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Università: i danni e le beffe

Scritto da Paolo Donadio Il . Inserito in Il Palazzo

Lodevole la promessa di Letta: in caso di tagli a scuola, università e ricerca sono pronto a dimettermi, ha detto. Altrettanto lodevole la nomina della Carrozza, ennesimo rettore (Pisa), convocato dalla politica ad amministrare la cosa pubblica. Peccato che i tagli siano stati già stabiliti e che i conti non mutino di una virgola: prima di uscire di scena, il chiarissimo prof. Profumo, altro accademico illuminato dallo scranno rettorale, ha inviato alla Corte dei Conti il decreto che sancisce il taglio di 300 milioni al fondo di finanziamento ordinario (FFO) per il 2013. Le università riceveranno il 5% in meno rispetto al 2012 e il 20% in meno rispetto al 2009. I quasi 7 miliardi che gli atenei riceveranno quest’anno serviranno, a stento, per coprire gli stipendi del personale, senza fare differenze tra Nord e Sud. Insieme ai tagli decretati per il diritto allo studio, che quest’anno raggiungono i 150 milioni di finanziamento - ma se ne prevedono 20 milioni per il 2014 - il colpo è mortale.

Non c’è da stupirsi se il numero di studenti universitari sia calato vertiginosamente - quasi il 20% in meno nell’arco di dieci anni.
Il danno, ovviamente, non può colpire senza previsione di beffa. Nel 2013, è entrato in funzione il meccanismo di valutazione e accreditamento dei corsi di studio da parte dell’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca). I corsi di studio saranno sostenibili solo se rispettano parametri qualitativi basati sulla disponibilità di strutture e personale. I corsi che non rientrano nei parametri saranno chiusi ‘dall’alto’ e gli aspiranti studenti universitari, se proprio desiderano frequentare un corso in un ateneo distante centinaia di chilometri dalla propria residenza, potranno sperare di ottenere i prestiti d’onore introdotti dalla Legge Gelmini, che scimmiottano un sistema tipicamente anglosassone e già altamente problematico: voucher di studio da rimborsare in comode rate dopo la fine degli studi. E meno male che il diritto allo studio è sancito dalla Costituzione.
Manco a farlo apposta, gli atenei più disastrati sono quelli meridionali, grandi e piccoli. Foggia, Roma Tor Vergata, Federico II, SUN, Messina, Palermo avranno a disposizione finanziamenti ridotti, saranno frequentati da un numero sempre progressivamente più basso di studenti, dovranno ridurre drasticamente la propria offerta formativa e, per di più, non potranno assumere neppure un RTD, ricercatore a tempo determinato, una nuova figura di precariato - come se mancassero - introdotta dalla Legge Gelmini. Eh già, perché gli atenei con un rapporto tra spese fisse e entrate superiore all’80%, in base alla controriforma del peggior ministro degli ultimi vent’anni, non potranno spendere per ringiovanire il corpo docente. Solo gli ‘atenei virtuosi’, il cui rapporto tra spese fisse e entrate è inferiore all’80%, hanno la possibilità di assumere nuovo personale, in barba alle pur legittime aspirazioni di giovani ricercatori.