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Giovane, green ed economica: viaggiare con Flixbus nell’era del low cost

Scritto da Claudia Coppola Il . Inserito in Funiculì, funicolà

flixbus

Di questi tempi, acquistare un biglietto del treno, bus o aereo per spostarsi da una città all’altra diventa spesso una corsa all’offerta, una gara a ribasso alla ricerca del prezzo più conveniente.

Le compagnie low cost, che offrono sconti last minute, promozioni temporanee e prezzi stracciati, sono oggi fra le preferite del viaggiatore medio, che spesso e volentieri sacrifica comfort e affidabilità a beneficio del portafoglio. Ma il low cost può essere anche sinonimo di qualità? È questa la domanda e l’obiettivo su cui si fonda l’innovativo modello di marketing ideato dai fondatori di Flixbus, giovane start up nata dall’intuizione di tre informatici tedeschi.

Flixbus nata come piattaforma attraverso la quale acquistare online biglietti per viaggi in autobus, nel giro di pochi anni è cresciuta fino a diventare la rete di pullman intercity più estesa e popolata d’Europa, con 45 mila collegamenti al giorno verso 90 destinazioni di oltre 20 paesi. Ciò che rende Flixbus diversa dalle altre compagnie di trasporto low cost è la sua impostazione assolutamente innovativa: i pullman Flixbus, infatti, non sono di proprietà della stessa compagnia, ma dei suoi partner, piccole e medie imprese di trasporto locali che investono in mezzi, benzina, manutenzione ed autisti.

La piattaforma Flixbus vera e propria, invece, si occupa di tutti gli aspetti relativi alla pubblicità, alla visibilità su mercato e al marketing (tutti gli autobus della compagnia, ad esempio, sono immediatamente riconoscibili dal logo), oltre che del coordinamento e gestione dei business partner e della definizione dei prezzi delle varie tratte, calcolati attraverso un complesso algoritmo matematico che, a partire da molteplici variabili, consente di renderli più bassi possibile, a vantaggio dei consumatori e della stessa società, in grado così di ottimizzare i guadagni.

Tale modello di business, che nella sua descrizione appare complesso e articolato, è in realtà immediato ed efficace, perché basato sulla collaborazione fra più parti, in grado di interagire fra loro al fine di raggiungere un obiettivo comune. Ognuno ha il proprio ruolo e ottiene specifici vantaggi: i partner locali forniscono, concretamente il servizio di trasporto, ed i suoi aspetti pratici e logistici; Flixbus fornisce loro clientela e visibilità, dedicandosi al coordinamento, alla gestione ed alla pianificazione di un business network vastissimo; i clienti beneficiano in questo modo di un servizio puntuale, efficiente e a basso costo.

Ma c’è dell’altro: secondo la filosofia Flixbus,”low cost” non equivale a “scadente”. Si insiste molto infatti, sugli aspetti di puntualità, sicurezza e sostenibilità ambientale. Le tratte Flixbus sono attentamente pianificate, in modo da rispettare tempi ed orari di arrivo; tutti i mezzi, controllati a distanza da una centrale di monitoraggio sono sottoposti a costante manutenzione e test di sicurezza; devono essere di tipo euro 5 ed euro 6, e di massimo tre anni di età.

Viaggiare green, low cost, in modo sicuro e su mezzi moderni, efficienti e puntuali: la proposta di Flixbus sembra perfetta ma, come tutto, non lo è. La società è stata recentemente accusata dalle compagnie di trasporto tradizionali di dumping, ossia di concorrenza sleale.

“Flixbus è una software house, un portale, non un operatore” e ha contribuito a “destabilizzare un mercato che non è in crescita”. Sono questi alcuni dei motivi che hanno portato alla chiusura di tre sedi italiane della compagnia concorrente Megabus, che si è vista costretta, incapace di reggere la concorrenza, a licenziare 115 autisti e a cedere l’attività.

I titolari di Flixbus hanno prontamente respinto le accuse, soffermandosi sul fatto che la loro missione è in primis quella di avvantaggiare i consumatori e di fornire loro un servizio di qualità e a prezzi competitivi. Resta però una questione: è eticamente corretto agire a vantaggio dei consumatori, se questo significa danneggiare chi da tempo lavora nel settore in modo “tradizionale”? È questa la stessa domanda che si pongono i tassisti, minacciati dalla diffusione del servizio di taxi privato Uber.

Si tratta di una questione complessa e articolata, anche se devo ammettere di essere di parte: da consumatrice e progressista, devo schierarmi dalla parte dei consumatori e della business innovation, che possa dare nuovo impulso ed ampio respiro ai mercati.