fbpx

Il Napoli fa harakiri ed esce sconfitto dallo Stadium, ma il calcio è un'altra cosa...

Scritto da Simone Santacroce Il . Inserito in Il Pallonetto

juve napoli albiol

Momento difficile, difficilissimo per il Napoli. Dopo nemmeno tre giorni dalla dolorosa sconfitta interna in campionato contro l'Atalanta di Gasperini, gli azzurri cadono 3-1 in casa della Juventus nell'andata della semifinale di Coppa Italia. Un 'tour de force' che inizia dunque nel peggiore dei modi e che terminerà con le ravvicinate sfide a Roma e Real Madrid.

Ma se con Real e Atalanta le sconfitte erano state meritate, qui allo Stadium di Torino si ha un bel po’ da recriminare. Ora, senza voler essere scontati o banali e chiudersi nel vortice delle critiche alla conduzione arbitrale, è doveroso protestare e farsi sentire, anche con toni accesi, come ha fatto la società nel post-partita, quando gli episodi che condizionano la gara sono così evidenti da far rabbrividire. Onore alla Juventus che nel secondo tempo, dopo 47 minuti in cui il Napoli aveva a tratti se non dominato quanto meno giocato più che alla pari, ha messo tutto quello che aveva e ha fatto prevalere la propria tecnica e mentalità sul campo. Ma, conoscendo la forza dei campioni della Juve, sarebbe bello potersela giocare ad armi pari senza 'aiuti' dall'esterno. Il discutibile rigore concesso ai bianconeri derivato da una ripartenza dopo un rigore solare negato al Napoli è risultato quasi il disegno perfetto di una mente diabolica.

È SEMBRATO QUASI DI RIVEDERE LA DINAMICA DEL RIGORE SU RONALDO NEL ’98. Dal possibile 2-2 si è passati quindi al 3-1 finale. Pensare alla malafede è sempre brutto, ma in casi come questo il dubbio viene. Dalle polemiche poi si può e si deve passare ad una attenta analisi degli errori commessi dal Napoli che iniziano a diventare ripetuti nel tempo. Troppe ingenuità difensive nel secondo tempo da parte degli azzurri che così come a Madrid si dimostrano a tratti ancora immaturi e non capaci di leggere determinati momenti all'interno della partita. Una immaturità che, però, fa paradossalmente ben sperare per il futuro. Il centrocampo ad un certo punto ha avuto come età media 20.6 anni con Zielinski, Rog (autore di una ottima partita) e Diawara. Se il presente è discontinuo, il futuro è certamente radioso.

Detto questo, al di là dell'harakiri del Napoli, dei meriti della Juve e della lezione che il gruppo azzurro può trarre dalle ultime prestazioni, il calcio è un'altra cosa. Come ha detto anche il Ds dei partenopei Giuntoli, si è data una brutta immagine del calcio italiano. Si è dato modo persino alle testate giornalistiche straniere (vedi Mundo Deportivo in Spagna) di anteporre le assurde decisioni arbitrali allo spettacolo che una partita del genere poteva e doveva regalare. È in serate come questa, dunque, che la passione per il Napoli aumenta, ma quella per il calcio diminuisce. Ma non sarà certo un Valeri qualunque a farci perdere la speranza di un futuro migliore per questo sport.