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Giocando con Orlando: Stafano Accorsi e Mario Baliani ripercorrono il genio creativo di Ariosto

Scritto da Enrico Mezza Il . Inserito in Teatro

orlando

Dal 28 febbraio, andrà in scena al Teatro Bellini Giocando con Orlando, spettacolo di Marco Baliani, da lui stesso interpretato con Stefano Accorsi. L’opera rappresenta uno spaccato del capolavoro di Ariosto, visto mediante un connubio tra più arti: il teatro, la letteratura e la scultura.

Per sua stessa ammissione, l’intento dell’autore è di sorprendere lo spettatore “che, dopo esser stato condotto al campo da gioco, alla giostra e alla helzapoppiniana baraonda, si troverà all’improvviso di fronte a qualcosa di antico, i sentimenti, avrà appena il tempo per sentirli e provare qualcosa che assomiglia alla nostalgia, per poi essere trascinato di nuovo sulle montagne russe dell’Ippogrifo volante o dell’Orca ruggente”.

Giocando con Orlando si colloca nel solco tracciato da Furioso Orlando, precedente lavoro teatrale di Baliani. Diversamente da quest’ultimo, l’opera proposta al Bellini ha una struttura più minimale. I due attori s’immergono nel poema di Ludovico Ariosto, estrapolando i personaggi principali del testo, che si snoda principalmente intorno a tre motivi.

In via preliminare, il motivo epico, che attiene alle battaglie tra l’esercito saraceno, di fede musulmana, e quello cristiano. Guerra che, al termine del poema, si conclude con la vittoria del secondo schieramento. Ulteriore motivo narrativo è quello encomiastico-celebrativo. Quest’ultimo riguarda l’incedere dei fatti che portò a suggellare l’amore tra Ruggiero, cavaliere saraceno prossimo alla conversione, e Bramante, guerriera cristiana.

Infine, il terzo motivo della narrazione riguarda l’amore di Orlando per la bellissima Angelica. La donna, in fuga da diversi spasimanti, decide di sposare Medoro, cavaliere saraceno. Ciò porterà Orlando ad una follia d’amore, che finirà per estremizzare lo stesso concetto medievale di cavaliere.
In particolare, lo spettacolo si focalizza sugli ultimi due filoni narrativi. Giocando con Orlando fa rivivere gli scenari cavallereschi del 1516, in modo sincero, affinché rapiscano lo spettatore. L’opera è essenzialmente china sul concetto di amore, riflettendo sugli ideali dell’epoca e, indirettamente, su come certi significati possano mutare nel corso dei tempi.
In questo senso, Giocando con Orlando ha un riflesso di straniamento sul pubblico, che resta attonito dinanzi alle vicende raccontate da Ariosto. Calata nei contesti attuali, l’opera di Baliani collega modernità e ‘500. Connubio, quest’ultimo, confermato dalle opere di Mimmo Paladino. L’intera scena del Bellini è infatti realizzata dallo scultore napoletano, così chiudendo il trittico dello spettacolo: teatro, letteratura e scultura.