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Da Virgilio a San Gennaro, da Masaniello a Maradona, Pietro Treccagnoli racconta La Pelle di Napoli:

Scritto da Francesco Verdosci Il . Inserito in Letteratura

treccagnoli

Una guida di Napoli, sicuramente, ma non la solita guida che si trova in qualsiasi edicola della città. Un manuale quasi, un libretto delle istruzioni pieno zeppo di storie e racconti ed aneddoti e volti e voci, che probabilmente è più adatto ai suoi abitanti che ai turisti che la consumano per qualche ora, per qualche giorno o poco più.
Un racconto straordinario che ci descrive angoli sconosciuti ai più, antichissimi mestieri, luoghi quasi favolistici e personaggi tra il fantastico ed il quotidiano che cantano all’unisono le loro gesta incantate, tutto per decantare una Napoli finalmente lontana dai soliti noiosi stereotipi, una città magica, incantata, avventurosa e suggestiva come una classica leggenda medievale.

L’autore di quest’opera è il signor Pietro Treccagnoli, conosciuto soprattutto per essere brillante Giornalista del “Mattino” di Napoli ma che ha lavorato anche in numerose redazioni (Cultura, Grande Napoli, Italia, Primo Piano, Cronaca, Ufficio Centrale, Spettacoli). Attualmente in forza alla redazione di “Cronache di Napoli”, con la mansione di articolista, ha anche realizzato, prima di questa divertente ed appassionante guida, diversi libri e racconti quali: “I paradisi del peccatore” (Stamperia del Valentino), “Non lo chiamano veleno” (Avagliano), “Non sono mai partito” (CentoAutori), “Elogio di san Gennaro” (Pironti), “Rapporti confidenziali” (CentoAutori), “Il Lungomare! (Rogiosi).

Questo particolarissimo racconto, edito da Cairo Editore, è diretta derivazione di una serie di articoli del “Mattino di Napoli” che, a loro volta, derivano dalle lunghe passeggiate che l’autore ha dedicato ai luoghi noti e meno noti della città, il tutto per provare a capire – e carpire - la vera anima partenopea, scevro da ogni credenza e pregiudizio di sorta. Ma il vero e puro impeto scatenante la realizzazione di questo straordinaria guida ciceroniana ce lo spiega lo stesso autore: “Oltre l’oleografia ed i classici stereotipi partenopei, Napoli è tutt’uno con i napoletani. Mai città si è tanto identificata con il proprio popolo. Oltre alla bellezza di un paesaggio fatale, in cui dominano l’azzurro del cielo, il blu profondo del mare e la potenza assassina del Vesuvio, oltre l’intricato reticolo di strade e vicoli dove la Storia non ha mai dato tregua per oltre duemila anni, oltre la millenaria tradizione culturale fatta di musica, di pizza, di sfogliatella, di babà, ragù e di caffè, oltre la Camorra che stringe ampie parti della città come un cappio intorno alla gola, oltre tutto questo ed anche di più ci sono soprattutto i napoletani.

Quei napoletani, quelli comuni, quelli di tutti i giorni, che ho provato a raccontare dal vivo: dai piccoli commercianti alle anziane signore che vanno dal medico, dagli artigiani calzolai, fabbri o produttori di pellame agli ultimi contadini che si ostinano a coltivare cavoli e arance sotto i piloni della Tangenziale, dagli ex-giocatori d’azzardo che si sono convertiti e predicano per i mercati del pesce agli stranieri e gli indigeni, le prostitute ed ai ragazzi che vendono per strada profumi rubati.

Tutto ciò che da questo viene fuori è la vera Pelle di Napoli, perché tutto ciò vive compenetrandosi nell’arte che trabocca da ogni angolo, nelle chiese gotiche e barocche come isole perdute nel caos assordante delle strade invase dagli scooter; arte che ti colpisce come una carezza violenta appena alzi gli occhi e scopri un dettaglio inedito e lezioso sulle mura di un antico palazzo che mostra contemporaneamente e sconciamente le sue venature di tufo mangiato dal tempo e dall’ombra. La Napoli di tutti i giorni, lazzarona ed aristocratica, sempre pronta a parlare di sé ed a parlarsi addosso, come in un’interminabile commedia di Eduardo De Filippo oppure in un film di De Sica o di Luciano De Crescenzo.

Una Napoli in cui passeggi ogni giorno e poi improvvisamente scopri che la grigia via Foria nasconde orti e giardini mirabili oppure che tra i vicoli del Borgo Sant’Antonio le prostitute, italiane e straniere, ti adescano dalla porta di quei bassi che un tempo erano abitati dalle vecchie beghine, che negli scantinati delle torri aragonesi di sera fanno feste reggae, che a Mergellina c’è un diavolo dipinto sulla pancia di una donna e una veggente che predice amori in tv. Tutto è raccontato dalla voce reale e asciutta dei napoletani che ci mettono il nome, la faccia, il dolore e l’allegria. Tutto in diretta con la velocità e l’immediatezza che può dare solo la scrittura giornalistica che sublima la cronaca in racconto. Sono viaggi nella Napoli che neanche chi vi è sempre vissuto conosce ed in una inedita Napoli, che tutti credono di conoscere ma che nasconde affascinanti e millenari segreti”.

Questo affascinante libro è non soltanto un emozionante ed inedito ritratto di una Napoli, antichissima e nuovissima, in cui si mescolano cittadini, paesani, contadini e genti diverse giunte da ogni parte - in cui tutto cambia nonostante tutto sembri immutabile ed immobile da millenni - ma è soprattutto un appassionante racconto di viaggio che si districa tra le beltà nascoste e gli evidenti dolori della città. Pietro Treccagnoli ci conduce a passeggio nei quartieri, nelle strade, nei vicoletti e nelle piazze, dritti al cuore, al corpo ed all’anima delle cose che vediamo e ci circondano.

Napoli ed i napoletani sono al centro di tutto questo, quindi sicuramente il punto di vista migliore è viaggiare tra le pagine e le strade osservando tutto con lo stesso punto di vista sia dell’autore sia di chi la vive ogni giorno. Un punto di vista ovviamente variabile da ironico, divertito, esilarante e senza dubbio scanzonato ad un punto di vista nettamente più triste, maledetto, doloroso, sofferto; poiché ad ogni passo, ad ogni piè sospinto, ad ogni riga, ad ogni respiro, ci capiterà tanto di rallegrarci quanto di rattristarci, senza mai essere stanchi o aver smesso di incuriosirsi.

La sensazione che si ha immergendosi nella lettura è dunque quella di camminare davvero in quei luoghi magici e respirarne l’enorme memoria. Più si legge e più viene voglia di mettersi in cammino per cercare ogni luogo descritto ma soprattutto per ascoltarne le voci, per amare Napoli con passione infinita, totalmente e senza alcuna minima esitazione, come è giusto e doveroso che sia, per andare sempre al di là del bene e del male, della gioia e del dolore, della salute e della malattia che sono caratteri intrinsechi alla sua quotidianità.