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EE.LL.: Enti Locali? No, Enti Logori

Scritto da Marekiaro Il . Inserito in Il Palazzo

In cinque punti la fotografia di un disastro annunciato: la sgretolazione dell’universo degli Enti Locali

1. Per gli Enti Locali siamo ad un punto di non ritorno: le spese correnti sono sempre certe mentre le entrate assolutamente no.
2. Il costo del personale è sempre altissimo e tende ad essere sempre più alto.
3. Gli enti locali della Regione Campania pagano le forniture si servizi tra un lasso di tempo tra i tre e i cinque anni.
4. Gli organismi partecipati degli enti a loro volta hanno debiti e passività che non si riflettono sui bilanci degli enti in quanto ad oggi nessun ente redige il bilancio consolidato.
5. In molti casi i prospetti contabili di raccordo tra i bilanci degli enti e quelli delle loro partecipate non quadrano: i crediti dei comuni non corrispondono ai debiti delle partecipate e viceversa.
Gli enti sono incapaci di riscuotere le entrate proprie ed hanno accumulato limiti di spesa corrente oramai inaccettabili.
Un esempio su tutti la spesa del personale dipendente. Il caso Napoli fa scuola. Conteggiando i dipendenti del Comune di Napoli e quelli di tutti gli organismi partecipati arriviamo ad un totale di circa 23.000 lavoratori. La popolazione residente della nostra città è di circa 950.000 abitanti, neonati ed anziani inclusi. Questo vuol dire che un cittadino ogni 42 residenti lavora per il Comune di Napoli,. L’ente locale diventa così la più grande azienda del mezzogiorno in grado di offrire il lavoro; e quando in periodo di crisi come questa i primi contraccolpi negativi ricadono sugli EELL per diretta conseguenza a soffrire di più sono le fasce più deboli che hanno nel sistema pubblico la loro occupazione prevalente.
C’è una sola via di uscita senza demagogia e senza illusioni: in tutte le realtà pubbliche con questo forte squilibrio tra sistema delle entrate e sistema dei costi bisogna da un lato avviare processi di competenza per massimizzare le entrate ed avviare, dall’altro, nel rispetto della normativa e della dignità dei lavoratori, esodi pilotati per ridurre drasticamente il costo del personale.
Le società partecipate non possono e non devono essere più il collettore di clientelismo e politica di bassa leva.
Purtroppo le scelte politiche sbagliate si pagano e quelle dell’ultimo ventennio (ultimo biennio compreso) sono state le più sbagliate di sempre.