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Quei gesti antichi: Napoli nei gesti di un nonno e nei ricordi di una nipote

Scritto da Fabio Di Nunno Il . Inserito in Letteratura

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Anna Ausilia Ranieri ha scritto il romanzo “Quei gesti antichi” cinque anni fa, durante gli ultimi mesi di vita del nonno, Ugo Schioppa, spinta da un amico che ascoltava i suoi racconti e che la convinse a metterli per iscritto. Scrivendo scrivendo, alla fine, ne è nato un romanzo: “Quei gesti antichi”. Nonno Ugo aveva un diario, il diario della sua vita, perché amava scrivere, raccontare e raccontarsi.
In casa, qui e lì, c'era sempre un'agenda sulla cui copertina c’era scritto "La mia vita"; anche nelle sue cose che ha lasciato, i nipoti hanno spesso trovato un foglietto piegato a metà, con la descrizione di qualche frammento della sua vita. Ma, oltre a scrivere, nonno Ugo amava raccontare e il pranzo diventava il momento ideale per raccontare. È proprio lì che è nato il libro, durante questi pranzi, fatti di storie da assaggiare, altre da gustare, altre ancora da tramandare.

Il romanzo è ambientato a Napoli ed inizia stendendo la tovaglia da pranzo, quella rossa coi ciliegioni, ricordo di infanzia e che faceva i "nippoli" nei quali si incastravano le crosticine di pane e da lì, ricordo dopo ricordo, piatto dopo piatto, si parte da Napoli ma si arriva in tutto il mondo, per rientrare a Napoli e concludere il pranzo con la consapevolezza di un nuovo viaggio che sta per interessare tutti, a partire dal nonno. Il libro si chiude con un caffè, non solo perché è un tipico gesto napoletano concludere il pranzo col caffè, ma anche perché il nonno aveva tutto un suo modo speciale di prepararlo. Finire quel caffè è stato il modo in cui lo scettro del ricordo e della vita che va avanti è passato dal nonno alla nipote. Nel romanzo ci sono anche delle espressioni in napoletano, volutamente scritto male, perché era anche questo un gioco che l’autrice faceva con nonno Ugo, quello di non saper parlare bene in dialetto partenopeo.

Ranieri racconta la «meraviglia e i ricordi di mio nonno, la sua storia, la sua vita, il desiderio di raccontare il suo vissuto, la magia di un tesoro passato per generazioni… e non c’è luogo migliore per raccontare se non un tavolo da pranzo da apparecchiare. E in ogni “nippolo” della tovaglia da pranzo, finiscono per rivivere le sensazioni di una giovinezza vissuta in una Napoli povera ma bella, fatta di concertini e rappresentazioni teatrali improvvisate, la seconda guerra mondiale che proprio non voleva finire mai, l’amore finalmente ritrovato, la rinascita del boom del dopoguerra, la morte per una malattia vigliacca, la risurrezione nei ricordi di fenice della nipote».

Ranieri ha scelto come titolo "Quei Gesti Antichi" «perché nel libro si parla appunto di "gesti" - movenze, modi di dire, di fare, gestualità, ecc - tipici di un tempo che furono ma fascinosi e fabulosi ancora oggi». D’altronde, «ad un passo dai desideri e prima dei sogni, ci sono i ricordi… quelli narrati, quelli raccontati, quelli rivissuti. E poi ci sono quelli che si mangiano assieme ad un piatto di linguine alle vongole “fujute” o che si bevono in una “giarretella” di caffè speciale». A Napoli, tanti ricordi si costruiscono attorno ai giochi ed ai giochi di carte: «Avevano un loro mazzo speciale... carte grigie dietro e un po' consumate ai bordi, con lo scatolino che ormai non aveva più le linguette ma che serviva solo a contenere le quaranta carte e che, dopo la morte di zio Antonio, nonno ha continuato a conservare, mettendoci una molla intorno e chiedendoci di non toccarle mai. Giocavano a tutti i giochi di carte che i napoletani conoscono: scopa, scopone, briscola, tre sette, rubamazzo e soprattutto “o chi perde”. Praticamente, giocavano al contrario, vinceva chi perdeva e non ho mai capito come si potesse fare. Ed erano così abili, così fini conoscitori dell'arte delle carte, appunto, dei segni, dei segnali, ma soprattutto a ricordarsi, con memoria infallibile, tutte le carte che erano già uscite».

Il romanzo affronta molti temi: l’unione familiare, le tradizioni, i ricordi, la malattia, l’accanimento terapeutico. Infatti, quando nonno Ugo si è ammalato, non ha smesso di raccontare, iniziando quelle che l’autrice chiama «"le storie al contrario", quelle che, stavolta, mi raccontava lui disteso

nel letto ed io accanto al lui in piedi o sul bordo del letto, mentre, invece, normalmente, lui le raccontava in piedi e cucinando e io seduta al tavolo da pranzo». “Quei gesti antichi” è uno di quei libri che «ogni famiglia ha già da qualche parte pur non sapendolo, una storia che esiste da sempre; bisogna solo attendere che arrivi la persona giusta a compiere l’ultimo gesto antico: quello della scrittura».

Il romanzo "Quei Gesti Antichi", Serarcangeli Editore, viene presentato in anteprima a Napoli:

- il 19 febbraio, ore 11.00, presso la Libreria Io Ci Sto, in Via Cimarosa, 20 (Vomero);
- il 24 febbraio, ore 19.00, presso la Libreria L'IBRIDO, in Via Nilo, 29 (Centro Storico).