teleschermi Rai, mostrandoci una meravigliosa Napoli lontana dalle tinte fosche di Gomorra, i bastardi di Pizzofalcone tornano sulla pagina stampata in un’affascinante quanto intricata vicenda, un omicidio efferato che è pane per i denti dell’ispettore Lojacono e del suo commissariato di inglorious basterds napoletani.

Il ritrovamento del cadavere del panettiere Pasqualino da parte dell’ispettore Lojacono e di un collega è l’incipit di questa nuova avventura che comincia subito con uno scontro tra il commissariato di Pizzofalcone ed una squadra della Direzione Antimafia che si è fiondata anch’essa sul luogo del delitto e che si appropria del caso, poiché sostengono che sia evidentemente un delitto che ha a che fare con la criminalità organizzata, perché il povero panettiere aveva denunciato le attività criminali di un clan che si era dunque vendicato.

Anche il famoso nonché integerrimo magistrato Buffardi sostiene la tesi della Direzione Antimafia ma Lojacono non la pensa affatto così: il panettiere Pasqualino era notoriamente un brav’uomo, esclusivamente dedito al suo lavoro e particolarmente devoto alla tecnica del “lievito madre” del pane, ciò che dunque rendeva speciale la sua panificazione. Una vera e propria missione, una vocazione a tutti gli effetti. E si sa che le missioni comportano enormi sacrifici, ma quali e quanti? Questo è il quesito che smuove il nostro ispettore Lojacono; bisogna avviare ulteriori indagini poiché gli indizi che l’ispettore rinviene conducono altrove, convincendo il suo capo, i colleghi e l’avvenente Magistrato Laura Piras (ottimamente interpretata nella fiction Rai da Carolina Crescentini e con la quale il personaggio di Lojacono/Alessandro Gassman ha una relazione clandestina). Il caso scotta come il forno del panificio, l’indagine è lunga e complessa come la lievitazione, la sfida con la DDA si fa sempre più tosta come la crosta del pane che invecchia. Questa volta l’ispettore ed i suoi Bastardi hanno finalmente trovato pane per i loro denti e non possono permettersi di sbagliare.

Una fragrante avventura dal ritmo incalzante, che parte subito in quarta, con uno svolgimento quanto mai spedito che porta a perdifiato il lettore verso l’incredibile finale. A chi bisogna credere? All’efficientissimo magistrato Buffardi ed alla DDA oppure ai bastardi di Pizzofalcone, il solito manipolo di scalcagnati antieroi sempre impegnati nella faticosa opera di convincimento per farsi finalmente considerare non più come poliziotti di serie b dai modi decisamente imprecisi ma efficaci, sicuramente molto poco ortodossi, dalla dubbia morale o dalle idee strampalate?

Sicuramente, c’è da dire che in questo racconto, forse suggestionati dall’aver visto nel frattempo l’elegante serie tv Rai, nello stesso momento in cui lo si legge, il lettore ha la netta sensazione che questo libro sia stato suggerito dal telefilm e non viceversa. Come nella magica alchimia del lievito madre che affascina il panettiere Pasqualino, il prima della serie ed il dopo messa in onda si sono oramai definitivamente mescolati in un unico impasto, dando vita ad una particolarissima opera in cui il risultato dell’impasto è sostanzialmente simile al passato ma ha un profumo di nuovo, cioè il racconto che l'autore ha evidentemente terminato dopo la sceneggiatura del telefilm. Ciò che balza agli occhi del lettore/spettatore è come i protagonisti, le loro caratteristiche principali, le loro peripezie, risultano quasi ricalcati a penna dopo il loro debutto sul piccolo schermo, dunque una netta consequenzialità rispetto al telefilm.

Se Critica c’è e c’è stata è invece sull’eclatante caso del personaggio della poliziotta Ottavia e delle sue due "esistenze parallele". La Ottavia della serie tv è un personaggio sfrondato di molte tensioni e riflessioni, quasi depauperato si potrebbe dire: ha un marito costantemente critico ed asfissiante che la colpevolizza pesantemente su ogni cosa che fa e che dice, in particolare sull’educazione e la protezione del figlio; è quindi scontata e quasi indolore - anzi addirittura auspicata il prima possibile dallo spettatore - la fuga dal focolare domestico. La Ottavia della carta stampata, invece, è un personaggio sicuramente più complesso ed articolato, proprio perché ha un marito tranquillo, premuroso, affettuoso e sempre rassicurante, caratteristiche che rendono la fuga verso altri lidi dolorosa, niente affatto scontata, molto umana soprattutto nel suo essere molto conflittuale perché assolutamente consapevole delle conseguenze che porta con se.

In conclusione, si può tranquillamente affermare che si hanno contrastanti sensazioni - un alternarsi di insoddisfazione ma anche di completezza e di arricchimento dei personaggi - nel leggere le avventure della carta stampata mentre se ne vede lo scorrere sul piccolo schermo. Senza alcun dubbio, però, l’ars letteraria di Maurizio De Giovanni vince e convince in qualunque forma si esprima, che sia stampata su carta o su pellicola. Per questo motivo non si può non goderne.

Buona Lettura e Buona Visione a tutti.