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Barra, per una critica sociopolitica dell’abbandono

Scritto da Daniele Simonetti e Michele Romano Il . Inserito in Il Palazzo

san giovanni a teduccio

Qualche giorno fa, ho avuto il piacere di prendere un caffè, ebbene sì, l’ennesimo - con Michele Romano, il quale mi ha aiutato a dare vita ai Giovani Democratici di San Giovanni a Teduccio. Giornalista 26enne con due lauree in Comunicazione, egli ha fatto politica sin da ragazzino e sempre a Sinistra. Fra un sorso e l’altro, gli ho rivolto qualche domanda inerente al suo quartiere d’origine, Barra, di cui egli mi ha parlato con vivo trasporto: delusione e un pizzico di rabbia hanno inevitabilmente pervaso il suo racconto. Ecco com’è andata.

Ciao, Michele. A Barra vivi da sempre, ma cosa è cambiato negli ultimi anni e come la ritrovi oggi?
Ciao, Daniele. Purtroppo, nulla è cambiato, se non in peggio. Un pericoloso stato di torpore ha invaso il territorio in ogni sua piega, accentuandone il declino. Il quartiere è oramai abbandonato a se stesso ed esso ha abbandonato i suoi figli, fra cui il sottoscritto, i quali non intravedono alcuna possibilità di scampo se non quella di fuggire via, un giorno, per salvaguardare il proprio futuro. Ma sai, in fondo, io ho la testa dura e questa eventualità non solo mi fa rabbia ma mi disturba.

A quanto pare, la condizione di abbandono e degrado di Barra imperversa da anni e quanto si osserva oggi è solamente la punta dell’iceberg di una storia decennale. Secondo te, cosa è mancato nelle amministrazioni che si sono succedute nel tuo quartiere e cosa proveresti a fare per cambiare lo stato delle cose?
Ecco, appunto, la storia non è nuova e affonda le proprie radici nella fine dell’esperienza Bassolino, che pure nei primi anni era stata caratterizzata da un andamento senza dubbio migliore. Uno dei simboli del lento declino di Barra sta proprio in quello che era uno dei “fiori all’occhiello” dell’ex sindaco di Afragola, il Centro Polifunzionale di Piazza Bisignano, un tempo validissima struttura operante nel settore dell’assistenza sociale e che ha ospitato, anni fa, vigili e uffici ex Arin. Sotto l’amministrazione Iervolino, però, il complesso è stato abbandonato ed esposto alla mercé di tossicodipendenti e delinquenti, e l’amministrazione de Magistris non ha mosso un dito per tentare di sottrarlo allo stato di decadenza in cui versa. Addirittura, fra una promessa e l’altra, negli ultimi anni gli amministratori locali hanno “ben pensato” di murarlo completamente, o quasi, lasciando “fiorire” - si fa per dire - al suo interno qualsivoglia tipo di sporcizia e indecenza. Guarda tu stesso, ti ho portato delle foto. Ma non finisce qui: da Barra sono scappate praticamente tutte le banche, la celebre Associazione Sportiva “Centro Ester” è ridotta al lastrico, l’antico castello “Rodinò” è praticamente disabitato, pizze e parchi pubblici sono invivibili e molti negozi storici hanno abbandonato il quartiere (altri, probabilmente, ne seguiranno). Prima mi hai chiesto cosa farei per cercare di bloccare questo declino. Ebbene, innanzitutto, non volgerei l’attenzione esclusivamente agli altri due quartieri della 6a Municipalità, ovverosia San Giovanni e Ponticelli, come sta accadendo da qualche anno, siccome l’attuale amministrazione ha sostanzialmente obliato Barra. I fondi pubblici bisogna investirli anche qui e, personalmente, cercherei di organizzare degli eventi dalla forte impronta sociale – inventarsi anche una sagra, perché no? - capaci di veicolare i riflettori sul territorio al fine di non lasciarlo nell’ombra pericolosa in cui si trova attualmente. Qualche riga più su ho accennato al palazzo Rodinò. Pertanto, secondo il mio parere, quest’ultimo potrebbe diventare funzionale al progetto del poco distante polo universitario di San Giovanni, tenendo conto che anni fa ha ospitato una scuola e può certamente vantare aule studio molto spaziose e, senza dubbio, esteticamente caratteristiche. Perché, se non fosse chiaro, la cultura genera coscienza di sé e, quindi, lavoro.

Simonetti 1

Sono solo delle idee di un giovane laureato in cerca di riscatto, proprio come il quartiere napoletano in cui è nato; Barra non va assolutamente abbandonata nel pantano delle sabbie mobili in cui è stata maliziosamente relegata: non sarebbe di certo l’idea più saggia sprecarne ancora l’inestimabile capitale umano che può garantire.