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Villa Comunale: dalla masturbazione all'analisi, gli stabiesi (giovani) non ci hanno capito niente

Scritto da Mauro Malafronte Il . Inserito in Succede a Napoli

la nuova villa comunale

E Villa Comunale fu. Dopo l’inferno, dopo i rinvii, gli errori ed i commissari , lo scorso sabato il primo tratto è stato riconsegnato alla città. C’erano De Luca, Casillo, Migliore, Pannullo e mezza Castellammare in festa. Una città impazzita, con tanto di mistificazioni all’orizzonte: “Esercizi commerciali che registrano un aumento degli affari del 300%”, così titolano i giornali locali nel primo week post riapertura. Il 300%, avete capito bene: roba da West Coast.

Una sorta di orgia a base di Villa, fesserie e desideri per una città che è solo lontana parente di quella che dovrebbe essere. Questi ultimi, infatti, sono stati i mesi della costante, quotidiana ed a tratti stucchevole masturbazione collettiva. Una città in cerca di godimento: stabiesi eccitati hanno tampinato politici, amministratori e tutto l’Universo Creato. Non è questa la sede per valutare l’opera, il progetto, la gestione dell’emergenza: bravo Pannullo, brava l’amministrazione a rimediare ai passati disastri, per quanto è stato possibile. Si poteva fare meglio? Forse, ma le difficoltà sono state tante ed i tempi, ad un certo punto, sono diventati strettissimi. C’è chi ha taciuto, c’è chi ha preferito non dire niente perché politicamente sconveniente: sono stati mesi complessi, qui a Stabia, dove nessuno, o quasi, ha potuto azzardarsi a mettere in discussione la bontà di quello che si stava facendo. “Quello che non vuole la Villa riaperta”, così l’avrebbero bollato.

Quindi andiamo avanti, parliamo di noi. Noi fessi qualsiasi, stabiesi per scelta, destino o comodità. Scrivo alla mia generazione, quella under, anche se ancora per poco. Siamo rimasti a Castellammare nel silenzio che contraddistingue la nostra dimensione pubblica, eppure sulla Villa siamo esplosi. Rabbia prima, felicità ora. E’ come se anche per noi, in fondo, tutta l’intensità della nostra cittadinanza si limitasse a questo, a garantirci quel passeggio. Meraviglioso, per carità, ma fine a se stesso. Abbiamo sofferto come mai prima d’ora, cani bastonati in cerca di nuovi bar meno panoramici. Ci siamo masturbati per anni, ed ora? Ora i problemi sono tutti lì, e non hanno nessuna intenzione di liquefarsi.

Chiariamoci subito, cari amici stabiesi, perché so che non siete prontissimi di riflessi: il rischio che la Villa Comunale (bella o brutta che sia poco importa) finisca per essere una cattedrale nel deserto è altissimo. Quel chilometro ha tutte le carte in regola per essere “lo sfogatoio” ufficiale dell’intero comprensorio: un bene ed un male allo stesso tempo. Tutto intorno, infatti, c’è il vuoto.

Tralasciando l’arenile, il cui recupero (con bonifica) continua ad essere incomprensibilmente rinviato ai posteri, i temi restano quelli di sempre. Temi di cui la mia generazione ha consapevolmente deciso di non occuparsi, forse perché ripiegata sui libri (di astrofisica o scienze delle merendine, dipende dai casi). Il caos, il traffico, lo smog del primo week end post “riapertura” impongono la prima e più banale riflessione: pedonalizzazioni e parcheggi, oggi come oggi, contano più di qualsiasi museo, chiesa, fronte mare o balneabilità. La messa a sistema della viabilità in una città schiacciata sul suo “affaccio a mare” deve essere il fulcro dell’azione politico-amministrativa. A Castellammare,invece, siamo fermi al palo, con un piano traffico fuori dal tempo. Poche idee e tutte rigorosamente confuse, come dimostrano le pedonalizzazioni a singhiozzo con cui mestamente dobbiamo confrontarci: la sfida è rinviata, ancora una volta. Sui posti auto,poi, siamo all’anno zero. Cari stabiesi, giovani promesse dell’altrove, vi dico subito che la questione è semplice: vanno ampliati i posti auto prima di essere fagocitati dal traffico “che ci portiamo in casa”. E’ possibile incidere nell’immediato sia sul parcheggio di piazza Ferrovia (ampliamento posti fino a 200 unità), sia sulla eterna vicenda dello spostamento del mercato ortofrutticolo. Fuori dal centro pedonale, cioè, come il mondo intero fa da trent’anni a questa parte.

Dunque, dopo esserci masturbati, torniamo alla serietà. “Coloriamo la città” va bene, ma ora iniziamo a fare sul serio. Che l’ordinario fosse alla portata, è sempre stato un dato di fatto. Ora bisogna raccogliere due sfide: quella sulla speculazione edilizia in Corso De Gasperi e quella riguardante i due porti (messi uno peggio dell’altro).

Per evitare che la Villa Comunale sia il microcosmo che è sempre stato per la città, infatti, occorre “allungare” Castellammare, dilatando gli spazi “a trazione turistica.” Se altrove il turismo è una scienza esatta, a Stabia la mia generazione non può rassegnarsi all’approssimazione. Dobbiamo ficcarci in testa che la Villa Comunale è una semplice opportunità, non la soluzione. Anzi, dobbiamo aver chiaro che non possiamo più restare imprigionati nella solita e stantia narrazione della “Villa comunale di Castellammare.” Non basta più. Forse un tempo poteva bastarci, ma non ora. Il godimento ha sterilizzato la creatività del buon senso. Non vanno seguiti, dunque, gli pseudo protagonisti di questi mesi, quelli che sulla Villa Comunale intendono camparci nei secoli. Questa,infatti, è una città di “impotenti”, che non guardano al futuro, perché senza figli. Oltre la villa, oltre questa benedetta Villa Comunale, ci sono un mare di sfide da raccogliere. Un’infinità di opportunità, una moltitudine di partite chiave da giocare e vincere.

Andate avanti, cari compagni d’anagrafe. Uscite dal trip “della ringhiera, del massetto e degli oleandri”, prima che il silenzio ripiombi su Castellammare e sulle sue istanze. Giovani non lo si è per sempre: immaginate la nostra città tra 10 anni, se l’amate come dite. E’ questo il tempo di sporcarsi le mani, non solo di lamentarsi.