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Uscire a testa alta: Napoli e il "Giorno dei Giorni"

Scritto da Antonio Zapelli Il . Inserito in Il Pallonetto

napoli real bale

Il 7 marzo 2017 è un giorno “rosso” nella città di Napoli. I negozi chiudono prima, alcuni corsi universitari pomeridiani sono stati sospesi, ed ognuno si prepara meglio che può al grande evento sportivo.
Come Genny, studente fuori sede a Roma, che per l’occasione decide di sfidare il tempo, e in meno di 24 ore percorre circa 400 km tra andata e ritorno pur di sostenere la maglia; o come Roberto, che ha preso un giorno di riposo da lavoro: l’adrenalina in corpo è troppa, al punto che non permette la dovuta concentrazione per qualsiasi attività pratica o mentale; all’Uni Bar di Marco, invece, si parla della partita da così tanto tempo che nessuno riesce a credere che dopo mesi è finalmente arrivato “il giorno dei giorni”. La zona di Porta Capuana viene tirata a lucido, come una vecchia signora, che invitata ad una serata galante dopo tanti giorni di solitudine, cerca di farsi bella più che può. Erbacce estirpate, marciapiedi puliti e divieto (ma vero) di sostare in seconda fila; via Carbonara è rattoppata e quelle enormi voragini che tanti pneumatici hanno danneggiato in un batter d’occhio non ci sono più (sorge però spontanea la domanda: perché dobbiamo aspettare l’avvento del Papa o della squadra più forte del mondo per rendere praticabili strade e marciapiedi della nostra città? Il decoro urbano dovrebbe prescindere da qualsiasi evento particolare, e collocarsi nella dimensione dell’ordinario).

Alle 20,45 Napoli e provincia sono un deserto: per una sera, per due ore e mezza circa, si è assunto l’aspetto di una città del nord, di quelle dove alle 21 non circola più nessuno per le strade. Il Corso Umberto è un rettilineo liscio e vuoto, e così via Chiaia, Posillipo, via Toledo, e tutte le strade dell’hinterland, da Casoria a Portici, da Secondigliano a Pianura. Il fuoco è a Fuorigrotta stasera, è lì che il cuore di 60.000 partenopei brucia e batte forte, così forte da fare male. E così, alle nove meno un quarto, il boato “The champions” è percepibile a km di distanza (un rilevatore di suoni certificherà nei prossimi giorni a quanti decibel è arrivato l’urlo dei tifosi): il san Paolo vuol subito mettere in chiaro che sarà lui il dodicesimo giocatore in campo. Si potrà obiettare che la squadra più forte al mondo non si fa di certo intimidire dal “dodicesimo”, ed è vero. Ciò che non si può invece confutare è la carica e il sostegno psicologico che il Napoli riceve quando gioca in casa. Sarri indovina la prima mossa. Indeciso sul mediano destro, resiste al ricordo della formidabile prova di Rog a Roma, fa uno strappo alle sue regole, cambia per intuito: riporta il più tenace dei suoi mediani, Allan, restituendo al Napoli il guerriero brasiliano che tanto è mancato a Madrid. Allan si lascia tradire dalla sua esuberanza solo nella ripresa, purtroppo subisce un’ammonizione e Sarri lo sostituisce con Rog.

Tutti sappiamo com’è andata: la nostra squadra gioca 45 minuti a grande ritmo mettendo alle corde i ‘Blancos’ che riescono raramente ad uscire dalla propria metà campo, in una di queste Cristiano Ronaldo colpisce il palo. Difesa e centrocampo giocano in maniera compatta, Mertens invece è il valore aggiunto in attacco. Un legno anche per la squadra di Sarri, ma soprattutto il vantaggio realizzato al 24’ dal folletto belga: azione in velocità di Insigne e Hamsik, e Dries che la concretizza. La ripresa inizia sulla stessa falsariga, ma poi il gelo sul San Paolo: in sei minuti Sergio Ramos pareggia di testa su calcio d’angolo e poi chiude la gara raddoppiando con un’azione fotocopia. Al 90’ c’è gloria anche per Alvaro Morata che segna su ribattuta la rete dell’1-3 e provoca con la sua esultanza lo stadio San Paolo: avrebbe potuto non farlo, tutti già ricordavano la sua fede juventina.

Al di là del risultato, come si sente spesso dire, è un Napoli che con dignità e coraggio, a testa alta, decide di dare tutto se stesso: lo si è visto dallo sguardo e dalla forza che Lorenzo Insigne ha messo in campo, dai sacrifici di Callejon e dall’ottima prestazione di Hysaj. L’unica delusione arriva forse da Koulibaly, evidentemente troppo stanco dopo l’avventura della coppa d’Africa di Gennaio.

Siamo fuori dall’avventura Champions, ma una lettura del genere sarebbe troppo riduttiva e ingiusta nei confronti di una squadra che ha dato tutta se stessa per trasmettere un messaggio di grande dignità ai suoi tifosi. Abbiamo gareggiato contro “la squadra più forte del mondo”, non era una partita europea qualunque, e un risultato del genere era ipotizzabile sin dall’inizio. Nonostante questo, Napoli si è fermata lo stesso, ha applaudito ugualmente la prestazione della sua squadra, che è partita spaventata all’andata ma ha trovato coraggio a casa sua. Usciamo dalla competizione, ma con grandissima dignità, tra gli applausi e i complimenti di tutta la stampa, anche di quella che non ci ha mai visti di buon occhio. Ed è proprio questo il senso dello sport, perso ormai dalla maggior parte delle squadre, almeno nel mondo del calcio: mantenere sempre intatto lo spirito associativo e procedere sempre, e in ogni condizione, in maniera dignitosa. Perché soltanto con questo modus vivendi si cresce giorno per giorno, fino a diventare “la squadra più forte del mondo”.