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Dal Mercadante al San Ferdinando, la Kultur per salvare Partenope

Scritto da Daniele Simonetti e Michele Romano Il . Inserito in Teatro

Teatro Mercadante

Il Teatro Mercadante ha senza dubbio segnato la storia della città di Napoli. Costruito fra il 1776 e il 1778 su progetto dell’architetto siciliano Francesco Sicuro, facendo ricorso ai beni confiscati ai Gesuiti espulsi da Napoli, il complesso fu inaugurato il 31 luglio 1779 con la rappresentazione L’infedele fedele di Giovanni Battista Lorenzi e musiche di Domenico Cimarosa.
Nel corso degli anni, il Teatro ha ospitato i più grandi musicisti della storia, fra cui Gioacchino Rossini e Gaetano Donizetti. Fu però nel 1870 che il Teatro assunse l’attuale denominazione, in onore del musicista Saverio Mercadante, pugliese di nascita ma di origini napoletane.

Centro nevralgico dei successi del padre del teatro napoletano, Eduardo Scarpetta, esso subì le gravissime conseguenze dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e, così, nel 1963 fu costretto a chiudere per inagibilità. Poiché la storia ha sovente caratteri ciclici che ricorrono nel corso del tempo, il fatto sembra ripetersi nell’attuale epoca del progresso. Gestito dal 2003 dal Teatro Stabile di Napoli, il Mercadante può fregiarsi da due anni del titolo “Nazionale” che, tuttavia, è meno saldo che mai.

Infatti, da alcuni giorni l’ex Teatro del Fondo è stato dichiarato inagibile a causa di presunte irregolarità riscontrate a livello dell’impianto antincendio e di quello elettrico, i cui deficit renderebbero impraticabile l’apertura al pubblico. Anomalie che sarebbero tutt’altro che recenti, probabilmente già presenti nelle ultime rappresentazioni realizzate. Ora, nel bel mezzo del trambusto generato dalla vicenda, con la classe politica divisa fra accuse e contraccuse, il Mercadante è finito sotto sequestro e la stagione è stata interrotta. E non si tratta nemmeno di un caso isolato: anche il San Ferdinando, anch’esso sotto la gestione dello Stabile, risulta in condizioni precarie, non avendo ancora ottenuto l’agibilità tanto agognata. A questo punto, solamente una diligente analisi sulle reali cause che hanno condotto a questo stato di cose potrà risultare costruttiva per evitare un triste déjà-vu; vanno tralasciate le sterili zuffe e baruffe di carattere eminentemente politico per compiere un salto in avanti qualitativamente culturale: la Kultur di tipo kantiano – arte e conoscenza - può seriamente riconsegnare una delle arti nobili alla città partenopea nell’infinito processo di civilizzazione di cui siamo tutti instancabili attori.