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Cyberbullismo, il reato in cui vittima e carnefice non hanno percezione e come riconoscerlo

Scritto da Alessandra Mugnolo Il . Inserito in Vac 'e Press

cyberbullismo

Il cyberbullismo ovvero l’attacco continuo, ripetuto, offensivo e sistematico attuato mediante la rete è divenuto la causa di morte violenta più frequente tra gli adolescenti da quando i social (Fb, Twitter, Instagram, Snapchat, Ask tra i più utilizzati) sono diventati i mezzi più usati per l’interazione umana.

L’accesso a internet non è e non deve essere considerato un pericolo per i ragazzi, che sempre più precocemente si approcciano ad esso, ma uno strumento irrinunciabile per l’arricchimento, la crescita, il progresso in ogni campo e per l’appunto la socializzazione.
Così se guardare con negatività alla socializzazione in internet è oramai anacronistico, fuorviante ed inutile allo stesso modo non si può negare che la realtà virtuale è divenuta parte integrante di quella reale e che la comunicazione social sia più forte ed incisiva perché scritta, messa “nero su bianco”.
Questi due aspetti hanno agito da catalizzatori per il cyberbullismo, ovvero il bullismo della rete, che risulta molto più insidioso e silenzioso di quello reale, chi ne è vittima ma anche chi è carnefice, chiaramente nelle forme più leggere e misconosciute, non ha immediata percezione del fenomeno e tende a sopportarlo da una parte e sottovalutarlo dall’altro.

Vediamo da vicino come riconoscere situazioni di cyberbullismo:

1. Un mio contatto produce un commento o una foto volgare o provocante nella mia pagina o bacheca o chat al fine di innescare una lite senza precedenti.
2. Un contatto mi insulta ripetutamente in chat, bacheche, pagine direttamente o indirettamente senza precedenti.
3. Un contatto utilizza mie foto e mie informazioni personali fingendosi me.
4. Un contatto diffonde senza consenso mie informazioni confidate sotto forma di mezzi elettronici (diffusioni di foto, video, conversazioni).
5. Un contatto nella realtà o nel virtuale mi prende in giro per il modo in cui utilizzo i mezzi elettronici (le mie foto, i miei pensieri, i miei video, etc).
6. Un contatto mi minaccia di morte.
7. Un contatto mi incute paura.
8. Un mio contatto mi esclude da forme di interazione social con altri “contatti amici” per emarginarmi.

Dopo le tragiche vicende di Tiziana Cantore, Carolina Picchio, Amanda e Andrea morti suicidi per gli insulti ricevuti in rete tocca un po’ a tutti riconoscere se si è fatto non intenzionalmente o subito del cyberbullismo al fine di educarci tutti insieme a questo nuovo modo di vivere la socialità nel progresso e nella modernità.