fbpx

Aiutare a morire

Scritto da Berardo Impegno Il . Inserito in Linea di Confine

I cittadini del Massachusetts, il 6 novembre, hanno avuto la possibilità di votare non soltanto per eleggere il prossimo Presidente degli Stati Uniti D'America ma anche per approvare una legge che consenta il suicidio assistito a seguito di richiesta esplicita fatta dall'interessato in condizioni mentali ancora intatte. Si tratta del “Aid-in-dying of physician-assisted-suicide”.

 Il testo (distribuito agli elettori) per contenuto e procedure è a dir poco, esemplare e chiaro: “Qualora un umano venisse a conoscenza di essere affetto da una malattia terminale con una speranza di vita che non va oltre i sei mesi, può disporre di un aiuto a morire senza soffrire.”

Già analoghe procedure sono in vigore in molti Stati americani (alcuni pensate già dal 1998) nonché europei (Svizzera, Lussemburgo e Olanda) ma quella del Massachuttess mi si presenta come la perfetta mediazione umana, culturale e religiosa possibile tra opzioni di visioni di vita diverse, se non opposte proprio grazie al fatto che la procedura è volontaria sia per il malato che per il medico e deve essere adottata in piena consapevolezza.

Due anni e mezzo fa è morta mia moglie, la mia donna da quarant’anni. Non è sopravvissuta ad un cancro ai polmoni che l’aveva devastata. Carmela aveva una forza straordinaria e una consapevolezza piena e l’unica cosa che mi (ci) chiedeva era di aiutarla a non soffrire. Credo seriamente che con l’aiuto dei medici della terapia del dolore del Pascale, alla fine, ci siamo riusciti. E’ morta con umanità e dignità,come credo sia assolutamente legittimo per tutti.

A mio avviso, ogni legge che possa andare in questa direzione non può che incontrare il favore delle persone di “buon cuore”.Ma la questione a questo punto è un’altra: In Italia, un tale buon senso, incontrerebbe un facile ingresso nello “spirito pubblico”? Ne dubito.

Discorrendo qualche giorno fa con Giogio Tonini, senatore del PD (cattolico), ci è capitato di soffermarci su tali questioni eticamente sensibili. L’argomento è infatti stato da lui usato in un recente libro (“L’Italia dei democratici”) a cui ha approccio nel seguente modo: I laici non credenti, che sono spinti dal processo di secolarizzazione ad invitare i cattolici a ragionare in tema di statualità, a partire dal principio laico “etsi Deus non daretur”, devono, a loro volta, essere invitati a procedere col ragionamento inverso, “etsi Deus daretur”, come se Dio esistesse!

Io ci sto. Concludo dicendo che posso rinunciare a qualcosa della mia formazione che è senza dubbio laicista (ed invito voi a fare altrettanto) se penso che il Dio cristiano mi ha dato il bene supremo esposto al male supremo: la libertà. E per salvarmi ha assunto su di sé il dolore della croce, non tanto per dirci che dobbiamo soffrire come lui, ma per indicarci la via della salvezza misericordiosa. Avendo Gesù assunto su di sè il più estremo dolore fisico umano (troppo umano), ha già fatto la sua parte per tutti noi assoluta e inimitabile. Col suo gesto divino e umano ci ha reso possibile la scelta umana di morire senza dolore e senza dannarci.