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Il PD all’opposizione!

Scritto da Francesca Scarpato Il . Inserito in A gamba tesa

Si dice che “chi è in buona fede, farà autocritica”…eppure sembra che il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, proprio non riesca a trovarsi una pecca. La situazione nel centro città nonché in periferia (di cui si continua a parlare poco e niente) si aggrava ogni giorno di più e al di là di ciò che è visibile, si può tranquillamente affermare che ciò che sta veramente crollando, è l’intero sistema politico, programmatico e culturale (semmai poi vi sia veramente mai stato) del primo cittadino che però, a dire sua, continua a non avere responsabilità.
All’indomani della protesta organizzata, innanzi palazzo San Giacomo, dai commercianti napoletani , e non solo, in un’intervista rilasciata al “Mattino” a cura di Luigi Roano, dichiarerà: “Siamo in guerra ed essere persone per bene e grandi lavoratori non basta più, ho bisogno di gente che abbia un raccordo profondo con la città”. L’espressione da me riportata è emblematica, in quanto non vi è alcuna presa di coscienza da parte del sindaco che continua a credersi nel giusto e a ridurre la questione ad una mera riorganizzazione della sua giunta, che vede ora costretto a dover cambiare, non con altrettante “persone per bene o gran lavoratori” ma con chi ha un “raccordo profondo con la città”…come se poi le due cose si escludessero a vicenda!


E ad essere ora sotto i riflettori arancioni, è proprio il Partito Democratico: entrare o non entrare in giunta, questo è il dilemma! O meglio dovevo dire “era”, dal momento che nell’ultima assemblea provinciale il popolo democratico si è espresso, quasi all’unanimità, con una semplice parola: OPPOSIZIONE!


A mio avviso noi del PD, ora, abbiamo non solo un gran vantaggio ma una vera e propria opportunità, perché stare all’opposizione oggi, significa avere il tempo e il modo di riorganizzarci non solo al nostro interno ma anche all’esterno, nel rapporto con la città tutta.
Fino a oggi, De Magistris ha sempre motivato il suo “non operato” come l’effetto degli errori del PD del passato, agevolato del fatto che il Corriere del Mezzogiorno e lo stesso Mattino spesso e volentieri lasciano che a parlare sulle loro testate, a tutta pagina, sia ancora una volta Antonio Bassolino, col quale io, giovane militante, (come credo tanti altri) non mi sento corresponsabile. Eppure riesco a capire perché venga ancora considerato come l’esponente più autorevole del mio partito, dal momento che prima con le disastrose primarie Ranieri-Cozzolino e poi con lo sconosciuto Morcone, non siamo stati in grado di ricostruire una classe dirigente riconosciuta dalla città.

 

Ma nel mentre noi dimoravamo in questo limbo, Luigi De Magistris ha commesso tre errori:
-Il primo. Ha usato Napoli per una sua ambizione, creando il suo personalissimo Movimento Arancione (che definirei a vocazione minoritaria, visti i dati delle ultime politiche) e avendo come orizzonte d’azione non il territorio napoletano, con tutte le sue problematiche, bensì il ruolo nazionale, finendo con l’isolare la città. Perché è di questo che si è trattato, di “isolarci” e non di una “percezione di arroccamento” come, a lui, piace definirla.
-Il secondo. Ha prediletto un’impostazione programmatica demagogica e velleitaria. La ZTL, per esempio, è politicamente giusta ma imporla, sostanzialmente sbagliata, dal momento che la chiusura di determinate strade e piazze, così come accade in tante altre città d’Italia, non è stata nè accompagnata dalla individuazione o creazione di grandi aree di parcheggio a prezzi convenienti, nè dall’intensificazione dei mezzi pubblici che, al contrario, versano in condizioni a dir poco pietose.
-Il terzo. Ma non per questo di minore importanza, ha sfruttato, soprattutto in campagna elettorale, la debolezza del Partito Democratico a Napoli, dichiarando più e più volte di essere la vera alternativa ad esso, non avendo invece l’umiltà di dialogare con quella che, volente o nolente, è sempre stata una forza politica essenziale per il destino della città.

 

Quindi, la questione non solo non può ma non deve neanche essere ridotta al <<dubbio amletico>> dell’entrare o non entrare in giunta. Il PD non può permettere che il fallimento di De Magistris si porti dietro l’impossibilità per il centro sinistra di essere, domani, vincente contro le vere forze “oscure” di questa città. Per questo è arrivato il momento per noi tutti, di buttarci alle spalle il passato, “cinesi compresi”, per essere veramente in grado di offrire una proposta politica alla città, che miri a risolvere gli annosi problemi del territorio. Per far ciò occorre che ci impegniamo tutti a costruire un nuovo soggetto politico collettivo, ben radicato tra la gente, con forti leadership, credibili e riconosciute.
E allora sarà chiaro che Giggino’ a manetta, potrà essere superato e sostituito.